Editoriale di maggio

Bentrovati cari lettori,

in questo numero di maggio vi attendono molte suggestioni inedite.

A cominciare dai magnifici scenari sottomarini, veri giardini delle meraviglie, che alle porte dell’estate ci faranno desiderare di rinascere con le squame, con le forme e i colori mozzafiato del nostro mare Mediterraneo.

Con l’articolo di copertina sentiremo la brezza del Bosforo e andremo a Istambul. Terra di cupole e ponti. Terra di simboli. La città, oggi al centro del dibattito politico internazionale, rappresenta da molti secoli il tentativo di mescolamento e integrazione tra Oriente e Occidente, un vero e proprio “baluardo sacro per l’incrocio delle razze degli uomini”, come cantavano i Litfiba nel famoso brano degli anni Ottanta. Greci, romani, bizantini, ottomani hanno creato e sviluppato un insediamento unico al mondo che unisce il Mar Nero al Mare di Marmara e al Mediterraneo. Vi porteremo a scoprire la sua incantevole arte, a visitare i suoi mercati… immaginando di assaporare spezie diverse che, al prevalere volontario, o accidentale di una nota su un’altra, connotano un intero mondo di valori.

Aspettando le celebrazioni in occasione del VII centenario della morte di Dante Alighieri ci incamminiamo, anche noi, per portarvi a scoprire i luoghi che il Sommo Poeta ha vissuto durante gli anni dell’esilio: quelli in cui dimorò, costretto lontano dalla sua Firenze, e dove farà incontri di cui narrerà ai posteri nell’ultima delle tre Cantiche. Sono i luoghi del Casentino, in provincia di Arezzo, eternati dalla poesia, capace di oltrepassare ogni confino.

Un nuovo racconto d’arte in prima persona ci farà conoscere la prima donna a varcare la soglia del Moma di New York: Louise Bourgeois. La scultrice francese di nascita che, solitaria e coraggiosa, ha combattuto attraverso l’arte i “fantasmi” della sua infanzia, sfidando il tempo per sfuggire alla morte (di cui in questo mese di maggio ricorre l’anniversario) e dribblando la fine dei suoi giorni con l’inizio, al sopraggiungere dell’ispirazione, di più opere di quante avrebbe potuto ultimarne…

Era il 4 maggio del 1953 quando Ernest Hemingway si aggiudicò il Premio Pulitzer per «Il vecchio e il mare», il più famoso dei suoi scritti, solo un anno prima che gli fosse assegnato il Premio Nobel per la letteratura. La lettura che riproponiamo della sua opera ci porterà di nuovo su quella barca, sentiremo ancora la salsedine bruciare, il filo da pesca scorrere tagliente fra le dita e, nell’eterna e solidale lotta per la sopravvivenza, all’ultimo rigo sarà bello scoprirci anche stavolta sfiniti, sulla poltrona.

Andremo poi a conoscere i segreti della bellezza nel tempo e nello spazio, scoprendo come nella riflessione estetica dalla pre-classicità ad oggi, essa non sia solo fuggevole, ma anche ispirata di volta in volta a canoni e ideali mutevoli. Uno su tutti: il bello nell’antichità, diversamente da quello attuale, non rispecchiava soltanto la proporzione delle forme fisiche e la piacevolezza dei tratti, ma anche le qualità morali della persona. Il Bello e il Buono, avrebbe detto Platone, coincidono.

Delicati e immaginifici bozzetti ci porteranno nel mondo dei sogni di bambino, delle infinite possibilità, alle quali torniamo ad accedere quando abbandoniamo schemi rigidi e giudizi in scatola, tornando ad essere “plurali” nella singolarità del nostro essere.

Troverete molto altro all’interno… Difficile anticipare tutta la ricchezza di tanto lavoro, ancora una volta affidato alle vostre mani con l’augurio di una bella e buona lettura!

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