Silvia Casarin Rizzolo, professione direttrice d’orchestra

paolo di giannantonio

*di Paolo Di Giannantonio*

Dirigere un’orchestra è, ancora un mestiere affidato al 95 per cento a uomini. Ma quel 5 per cento di donne che oggi sale sul podio ha avviato una rivoluzione che si sta rivelando inarrestabile, come una valanga. E ne guadagna la qualità perché quando a dirigere è una donna molto cambia: “Il tabù si sta rompendo – dice Silvia Casarin Rizzolo, veneziana, direttrice d’orchestra tra le più famose al mondo – grazie all’energia femminile. Non parlo certo di forza fisica ma della maggiore resistenza al dolore, della maggiore capacità di comprensione ed adattamento. Da secoli le donne hanno dimostrato di essere brave nel gestire contemporaneamente molte cose. Il mondo della cultura si sta accorgendo di questo e lo sta apprezzando”. Con una donna sul podio il suono ne guadagna in morbidezza, spiega la musicista. La componente femminile entra nel fraseggio degli strumenti e l’orchestra respira e restituisce questa diversa fisicità. E le direttrici d’orchestra di oggi sono, ormai, molto diverse da quelle di ieri, che inseguivano modelli totalmente maschili.

silvia casarin rizzolo

A proposito. Ci sono “colleghe” che si affacciano alla ribalta internazionale e che lei stima in modo particolare? “Ci tengo a sottolineare la bravura della lituana Mirga Grazinyte-Tyla e della ucraina Oksana Lyniv, che è stata nominata a partire dal prossimo gennaio, direttrice musicale del Teatro Comunale di Bologna”. Estroversa, bionda, occhi azzurri, Silvia Casarin Rizzolo ha un sorriso contagioso ed un curriculum impressionante. Con la bacchetta ha debuttato ad appena 18 anni, dirigendo, in Veneto, l’Orchestra dell’Opera di Sofia; in seguito si è diplomata, in direzione e composizione, a Milano e, in pianoforte, a Venezia, con lode. Ha studiato e collaborato con Carlos Kleiber, Gian Luigi Gelmetti, con il coreano Chung Myung-whun. È stata assistente di Claudio Abbado e di Zubin Mehta. “E non c’è oro che paghi”, dice con grande soddisfazione. In realtà voleva fare la ballerina, Silvia. Aveva cominciato prestissimo, a 4 anni e a 11 stava già sulle punte. Ma a cambiare i piani intervenne una caduta in bicicletta, con trauma cranico e disposizione tassativa dei medici di restare a riposo per lungo tempo. Così l’insegnante di musica delle medie le propose di provare col piano. Alla terza lezione le idee si erano fatte chiarissime: “Farò il direttore d’orchestra!” Quindi il Conservatorio, studi lunghi ed appassionati a Venezia, a Milano, a Firenze. Ma non è stato facile: “Suonavo e mi pagavo i corsi. Riuscivo a mantenermi da sola”.

silvia casarin rizzolo

La consacrazione è venuta negli Stati Uniti. “Quando partii – ricorda – avevo la valigia piena per metà di vestiti e per metà di curricula”. È stata la prima donna a dirigere un’orchestra in quel paese. Quando le proposero il primo contratto rimase interdetta: “Se è uno scherzo, non mi piace”, disse a chi la chiamava. Ma era tutto vero. L’arma vincente in America? La passione e l’italianità. Certo, c’erano gli scettici ad aspettare un suo passo falso, un suo errore. Ma non ce ne furono. Oltre gli applausi ed i commenti favorevoli della stampa, un momento unico fu vedere la soddisfazione e l’emozione negli occhi dei genitori, che erano lì, al debutto. Agli inizi non l’avevano incoraggiata, temendo che avesse scelto una carriera troppo piena di insidie. Ma quella sera, a New York, erano felici come non lo erano mai stati prima.

Molti i momenti esaltanti ma Silvia Casarin Rizzolo ne ricorda uno in particolare: “Quando ho diretto (e sono stata la prima donna a farlo) la Nona di Beethoven al Teatro Greco di Taormina. Dietro l’orchestra, dalle rovine, si vedevano le luci del Golfo. Davanti un muro di persone con gli accendini accesi”. Enorme emozione, ma sempre tenuta a bada. Perché chi dirige un’orchestra deve avere la lucidità per coordinare il lavoro di decine di professionisti. A Milano, nella Chiesa di San Marco (dove Giuseppe Verdi aveva debuttato con il suo Requiem) Silvia ha diretto lo Stabat Mater di Dvorák con 200 tra orchestrali e coristi: “Per la musica sacra ho una particolare vocazione – spiega la direttrice – E quella sera ho capito quanto fosse un dono la musica per chi la fa e per chi l’ascolta. Una donna anziana, che arrancava su due stampelle, venne a ringraziarmi: le avevo dato, mi disse, grande gioia. E io, tra me e me, considerai: allora servo anche io!” Sì, va bene, ma allora quand’è che una direttrice d’orchestra, che è prima di tutto una artista, si lascia andare finalmente alle emozioni? “Durante prove ma soprattutto durante lo studio della partitura: sei lì, sola, nella materia che deve entrare in te, che devi interpretare. E in quel momento mi emoziono e piango, tanto. Poi, quando finalmente arriva il momento dell’esibizione non ho paura ma ho solo voglia di cominciare. L’energia è al massimo”. E’ il momento di indossare lo smoking, di prendere la bacchetta e avviarsi verso il podio. Concentrazione massima. “Noi, io e l’orchestra, siamo lì per loro. E io non penso al giudizio che daranno su di me, penso che sono venuti a teatro, magari dopo una dura giornata di lavoro, perchè vogliono star bene, vogliono essere coccolati. Ecco: con loro c’è quello che potremmo definire un ‘patto di emozione’ o anche ‘un patto d’amore artistico’”. Un concerto è un po’ come una gara di Formula 1, o come una discesa di Coppa del Mondo di sci: ti concentri al massimo e in quel lasso di tempo sai che dovrai dare totalmente il meglio. Ma dopo? “Io ho ancora tanta, tanta adrenalina – sospira Silvia. – Tanto che potrei subito ricominciare. Certe volte, pur stanchissima, la notte non riesco a prendere sonno”.

teatro

Il direttore d’orchestra – tiene a precisare Silvia Casarin Rizzolo – è un interprete, non crea. È un umile servitore dei compositori, anche se comunque resta una figura carismatica. Ma per una donna, una bella donna, non deve essere stato facile trovare l’intesa con i professori d’orchestra uomini, magari più grandi di lei. “Lo dico subito: sì, ho subito del ‘bullismo orchestrale’. Poche volte, ma c’è stato. C’era chi sbagliava le note apposta per disturbare, per vedere come reagivo. E io le prime volte ci stavo malissimo. Ma ho imparato a reagire, mi sono mostrata sicura, forte e tutto è andato sempre meglio. Oggi i musicisti sentono che possono fidarsi. Anzi: posso dire che, dal 2017, ho cominciato veramente ad innamorarmi delle orchestre. E con loro ho un rapporto di tenerezza e complicità, anche se sono severa e pretendo tantissimo.” Innamorata di tutta la musica, anche quella leggera. “A New York la mattina lavoravo alle prove di Madama Butterfly e la sera andavo allo Smoke o al Blu Notes, ad ascoltare i grandissimi del jazz”. Ma le piacciono anche la bossa nova, il samba e i ritmo latini. Quanto a quella classica oggi si dice “cotta” per i russi, Tciaikovsky, in particolare: “Un sublime sperimentale”. Va sottolineato, quando si parla di Silvia Casarin Rizzolo, il suo orgoglio sia italiano (“Siamo i più bravi al mondo e spesso non ce ne rendiamo conto”) sia veneziano.

silvia casarin rizzolo

Per la sua città, oltre che aver diretto, prima donna, l’Orchestra della Fenice, vuole fare ancora di più. E per questo vuol far conoscere (ed ha scritto un libro, durante la pandemia) la straordinaria storia di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna che si laureò in filosofia, nel 1678. “Era una rockstar antesignana. Alla discussione della sua tesi assisterono 30 mila persone. Persino il Re Sole le inviò regali da Parigi. E 400 anni di silenzio per una personalità del genere non si potevano accettare”. Tutto questo diventerà un premio per la parità di genere. Che si terrà, naturalmente, a Venezia. co di Gesù che sta a simboleggiarne sia la purezza sia il sudario di Cristo. Gerrit van Honthorst, Natività, 1620, Gallerie degli Uffizi, Firenze Moltissime altre opere meriterebbero attenzione, ma non sarebbero sufficienti molti altri articoli per raccontarle tutte: Buona Natività!

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Mario Tassone

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