Chourmo – Jean-Claude Izzo (recensione di Elia Banelli)

elia banelli

*di Elia Banelli*

Iniziato a settembre del 1995 e concluso a gennaio del 1996, Chourmo è il secondo capitolo della trilogia dedicata al poliziotto Fabio Montale (in questa rubrica abbiamo già parlato di Casino Totale, il primo della serie).  

Il romanzo più lungo di Jean-Claude Izzo, pubblicato in Italia come gli altri da E/O, è quello che ha scritto con maggiore facilità, sicurezza e fluidità e che conferma il talento dello scrittore “marsigliese” (etichetta che rifiuterà perché considerata eccessivamente restrittiva). 

Come sempre la città di Marsiglia è l’epicentro della trama, un simbolo per parlare di temi cruciali come la mafia, il razzismo, il degrado sociale, la miseria dei quartieri, fino ad abbracciare argomenti globali come le tensioni militari e le atrocità commesse in Rwanda, Algeria e Bosnia.

Non esiste noir che si rispetti in cui la storia, condita da inevitabili indagini e omicidi, non sia in realtà il pretesto per parlare di altro, dei problemi quotidiani che affliggono l’umanità, dei drammi esistenziali, delle tortuose peregrinazioni dell’anima. “È così, e così andiamo avanti. Alla cieca. La scelta è solo un’illusione. L’inganno che la vita ti offre per rendere la pillola meno amara. Non è lo scegliere che determina le cose, ma la nostra disponibilità verso gli altri.”

Izzo potrebbe sembrare un autore cupo e pessimista ma questa considerazione si presta a una lettura superficiale. Nelle sue opere la passione per la vita in tutte le contraddizioni e sfumature emerge come un vulcano in piena eruzione. Chourmo non fa eccezione, anzi. 

Sfogliando le pagine è una vera goduria immergersi tra i profumi e i sapori della zuppa o dei ricci di mare, sorseggiare il pastis che scivola in gola come una dolce medicina, “la buona cucina e i buoni vini come arte della sopravvivenza”, l’illusione che possa esistere un balsamo per l’anima. 

Leggendo un maestro come Izzo è inevitabile respirare la malinconia di un giro in barca al tramonto che ispira ciniche riflessioni sulle ingiustizie del mondo. La disillusione come inevitabile concessione al pragmatismo. “Non esiste una vera rivoluzione che puoi prendere a modello. Sotto ai sassi non c’era la spiaggia, come si diceva allora. Ma il potere. I più puri finiscono sempre al governo e ci prendono gusto. Il potere corrompe solo gli idealisti”. 

Buona lettura.

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Mario Tassone

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