La Baia – Kate Rhodes (recensione)

Il detective Ben Kitto decide di dare le proprie dimissioni dalla squadra omicidi di Londra, dopo dieci anni di onorato servizio. Non riesce a darsi pace per la morte della sua collega, Claire, ritenendosi responsabile indirettamente per non essere stato in grado di salvarla.

Decide così di rifugiarsi a Bryher, l’isola della sua infanzia. In questo luogo sperduto vorrebbe dedicarsi insieme allo zio Ray al lavoro nel suo cantiere navale, un’occasione per dimenticarsi in fretta di un passato tormentato e tentare di voltare pagina. I suoi piani però subiranno un brusco cambiamento quando sulla spiaggia di Hell Bay viene ritrovato il corpo senza vita della sedicenne Laura Trescothick. 

L’unica certezza in mano agli investigatori è che il suo aggressore si trova ancora sull’isola: nessun traghetto infatti ha potuto navigare a causa di una tempesta che dura ormai da giorni. 

Tutti dunque sono sospettati e l’assassino potrebbe colpire di nuovo, in qualsiasi momento.

Ben Kitto deciderà di collaborare alle indagini e durante il suo girovagare sull’isola porterà alla luce segreti oscuri e inconfessabili.  

Con “La Baia”, pubblicato nel 2018 dalla prestigiosa Simon & Schuster e riproposto in Italia da La Corte, editore torinese dal gusto raffinato per i thriller, la scrittrice britannica Kate Rhodes ci catapulta a Bryher, una minuscola isola della Cornovaglia, la più piccola dell’arcipelago delle Scilly, che misura due chilometri per uno e conta appena novantotto abitanti. Gli spostamenti al suo interno avvengono rigorosamente a piedi e le coste sono bagnate dalle onde impetuose dell’oceano. Gli abitanti si mantengono per lo più con la pesca, la costruzione di barche o il turismo estivo, lavorando al pub o nell’unico hotel disponibile. L’ambientazione del romanzo è originale e occupa uno spazio importante. 

Le continue descrizioni dei luoghi e dei caratteristici cottage rendono la narrazione affascinante seppur guidata da un ritmo lento, quasi rilassante, non molto dissimile dallo stile dei thriller nordici. 

Nella seconda metà della storia l’autrice si focalizza di più sulle indagini e sulla caratterizzazione dei vari personaggi, delineati con precisione e ciascuno con una ben definita personalità. 

La scrittura della Rhodes è impeccabile e la storia risulta nel complesso fluida e scorrevole. 

I colpi di scena sono ben calibrati e il finale è del tutto inaspettato, quindi ben riuscito. 

Quel che a tratti potrebbe invece mancare è una buona dose di adrenalina e tensione. Gli amanti dei ritmi serrati e al fulmicotone, di scene pulp e sanguinarie, potrebbero restare delusi. Al contrario, La Baia potrebbe essere apprezzato anche dai lettori che non si dilettano solo con il giallo e sono più orientati verso la narrativa tradizionale.

La trama è nel complesso semplice, a volte fin troppo lineare. Merito della Rhodes che ha l’abilità di coccolare il lettore e metterlo a proprio agio.

Un thriller nel complesso evocativo e intrigante, ideale per accompagnarci nei prossimi pomeriggi di pioggia e di clima autunnale. 

Buona lettura.

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Mario Tassone

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