Le sfide dell’educazione fra guerra e pace

Contrappeso

Quando c’è la guerra c’è bisogno di volersi più bene, inteso come volere il proprio bene, ma anche quello di chi e quanto ci circonda. Può sembrare un concetto banale, quello del contrappeso, ma è fin dall’antichità che i filosofi, anche di orientamento più diverso, concordano su un fatto: se è vero che le forze che regolano il mondo sono contrastanti, male e bene, caos e calma, luce e buio, acqua e fuoco, realtà e idealità, ciò a cui si tende è l’equilibrio. 

Disorientamento

Viviamo giornate cariche di notizie preoccupanti. Da questo può derivare un generale disorientamento fra noi adulti, che rischia di ricadere sui bambini. Da quale parte stiamo? Che cosa emaniamo, trasmettiamo, quale posizione prendiamo nel tutto? E’ nelle difficoltà più estreme che comprendiamo a che cosa siano serviti anni di educazione alla solidarietà, alla cooperazione, alla non violenza. Anni preziosi. E così come l’atleta porta a casa la gara negli ultimi minuti della corsa, in cui il respiro è corto e le forze sembrano esaurite, così nell’azione educativa sono momenti simili, quelli in cui mettiamo in salvo interi percorsi di crescita ispirati alla Pace. E’ in simili momenti che dobbiamo avere chiaro a che cosa puntare per leggere gli eventi del mondo sapendo che ruolo interpretare. Ora ci viene chiesto di pensare proprio a quell’armonia e a quella Pace cui idealmente ci siamo ispirati per anni. Ora più che mai. Senza perdere di vista che siamo immersi in un tutto unico, in cui profondere positività, amore e bellezza non è fine a se stesso, ma contribuisce a riequilibrare evidenti scompensi, anche molto più grandi di noi.

Responsabilità

Per ricondurre queste verità teoriche alla pratica del quotidiano, partiamo da una parola molto potente, direi fondamentale: responsabilità. Qual è in questo momento la nostra responsabilità (“responsāre” dal latino significa “responsum dare”, dare risposte, rispondere alle esigenze, agli impegni, o ai desideri). Come educatori, genitori, insegnanti, esseri umani? Credo che nello spaesamento generale, in cui bisogna prestare molta attenzione ai sofismi raffinati in cui siamo immersi, questa domanda originaria ci aiuti a fare il punto nave e a localizzare noi stessi, prima di tutto dal punto di vista emotivo, sottile direi, per passare poi a declinare pensieri e azioni alla nostra portata. Per dare risposte concrete. Per questo vi proponiamo alcuni esercizi, che ciascuno potrà personalizzare e arricchire – come amiamo fare noi genitori e noi insegnanti, valorizzando il vissuto e i rapporti unici che si instaurano nelle relazioni educative – , per sentirli più nostri, renderli più efficaci e raggiungere cuore e mente delle creature in formazione che abbiamo di fronte.

guerra mani

Azioni pratiche da proporre in famiglia

1) Facciamo insieme una lista e andiamo a fare una spesa che comprenda cose da comprare per noi e per i bambini che in questo momento hanno dovuto lasciare le loro case.

2) Apriamo il nostro armadio e scegliamo tre/quattro capi che per noi sono belli, ma magari un po’ piccoli, incartiamoli per bene e destiniamoli, insieme alla spesa, al primo punto di raccolta.

3) Prendiamo una soffice coperta, di quelle colorate, con orsetti e macchinine di cui sono pieni i nostri armadi, laviamola con un ammorbidente profumato, capace di far sentire profumo di casa ai piccoli che lo riceveranno, e doniamolo con le altre cose selezionate al punto di raccolta solidale.

4) Se non lo abbiamo mai fatto, è un buon momento per iniziare: con i bambini seduti accanto a noi nel lettone, o sul tappeto, a gambe incrociate, abbassate le luci, prendetevi per mano, fate un respiro profondo e rimanete in silenzio per qualche minuto lasciandovi cullare dal respiro, come onde del mare. Nel farlo portate la vostra attenzione su un pensiero di Pace: ripetete la parola pace a voi stessi, nella mente, e accompagnatela con immagini, suggestioni, narrando ai bambini che le immagini che in quel momento stanno prendendo forma nella loro mente, raggiungeranno i loro amici in difficoltà a chilometri di distanza. 

5) Se avremo cura di anteporre l’esercizio numero 4 a tutti gli altri, potremo portare con noi “l’intenzione” della Pace in ogni azione suggerita ai punti 1, 2 e 3 e quindi renderla maggiormente efficace per noi e per il contesto che ci circonda. Quando andremo a donare al punto di raccolta, quando faremo la spesa, quando confezioneremo golfini e coperte, facciamolo come segno di Pace.

Cerchiamo di alimentare categorie di pensiero proprie, critiche, alternative, capaci di mantenere la guerra lontana dal nostro modo di essere, di pensare e di agire. A partire dalle più piccole azioni. Così facendo nutriamo la pace, pensiamo la pace, facciamo la pace. La solidarietà può ridarci un posto, un ruolo nel mondo capace di bilanciare con la bellezza della Pace i più brutti momenti.

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Mario Tassone

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