Comunicare netiquette al tempo del corona-virus

di Massimo Lucidi

Si può essere corretti ed educati al tempo della pandemia? Sembra difficile se non impossibile, guardando i format televisivi in questo periodo di ansia e paura per l’influenza venuta dalla Cina; vince il sensazionalismo e trova spazio persino il dibattito ideologico rispetto al doveroso primato della scienza. In realtà la comunicazione e la sindrome della pandemia nuocciono gravemente alla salute e ancor più all’economia.

Una pandemia si limita con interventi autocratici come in Cina dove, ricordiamolo, non c’è democrazia. O attraverso la partecipazione di cittadini consapevoli al fianco delle istituzioni e della governance condivisa e trasparente. Dibattiti ideologici sulla malattia, sulla scienza non dovrebbero essere consentiti. Il buonismo, l’antirazzismo, l’antifascismo non curano malattie del corpo. Il medico pietoso fa la piaga verminosa… si dice. Un medico non pessimista non farà mai una diagnosi precoce.

La partecipazione di cittadini consapevoli, dicevamo. E cos’è questa se non una lezione di Netiquette?

La responsabilità dei media è evidente. Equiparare messaggi e approcci dallo scientifico all’ideologico, nel 2020, sul rischio pandemia, riapre il vaso delle paure ancestrali dell’uomo: e questa è una grave responsabilità del giornalismo. Più dello stesso virus. Un danno ulteriore di cui potremmo fare a meno.

Possibile che per dare spazio all’informazione sul #coronavirus a cura de “La Qualunque” si sacrifichi l’informazione dovuta ai 150 tavoli di crisi aperti al Ministero dello Sviluppo economico. 150 tavoli!!! Decine di migliaia di posti di lavoro che rischiano di saltare nel silenzio dei media pur di inculcare nella gente paure ataviche? Distrazione di massa. Che finisce per distruggere l’economia ben oltre quanto rischia di fare il corona-virus. È il caso di ribadirlo. E si tratterebbe di costruire #Networking, altra parola cara a chi scrive,  ma questo tema meriterebbe altro spazio.

Il ruolo del Governo è essere trasparente. Rassicurante. E affidarsi alla scienza che guida al benessere e al sapere. Il corona-virus potrà essere benigno se sapremo dare il protagonismo a quella ricerca italiana e a quella sanità pubblica e privata fatta di competenze e passione troppo spesso dimenticata e disonorata da politici autoreplicanti (più di ogni virus…) in cerca di consenso. Questo è il virus da estirpare. E sapete perché? Perché come il corona-virus si vince con la scienza e la competenza, le crisi aziendali si superano con imprenditori visionari e competenze adeguate. E in Italia ci sono. Esiste un’Italia del fare e tanta tanta energia pulita da liberare.

 

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