Il Cyrano di Joe Wright, universale

margherita bordino

*di Margherita Bordino*

Una gioia per gli occhi e per il cuore. Il pluripremiato regista Joe Wright (Anna Karenina, Pan – Viaggio sull’isola che non c’è, L’ora più buia) trascina gli spettatori in una sinfonia di emozioni attraverso la musica, il romanticismo e la bellezza, rileggendo in chiave cinematografica la storia senza tempo di uno dei più celebri e travolgenti triangoli amorosi di tutti i tempi. Cyrano, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2021, arriva in sala con Eagle Pictures dal 3 marzo. Il film racconta di Cyrano de Bergerac, interpretato magistralmente da Peter Dinklage, che incanta il pubblico con la sua abilità da spadaccino e con audaci sfide verbali. Cyrano è un uomo all’avanguardia per i suoi tempi però non ha mai avuto il coraggio di dichiarare i suoi sentimenti alla splendida Roxanne (Haley Bennett), convinto che il suo aspetto fisico non lo renda degno dell’amore della sua più cara amica. Lei, però, si è innamorata a prima vista di Christian (Kelvin Harrison) e da qui inizia una corte sfrenata e nascosta, ma da parte di chi?

cyrano

“Tutta la nazione era in lockdown da quasi quattro mesi quando, il 28 giugno 2020, ho ricevuto l’ultima bozza del musical che stavo sviluppando da oltre due anni, Cyrano. Più tardi quello stesso giorno ho chiamato Eric Fellner alla Working Title e gli ho detto: ‘È pronto. Dobbiamo farlo adesso”, racconta Joe Wright. “Avevo un’idea chiara di come realizzare il film. Sapevo dove, come e cosa sarebbe stato. Sapevo di cosa si trattasse. Lo potevo vedere. Ero molto emozionato. Avremmo creato la nostra bolla sull’isola di Sicilia”. Il film infatti è interamente girato tra Noto, Siracusa, l’Etna. Cyrano è una fiaba in costume, ambientata tra il 1640 e il 1712, in cui i costumi sono una incantevole interpretazione di ciò che andava di moda all’epoca. E il regista aveva un unico obiettivo: “Il film sarebbe stato anarchico, una celebrazione irriverente della vita e una lettera d’amore all’amore stesso. Avremmo trasportato il nostro pubblico in un luogo dove la vita era di nuovo bella”. 

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In Cyrano non c’è un protagonista con il naso lungo e grosso, come è nell’immaginario collettivo e questo perché Erica Schmidt, che aveva lavorato all’adattamento teatrale da cui è tratto il film, aveva riconsiderato le classiche percezioni dell’opera. Lei stessa racconta: “Di solito, nelle messe in scena dell’opera di Rostand, si ha un attore molto bravo e di solito molto bello che indossa un naso finto molto grande e parla di quanto sia orribile il suo naso. Volevo arrivare a qualcosa di reale, più profondo; un’insicurezza che solo quel personaggio può provare. Ho percepito una verità universale in questo, come tutti noi facciamo la medesima cosa a noi stessi e a quelli che amiamo; abbiamo tutti ‘il naso’ che immaginiamo che l’altra persona odi – o quella cosa a cui diamo la colpa per il nostro non essere amati o non essere visti o non essere compresi”.

Il Cyrano di Joe Wright si trasforma così in una storia molto più grande e profonda di quella originale di Edmond Rostand. È una storia che assume connotati anche molto contemporanei. Infatti tutte le lettere, le dichiarazioni che si leggono e sento durante questo musical non sono molto diverse dal comportamento social di tantissime persone. In quanti oggi tendono a presentarsi su internet e sui siti di incontri come un modello di ciò che sono o vorrebbero essere? Cyrano parla di amore, di coraggio, di accettazione di sé ma anche di perdita e di rinunce.

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“Quel giorno di giugno del 2020, mentre eravamo in isolamento, mi sembrava che ciò di cui avevamo più bisogno fosse una semplice connessione umana. Cyrano doveva essere fatto. Tutti e tre i personaggi centrali del film tentano una connessione e non ci riescono. Tutti e tre sono innamorati ma non si sentono degni dell’amore che cercano. Il loro senso di sé li ostacola. Eppure, il tentativo è tutto. Che tu possa trovare la persona che ami, e che tu abbia il coraggio di dirglielo”, conclude Joe Wright. Da tenere a mente: il film ha ottenuto una candidatura ai Premi Oscar 2022 – previsti per il 27 marzo – nella categoria Costumi e per questo motivo, dita incrociate per l’italiano Massimo Cantini Parrini che in nomination era già arrivato con Pinocchio di Matteo Garrone.

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Mario Tassone

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