Quando una passione diventa arte – Intervista a Francesca Antonini

apollonia nanni

*di Apollonia Nanni*

Federico Fellini pensando  Roma, la città eterna, soleva dire: “Gli intellettuali, gli artisti, che vivono sempre in uno stato di frizione fra due dimensioni diverse- la realtà e la fantasia-trovano qui la spinta adatta e liberatoria delle loro abilità mentali. Quindi Roma la piattaforma ideale per dei voli fantastici (…). Ed è proprio nella Roma immaginifica , della “Dolce Vita”, di Anna Magnani, di Gigi Proietti, Lina Wertmuller, Alberto Sordi, Gabriella Ferri, Gina Lollobrigida, Carlo Verdone… personaggi che hanno esportato l’italianità nel mondo immortalando la nostra cultura la nostra Arte, gli artisti…,che nasce la galleria Il Segno, diretta da Angelica Savinio dal 1964 e ha contribuito a creare il panorama artistico romano esponendo alcuni tra i più importanti artisti del Novecento. Dal 1992 Francesca Antonini (figlia di Angelica Savinio) ha iniziato a collaborare con la galleria.

Nel 2014, dopo oltre cinquant’anni la galleria, che vanta diverse partecipazioni in rassegne prestigiose d’arte in Italia e all’estero, ha cambiato il proprio nome in FRANCESCA ANTONINI ARTE CONTEMPORANEA indirizzando l’attenzione verso i giovani artisti. Arte e opere d’arte come proiezioni di un’aspirazione alla felicità, di colui che crea l’opera: l’artista, e del fruitore che ne gode la visione. L’arte che unifica i popoli in un unico linguaggio, quello della meraviglia. In che modo l’arte può ispirarci a creare un mondo migliore? Cos’è davvero un capolavoro? E’ una visione è scienza è arte? O la somma dei tormenti e le gioie dei creatori di sogni? Proveremo ad entrare nelle ” stanze” dell’arte con Francesca Antonini insieme alla sua fidata e giovane collaboratrice Carolina Pozzi anch’essa gallerista.

antonini

 Come e quando ha capito che l’arte avrebbe fatto parte della sua vita? Ha inciso nella sua scelta la passione di sua madre Angelica Savinio figlia d’arte?

Anche se in altra forma, l’arte ha sempre fatto parte della mia vita. La mia passione è sempre stata la danza e, per me, non vedevo altro futuro se non quello di diventare una ballerina. Ho studiato danza, prima classica e poi contemporanea; una volta compiuti i diciotto anni, quindi terminata la scuola superiore, ho frequentato un college londinese presso il quale ho approfondito molte discipline in campo artistico (ballo, musica, teatro). Ho fondato, insieme ad altri due ballerini, una compagnia di danza contemporanea chiamata “Baltica”, purtroppo colpita duramente dall’AIDS che al tempo ci ha provocato gravi danni; in concomitanza a questi spiacevoli avvenimenti, all’età di trentadue anni ho avuto un incidente ballando che mi ha provocato la rottura di un ginocchio. Così, nel 1990 ho iniziato ad affiancare mia madre in galleria più assiduamente. Con il tempo mi sono resa conto che tra la vita che mi ero prefissata, ovvero la danzatrice, e quella di gallerista c’era un forte legame: il parallelismo tra l’organizzazione di una mostra e l’allestimento di uno spettacolo, o l’attesa della risposta del pubblico a cui bisogna essere sempre pronti. Ho iniziato così a mettere in scena non più me stessa, ma gli artisti. Sicuramente da mia madre e dal lavoro presso Il Segno ho assorbito l’amore per l’arte, il rispetto per gli artisti ed i valori che ruotano attorno a loro. 

Mi vuole raccontare un aneddoto , quando fanciulla, frequentando la Galleria d’arte di sua madre , vivendo tra i tanti dipinti avrebbe mai pensato che un giorno sarebbe diventata forse pittrice o gallerista? Cosa l’affascinava.

Da bambina non ho mai pensato di fare nulla che avesse a che fare con la galleria. Ma nella vita le cose cambiano, a volte in maniera del tutto inaspettata. La strada che si ha in mente svolta repentinamente e si trovano i mezzi e le energie per adattarsi al cambiamento e costruire un percorso nuovo.

Essere la nipote di due grandi Artisti, i Dioscuri dell’arte del Novecento, protagonisti dell’arte italiana e internazionale del xx secolo, ha determinato in qualche modo la scelta dei suoi artisti?

Avere un’eredità così importante non è mai facile e qualche volta può essere pesante, ma mi ha insegnato a improntare la mia attività di gallerista in primo luogo sul lavoro degli artisti e sulla loro qualità. Ho sempre ben chiaro che senza di loro tutto questo non sarebbe possibile e il nostro primo obiettivo è sempre quello di comunicare il lavoro al meglio e valorizzarlo in tutti i modi possibili.

marta naturale

 De chirico soleva dire: “Un’opera d’arte per divenire immortale deve sempre superare i limiti dell’umano senza preoccuparsi nè del buon senso nè della logica. Oggi è ancora possibile che l’opera di un artista contemporaneo  sopravvivrà al tempo e possa fare proseliti?

 Oggi la donna, a differenza del passato quando era bistrattata, si sta affermando in ogni settore ricoprendo ruoli spesso appannaggio di soli uomini. Essere gallerista la gratifica?

Essere gallerista mi grafica e mi appassiona, ma questo a prescindere dal mio genere. D’altronde seguo l’esempio di mia madre, che dagli anni Sessanta, giovane donna madre di due figlie piccole, ha gestito la responsabilità del suo lavoro in totale autonomia. E questo, trovo, in grande anticipo sui tempi e come grande dimostrazione di parità e indipendenza.

 Maurizio Calvesi, storico e critico d’arte, affermava che oggi assistiamo a una sorta di naufragio delle cose di alta qualità in un mare di vergognose idiozie. Cosa ne pensa in merito?

La qualità esiste e ce n’è tanta, basta saperla cercare e valorizzare. Trovo che soprattutto gli artisti abbiamo uno sguardo allenato e un punto di vista privilegiato nella scoperta dei giovani talenti, e per questo mi affido spesso al loro parere. Ma penso di avere sviluppato anche io un gusto e un occhio particolare, che generalmente mi permette di intercettare artisti promettenti. 

Spesso quello che si produce da Roma in giù non è mai valutato abbastanza. C’è la convinzione che se non si vive a Milano, non si raggiunge il successo. Ataviche convinzioni? 

Questa divisione tra nord e sud non è più reale. Ci sono ottime realtà in Sicilia, così come in Campania e Sardegna. Fortunatamente alcune buone istituzioni dedicate all’arte contemporanea sono nate e crescono anche in quei territori. Penso ad esempio a Palazzo Riso a Palermo, al MAN di Nuoro e al MADRe di Napoli. Di conseguenza, vive in quelle zone anche un circuito di gallerie che può lavorare con interlocutori di qualità e sostenere il lavoro degli artisti locali.

 Il suo rapporto con gli artisti? In base a quali criteri li sceglie e decide di seguirli?

Principalmente sono gli artisti con cui già ho iniziato a lavorare a segnalarmene altri: mi dicono di quali artisti, secondo loro, dovrei guardare il lavoro, ed io con fiducia mi muovo in quella direzione. Infatti, credo che non ci sia giudice migliore di un artista generoso ed onesto, in quanto possiede la capacità di osservare verso l’esterno con un occhio che nessun gallerista né curatore sarebbe in grado di fare. Sicuramente è una questione di cultura e di studio, ma riescono a comprendere certi aspetti meno intuibili, proprio perché sono artisti loro stessi. Inoltre, faccio molto riferimento alle Accademie  in cui molte volte ho riscontrato del talento. Una volta individuato l’artista, inizia un percorso lavorativo che proseguiamo insieme: vado nel loro studio e parliamo del lavoro, costruiamo progetti insieme e cerco di comprendere quali aspetti della loro ricerca potrebbero funzionare di più. Molte volte ho cercato di spostare un po’ la direzione di alcuni lavori, sempre con molto garbo e dialogo: cerco quindi di improntare un rapporto costruttivo e reciproco insieme a loro.

collettiva

A parte i giovani artisti che lei predilige , ha mai valutato che vi sono artisti sopra gli anta originali ricchi di una vasta produzione che meriterebbero una maggior visione. Penso sovente che l’arte debba essere “giovane”, non è determinante il dato anagrafico. 

Quali sono gli artisti di punta della sua galleria? Lei frequenta gli studi degli artisti misconosciuti a caccia di novità?

Non faccio altro. La ricerca e lo scouting è senza dubbio una delle attività alle quali dedichiamo più tempo nel nostro lavoro in galleria.

 Lei partecipa sovente a Fiere d’arte di rilevanza tra le quali:  Artissima Fair , e recentemente, secondo la rivista Artribune la sua è stata fra le otto migliori gallerie della prima edizione di Roma Arte in Nuvola. Ha avuto riscontri positivi, conquistato nuovi collezionisti? Intende partecipare alla prossima edizione del 2022?

La pittura sovente viene dichiarata “morta” ma dopotutto è sempre tra noi, reinventata, resuscitata nonostante i detrattori. Forse questa antica e artigianale tecnica, che un tempo era frutto di committenze in assenza di macchine fotografiche, oggi soppiantata dal digitale, si pratica per atavica nostalgia?

La pittura ha una storia antichissima, e ha accompagnato l’uomo da sempre. Per questo, penso sia impossibile venga messa da parte, nonostante i progressi della tecnica e della tecnologia, applicati anche alle arti visive. Quello che dico sempre è anche che con la pittura, per gli artisti, è difficile mentire. Un lavoro di qualità è lampante e subito riconoscibile. Un lavoro, per così dire, improvvisato, dichiara subito la sua scarsa qualità.

 Richter il noto artista, che ho avuto il privilegio di incontrarlo nella Berlino degli anni ottanta, sostiene che la funzione della pittura è di soddisfare il bisogno di comunicare e lo sforzo di fissare la visione e gestire le apparenze. Qual’è la sua visione in merito?

 Quale genere d’arte preferiscono oggi i giovani collezionisti?

É difficile generalizzare, ma sicuramente la pittura si è ripresa lo spazio che merita, anche tra i giovani collezionisti

  L’arte è un mondo parallelo che ci salva da un mondo apparente? Vivere quotidianamente a contatto con le utopie dell’arte , i ”  visionari” i costruttori di sogni, come li chiamo io: gli artisti, ci fa guardare alla vita con una prospettiva di speranza per il futuro?

 Dopo la cancellazione del 2020, ritorna Arte Fiera Bologna che la vedrà tra le Gallerie d’arte partecipanti alla rassegna. Ogni  galleria presenterà un solo artista, possiamo sapere in anteprima il nome dell’artista che presenterà?

Nella Main Section, dove parteciperemo con uno stand di 36 metri quadri, è possibile presentare, in base alla nostra metratura, fino a tre artisti. Noi in questa edizione presenteremo Enrico Tealdi, Sabrina Casadei e Monica Carocci

Un consiglio per i giovani artisti?

Di essere sempre onesti con loro stessi e verso il loro lavoro. Di concentrarsi sullo studio e la ricerca, le uniche cose che possono far crescere la qualità della loro poetica.

Lina Wertmuller soleva dire: “Amare è essere impegnati, è lavorare, è avere interessi, è creare”.

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