Luna Rossa: facci sognare ancora!

di Guido Talarico*

 

 

Le magie di Luna Rossa alla prova più difficile, la sfida con i “Kiwi”

 

Ci davano per sconfitti. I bookmaker scommettevano che gli italiani sarebbero arrivati ultimi, dopo gli inglesi e dopo gli americani. Come se la vela non fosse cosa per noi. E invece gli italiani le barche le sanno portare. Anzi le sanno prima costruire e poi portare. È stato così che nelle fredde notti di febbraio per noi, popolo di poeti, santi e, appunto, navigatori, dall’emisfero boreale sono giunte solo gaudenti note. Note di vittoria. Nella Prada Cup, la competizione tra gli sfidanti per la America’s Cup, la splendida, italianissima Luna Rossa ha battuto sia gli statunitensi di America Magic, che gli inglesi di Ineos Britannia. E non è stata una vittoria qualsiasi. È stato un trionfo: una lezione di tecnologia nautica, visto che la nostra barca è stata migliore in ogni andatura, e una lezione di vela, visto che il nostro equipaggio è stato sempre superiore agli avversari.

 

 

L’entusiasmo di chi scrive, che pure c’è e discende da antica passione, trova inconfutabile riprova nei numeri. Agli americani abbiamo rifilato un secco 4 a 0, ai britannici un non meno pesante 7 a 1. Eppure, William Shakespeare li aveva avvisati: “Folle è l’uomo che parla alla luna. Stolto chi non le presta ascolto”. Il mondo della vela è popolato da gentiluomini, quindi alla fine gli applausi e i complimenti sono volati da una barca all’altra. Ma vi assicuro che per gli sconfitti il ricorso al Malox è stato massiccio. Questo, direte, è lo sport. Ed è vero: perdere fa sempre male, ma è utile proprio perché ci abitua all’idea che nella vita sono più le volte che perdiamo che quelle che vinciamo. Di contro poi, quando vinciamo, le volte che trionfiamo mentre tutti ci davano per perdenti, beh in quei casi la vittoria è la gioia che ripaga di tutte le sconfitte precedenti, è il culmine della passione, è il fremito forte che scuote il cuore e l’io più profondo. Per il team di Luna Rossa è andata così. Hanno vinto quando pochi ci credevano e, conquistata la coppa, hanno espresso la loro gioia con un grido che racconta tutta l’epicità di una sfida tra nazioni: “Siamo italiani!”, hanno urlato a microfoni aperti. Perché i ragazzi di Luna Rossa sapevano che tutta l’Italia era come se fosse lì con loro su quella barca che volava sui foil, le ali magiche che fanno planare gli sloop fino a 50 nodi come degli aliscafi. Nelson Mandela diceva che “a volte un vincitore è semplicemente un sognatore che non ha mai mollato”. Fabrizio Bertelli, patron di Prada, Marco Tronchetti Provera, Presidente di Pirelli, e con loro tutto il team Prada non hanno mai mollato fino a regalarci questa memorabile vittoria.

 

 

Ora, giusto per fare capire ai non appassionati di cosa stiamo parlando, diremo che la Americas’s Cup è la competizione che porta in sé la ricerca più alta sull’arte velica. Dietro questa competizione, nata in Inghilterra nel 1851, vi è molto più di uno sport. Vi è un’alta carica simbolica che mischia le abilità e i riti iniziatici dei marinai con la ricerca tecnologica più avanzata, sommata all’impegno milionario di alcuni dei principali capitani d’industria planetari che investono nelle sfide per l’America’s Cup proprio perché in essa riconoscono quella grazia che va ben oltre l’evento sportivo.

In Italia questa competizione ha una storia tutto sommato recente. L’abbiamo scoperta con uomini come Cino Ricci, che con Azzurra (finanziata da Giovanni Agnelli e da Karim Aga Khan) partecipò per primo alla competizione, e poi con Paul Cayard sul Moro di Venezia, il team sostenuto da Raul Gardini che per la prima volta vinse la coppa degli sfidanti. Con loro l’Italia scoprì cosa fosse la randa, il genoa o il tangone, il valore di una buona strambata. Ma soprattutto grazie a queste gloriose barche gli italiani cominciarono a comprendere le regole del match-race, il tipo di regata che caratterizza l’America’s cup e che ha come tratto distintivo il fatto che due soli equipaggi si fronteggiano eliminandosi di volta in volta fino ad arrivare alla vittoria finale.

 

 

Poi arrivò Luna Rossa, il progetto voluto da Bertelli, marito di Miuccia Prada e manager dell’omonimo gruppo. Un progetto di lunga durata che ha già riscosso vari successi. Luna Rossa, sempre ad Auckland, 21 anni fa, aveva infatti già vinto le Challenger Series battendo a sorpresa il favorito equipaggio di America One.

La vittoria odierna della Coppa degli Sfidanti nasce da quella visione di Bertelli ed è fatta di investimenti, sacrifici, visione e talento. Ma è anche figlia di grandissimi marinai.

A cominciare dal capitano della squadra Max Sirena, unico italiano ad aver vinto ben due volte la Coppa America, per seguire con i timonieri, il palermitano, Francesco Bruni e l’australiano James Spithill, due veri fuoriclasse, o il tattico Pietro Sibello.

 

 

Ma ora, mentre scriviamo, la gioia della vittoria è già passata: tutti sono tornati agli allenamenti perché adesso arriva il difficile. La coppa America, come ogni match-race, è una competizione senza secondi. Portata a casa la coppa degli sfidanti, adesso bisogna battere i detentori, cioè i neozelandesi. Ed i Kiwi, si sa, sono ragazzi nati e cresciuti in acqua, figli di un paese che si chiama la “terra del mare” e che, non a caso, ha per sport principale la vela. Insomma, quelli di New Zealand sono il meglio del meglio: batterli per portare in Italia la Coppa America sarà un’impresa difficilissima, ma non impossibile. Che il vento sia coi nostri.

(Associated Medias http://www.associatedmedias.com/)

 

 

*  Editore, giornalista professionista dal 1988, fotografo e appassionato d’arte, laureato in Giurisprudenza alla Sapienza di Roma, due corsi di giornalismo internazionale a Parigi presso la HEC. Dopo lunghi soggiorni all’estero (Londra, Amsterdam e New York) comincia il suo percorso professionale di giornalista, manager ed editore. Attualmente riveste varie cariche tra le quali Editore e direttore di Insideart, editore e direttore di Africanmedias, Chairman di IQDMedias, Presidente del Talent Prize.

 

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