Albert Einstein

Icona del XX secolo, mente geniale, poliedrica e rivoluzionaria

di Giusy Armone

Un uomo con le sue fragilità, un genio, un mito. La narrazione della vita e delle imprese di Albert Einstein è un climax crescente di intelligenza, intuito, capacità matematiche, scoperte alimentate da una grande curiosità. Qualunque parola non riesce a rendere merito ad un acume come pochi e ad una personalità multisfaccetata che ha contribuito a rendere indelebile il suo passaggio su questa terra. Avrebbe compiuto 141 anni questo 14 marzo ma la sua anima di fisico e filosofo continua ad albergare indisturbata – anzi  è il caso di dire, accolta con le migliori maniere – nelle menti di addetti ai lavori e non. La sua fama lo precede in ogni ambito intergenerazionale grazie anche all’uso mediatico che si fa del suo volto empatico e, siano fondate o no le voci che lo volevano alunno ripetente, resta il genio per antonomasia, il simbolo del superamento dei confini della ragione, la sublimazione del desiderio di giungere all’origine delle cose pur conservando una buona dose di umanità e semplicità. Oggi, anche questo intenzionalmente o no, il “Giorno del Pi Greco” (la costante matematica che esprime il rapporto tra la circonferenza di un cerchio ed il suo diametro) lo ricorda elegantemente ricadendo nella data del suo compleanno.

Il merito più grande che Einstein ha è quello di aver cambiato il modo con cui tutti guardano all’Universo, non più statico come avrebbe voluto circa 250 anni prima il suo collega Newton ma complesso e dipendente dall’osservazione, capace di espandersi e contrarsi.

Nasce il 14 marzo del 1879 a Ulma in Germania ma all’età di 16 anni si trasferisce in Svizzera di cui ha assunto la cittadinanza, nel 1901, dopo aver rinunciato a quella tedesca. Nel 1933 compie un viaggio negli Stati Uniti: nello stesso periodo Adolf Hitler sale al potere e dirama le leggi razziali, inducendo Einstein a non far più rientro in patria proprio a causa delle sue origini ebraiche. Nel 1940 diviene così cittadino statunitense. Muore a Princeton nel 1955. La sua permanenza in Svizzera si è rivelata molto produttiva ed è proprio a Berna, mentre lavorava all’Ufficio Brevetti, che ha partorito le teorie che lo hanno reso indimenticabile.

L’anno 1905 getta le basi della sua consacrazione a genio indiscusso della fisica, è il cosiddetto annus mirabilis che vede esplodere la sua vena di rivoluzionario e lo porta alla pubblicazione anche della famosissima equazione che associa l’energia alla massa (E=mc²) e strizza l’occhio alla ricerca sull’energia atomica. Sulla rivista  scientifica “Annalen  der Physik” appaiono uno dopo l’altro quattro articoli che rivoluzionano, appunto, la fisica classica perché affrontano da un nuovo punto di vista l’effetto fotoelettrico e il moto browniano, formulano la Relatività ristretta e stabiliscono l’equivalenza massa-energia.

Poco più di dieci anni dopo, il 20 marzo 1916, viene alla luce il suo capolavoro: la “Teoria della relatività generale” che afferma che la dimensione spazio-tempo viene curvata in presenza di una massa, e lui non ha più rivali. Il “London Times” scrive di “rivoluzione nella scienza” e di una “nuova teoria dell’universo” e nel 1921 arriva anche il premio Nobel.

Da quel momento Einstein inizia a viaggiare molto, dopo il trasferimento in America e fino agli ultimi momenti della sua vita tenta di formulare una nuova teoria del “Campo unificato” che possa abbracciare tutte le leggi dell’universo e quelle della fisica. Nonostante però il suo articolo su “Scientific American” nel 1950 il suo progetto non trova completamento e la sua vita mortale si interrompe, cinque anni dopo, per un aneurisma aortico.

Cosa ci resta oggi del suo volto un po’ eccentrico e del suo cervello fine? Certamente tanta eredità scientifica, la memoria del suo impegno che genera ammirazione e rispetto, quest’ultimo anche per essere stato uno dei più grandi pensatori del XX secolo. E sì, perché la sua sensibilità non si è limitata ai settori della scienza ma si è espansa in ambito politico essendo lui un convinto pacifista ed un attivo sostenitore dei movimenti per i diritti civili. Pare che si sia perfino pentito di aver giocato un ruolo determinante nell’evoluzione delle ricerche sulla bomba atomica tanto che, poco prima di morire, ha scritto a quattro mani col filosofo Russel un documento conosciuto come “Manifesto Russel-Einstein” in cui, messe in evidenza le potenzialità nefaste degli armamenti atomici, chiedeva a tutti i governi del mondo di trovare metodi pacifici per superare le loro dispute.

Il fascino e l’aura che avvolgono la sua esistenza continuano ad alimentare ancora oggi un’aneddotica variegata. Tra le curiosità legate alla sua morte c’è quella che racconta che il suo cervello sia stato sottratto al corpo prima della cremazione da lui stesso richiesta. Il patologo che si è occupato dell’autopsia lo avrebbe messo da parte per sezionarlo in 170 fette per poi restituirlo, successivamente, alla famiglia che, considerata la stranezza della situazione, a sua volta lo avrebbe messo a disposizione della scienza per permettere di studiarne la sua incredibile intelligenza.

 

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