Judy (Rupert Goold, 2020)

di Maria Antonia Danieli

Tratto dallo spettacolo teatrale End of the rainbow di Peter Quilter, Judy è il biopic dedicato all’ultima fase della breve e tormentata vita della grande star del cinema e della musica Judy Garland. Diretto da Rupert Goold, regista cinematografico e teatrale, con una sceneggiatura di Tom Edge, Judy si inserisce in una serie di biopic dedicati alla musica e ai personaggi che ne hanno segnato la sua storia, che negli ultimi anni hanno dominato il panorama cinematografico hollywoodiano e non solo: si pensi a Bohemian Rhapsody (Singer, 2018), biopic dedicato alla leggenda musicale Freddie Mercury e a Rocketman (Fletcher,2019), che vede invece protagonista la vita di Sir Elton John.

Se al centro di questi film la domanda che viene posta è come nasca una stella, in Judy invece la questione sembra essere come una stella tramonti e alla fine purtroppo si spenga. Nel film troviamo infatti la Garland, interpretata da una straordinaria Renée Zellweger, al tramonto della sua carriera, piena di debiti e ormai dipendente dall’alcol e dalle pillole che fin da ragazza è stata costretta ad assumere. Per poter avere maggiore stabilità economica accetta di esibirsi in una serie di concerti a Londra, città che ancora la ama profondamente, rinunciando ai due figli più piccoli che affida al terzo ex marito Sidney Luft, in attesa di poter dare loro una vera casa; Liza Minelli, la figlia più grande, sta invece per debuttare e diventare ella stessa una celebrità.

Il film scorre tra il presente dei concerti a Londra e i continui flashback che vedono protagonista la giovane attrice, quando interpretando il celebre ruolo di Dorothy ne Il mago di Oz  (Fleming,1939), era costretta a ritmi di lavoro impensabili e a continui divieti, vivendo dunque un incubo dorato su un set magico ma falso, posticcio. Falsità che si conserva nella vita adulta della stella e una delle ragioni dalla quale deriverà il primario bisogno di amare ma soprattutto di essere amata che caratterizza Judy.

«Un cuore non è giudicato per quanti ama, ma per quanto è amato dagli altri» è non a caso la citazione tratta da Il mago di Oz che chiude il film. Judy è stata, infatti, tanto amata dal suo pubblico divenendo un’icona indimenticabile. Quello stesso pubblico che durante la splendida esibizione finale del film la sostiene quando la sua voce viene meno perché rotta dall’emozione mentre intona la famosa Somewhereover the rainbow.

Voce che l’ha resa famosa in tutto il mondo e che la rende diversa da tutte le altre belle ragazze americane, come le ricorda il produttore Louis B. Mayer nell’incipit del film nel duro discorso che faalla ragazza prima di sceglierla come sua Dorothy.

Degno di nota è il lavoro dell’attrice protagonista, Renée Zellweger tornata sulle scene dopo un lungo periodo di assenza, la cui performance le è valsa numerose vittorie durante la passata stagione dei premi cinematografici, tra cui la vittoria come miglior attrice protagonista alla 92esima cerimonia degli Oscar. Nel suo discorso di ringraziamento l’attrice ha ricordato come la Garland non avesse mai avuto l’onore di poter ricevere in vita la stessa statuetta e attraverso questa vittoria si sia potuto celebrare definitivamente la sua eredità.

Sembra così esaudito il desiderio espresso da Judy Garland dopo la commovente esibizione finale del film: «Non mi dimenticherete vero? Promettetemelo» sono le parole che rivolge al suo pubblico tra gli assordanti applausi. Promessa che è stata mantenuta: certamente Judy Garland non è stata dimenticata.

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