Sant’Ambrogio e la sua Mediolanum

di Doina Ene

Il nome di Sant’Ambrogio è da sempre collegato all’inizio delle feste invernali assieme alla celebrazione della Immacolata Concezione, istituita però solo a partire dal 1854 da Papa Pio IX. La sua immagine di saggio dottore della Chiesa, rappresentato spesso con una folta barba bianca, lo rende nell’immaginazione collettiva un personaggio intonato al periodo e forse anche vicino ad un altro santo, San Nicola, titolare a pieno diritto delle strenne natalizie. La “Fiera degli Oh Bej! Oh Bej!” a Milano lo ha reso certamente una figura simpatica, legata a momenti di svago e possibilmente spensierati. Molto più colta e riservata a pochi fortunati è invece l’inaugurazione della stagione lirica del teatro alla Scala che si tiene proprio il 7 dicembre.

Spesso però la figura di Sant’Ambrogio non è conosciuta e compresa in tutta la sua vera e grande dimensione storica e quindi in questo articolo cercherò di illustrarne le vicende e la straordinaria importanza per la Chiesa. Il 7 dicembre si celebra l’acclamazione a vescovo di Milano di Ambrogio: ma come mai si parla di ‘acclamazione’ e perché fu così importante da essere celebrata ogni anno dal 374?

Ambrogio, membro di una famiglia senatoria dell’aristocrazia romana, gli Aurelii, era nato nel 339/340 d.C.a Treviri, nell’odierna Germania. Dopo la morte del padre si trasferì a Roma insieme alla madre e ai due fratelli Satiro e Marcellina e lì frequentò le scuole di grammatica, retorica e diritto. A trentuno anni venne nominato governatore delle province Emilia e Liguria, con capitale a Milano. Nella città erano divampati scontri tra Cristiani e Ariani e fu proprio durante uno di questi che fu acclamato dalla voce di un fanciullo, seguita da tutto il popolo, “Ambrogio vescovo”. Vari furono i tentativi di sottrarsi alla nomina, come ci viene illustrato da una delle formelle dello splendido altare d’oro, capolavoro di epoca carolingia, nella basilica di Sant’Ambrogio. Fu battezzato il 30 di novembre del 374 e sette giorni dopo divenne vescovo. Diede quindi il via ad una importante fase di restaurazione della Chiesa d’Occidente, facendo costruire le quattro basiliche paleocristiane per la città di Mediolanum e producendo un’ampia serie di scritti, trattati teologici, epistole e opere esegetiche. Fu inoltre il fondatore del rito ambrosiano tuttora in uso. Le spoglie di Ambrogio sono custodite a Milano nelle basilica omonima assieme a quelle dei martiri Gervasio e Protasio. Nel 1298, durante il pontificato di Bonifacio VIII, fu proclamato Dottore della Chiesa d’Occidente insieme con San Gregorio Magno, Sant’Agostino e San Girolamo.

Il dipinto di Sant’Ambrogio qui rappresentato appartiene alla ‘quadreria’ della famiglia Romano Carratelli, oggi rappresentata da Domenico, avvocato e politico nonché notissimo bibliofilo e collezionista, ed è una straordinaria opera del  pittore Mattia Preti (1613-1699), uno dei maggiori caravaggisti,  conosciuto come il “Cavalier Calabrese”, la cui carriera si è protratta per oltre sessant’anni nella penisola italiana e a Malta. Questo capolavoro, che può essere considerato il più bel Sant’Ambrogio della storia dell’arte,  realizzato tra il 1640 e il 1646, restituisce la personalità del Santo come descritta dal suo biografo, Paolino da Milano, solitario e meditativo, seduto ad uno scrittoio intento a comporre i suoi scritti. Con una mano stringe lo staffile, il suo principale attributo, che alluderebbe all’episodio della punizione dell’Imperatore Teodosio per i fatti di Tessalonica.

 

 

 

 

 

 

 

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