LE COLONNE D’ERCOLE

di Giovanni Cocco – ingegnere e disegnatore; www.giovannicoccodisegni.it

 

 

 

LE COLONNE D’ERCOLE

 

Col Kamanta, una magnifica barca di 14 metri di un amico, abbiamo fatto, nell’ottobre del 2004, una veleggiata tutta particolare. Siamo partiti nel pomeriggio del 20 ottobre dal porto di Barcellona, abbiamo costeggiato tutta la costa est della Spagna, fino ad uscire in oceano attraverso le Colonne d’Ercole, e arrivare a Gibilterra. Durante la navigazione ci siamo fermati a Cartagena, Almeria e Malaga. Da qui si sono fatte escursioni nell’entroterra. Abbiamo così percorso anche luoghi che avevamo visto dal mare. Promontori, baie, fari, coste. Abbiamo visto anche castelli, paesi, mulini a vento, “plaze de toro”, “taberne”. Una crociera singolare con mare e vento molto variabili.

A volte veleggiate stupende con vento spesso al traverso di 15-20 nodi, con Kamanta che filava  dritta e veloce a sette-otto nodi. Turni al timone, in coppia, di tre ore ogni sei ore.

C’è capitata anche calma piatta a tal punto che, una volta, ammainata la randa (unica tela a riva in quel momento) e spento il motore ci siamo tuffati in mare, a turno, a fare delle splendide bracciate.

Un’altra volta la brezzolina era leggera e costante, si procedeva lentamente a tre nodi, tre nodi e mezzo, volutamente senza motore per gustare a pieno questo lento e silenzioso scivolare. Era un’andatura perfetta per tentar di pescare alla traina; ed era anche l’ora giusta: verso il calar del sole. Abbiamo allora gettato in mare delle lunghe lenze con grossi ami, senza alcuna esca. Tre quattro ami per ogni lenza. Poco dopo, probabilmente l’amo mandava luccichii sott’acqua e scatenava la curiosità  nel mondo sommerso, ha cominciato ad abboccare un primo pescione: penso un tonnetto o fac-simile, di quasi tre chili. In poco tempo e continuando a navigare in quell’atmosfera fantastica e irreale che c’e’ in mare aperto al calar del sole,  hanno abboccato una decina di altri bei pescioni simili al primo. Così abbiamo mangiato pesce fresco, buonissimo, per più giorni.

La sera che abbiamo attraccato a Malaga, il barometro però cominciava a scendere. Da Malaga abbiamo ripreso il mare la sera successiva. Un tramonto di fuoco con decine di delfini che saltavano a lato dello scafo nella nostra stessa direzione e con la nostra stessa andatura. Una compagnia da fiaba. Alle spalle però si vedeva, in lontananza, la nuvolaglia nera che ci inseguiva da est.

Lo stretto di Gibilterra l’abbiamo superato di notte, vincendo una corrente contraria che entrava dall’oceano a quasi quattro nodi di velocità, favoriti solo da un brutto vento che ci raggiungeva alle spalle.

Passate le Colonne d’Ercole, abbiamo virato a dritta,  puntando a nord, verso Cadice.

Il vento burrascoso ci è arrivato addosso al traverso di dritta, all’improvviso, con raffiche sempre più sostenute. Ormai in vicinanze di Cadice, la tempesta ci era sopra con tutta la sua violenza, e siamo entrati nella marina d’ormeggio appena in tempo, prima che fuori, in oceano, succedesse il finimondo. Nel porticciolo di Cadice molte barche all’ancora sono state scaraventate contro gli scogli dalla furia del vento.

Per tutto il resto del giorno e della notte successiva, la tempesta ha infuriato con violenza inaudita. Noi però ormai eravamo al sicuro e udivamo il sibilo del vento mentre, in una taverna, ci rimpinzavamo di gamberetti e pesciolini alla griglia accompagnati da un perfetto vino locale.

 

 

 

L’Associazione Matite in Viaggio promuove l’interesse per il viaggiare quale scelta motivata di rinnovamento  nella conoscenza dei luoghi visitati e dei suoi abitanti. Visitare paesi e luoghi, incontrare persone e comunità, conoscere civiltà antiche e contemporanee, sono le premesse irrinunciabili affinché taccuini di viaggio manifestino la volontà e il sogno di riconoscersi nella libertà e nella dignità di tutti gli uomini.

Anna Maria Spiazzi – presidente dell’Associazione “Matite in viaggio”

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