Le terre degli Etruschi

 di Doina Ene*

 

La storia e la provenienza del popolo etrusco sono stati oggetto di moltissimi studi e speculazioni e il fascino che esercitano ancora oggi queste genti, ormai ritenute dai più autoctone, è ancora fortissimo.

Le aree occupate dagli Etruschi non coincidono precisamente con gli attuali confini amministrativi e i loro insediamenti si possono trovare oltre l’Appennino fino alle porte di Roma, dall’Adriatico al mar Tirreno. Ma se la loro presenza storica è ormai impalpabile, se non in sparute e isolate località come Marzabotto o superstiti nei musei archeologici, esiste una regione che invece continua ad avere un discreto ma sensibile contatto con questo lontano passato: questa terra è la Tuscia, un continuum territoriale che si estende tra la Toscana, il Lazio e l’Umbria. Qui la storia ha consentito alla natura di coprire e celare con il suo manto vegetale le testimonianze di una civiltà a cui tanto deve la Roma antica.

Immerse sotto la terra dei campi, nel fitto dei boschi, nelle impervie vallate possiamo riscoprire i resti di tante necropoli, degli abitati e dei templi. A volte spettrali a volte solari e bucolici questi siti sono disseminati sul territorio e possono apparire ai visitatori come perle nascoste, da cercare una ad una; un dono nascosto in un territorio splendido e dolce, curato da sempre dall’uomo che lo ha plasmato. L’elenco di questi luoghi è lungo, come capillare è stata la presenza degli Etruschi in queste aree, ma è utile citare almeno i centri della dodecapoli: Arezzo, Caere (Cerveteri), Chiusi, Volsinii (Orvieto), Populonia, Roselle, Tarquinia, Veio, Vetulonia, Perugia, Volterra e Vulci. Molti di essi sono oggi capoluoghi di provincia, altri solo dei siti archeologici disabitati. In tutti però si percepisce una presenza, una continuità della storia umana ricca di vicende, commerci e arte. La mancanza di epigrafi o testi sufficientemente articolati non ci permette tuttavia di sondare a fondo tutti gli aspetti della società etrusca e quindi tutto è demandato all’importante lascito in termini di sepolture che sono giunte fino ai nostri giorni e che continueremo a scoprire man mano che il territorio sarà indagato. In particolare le aree di Tarquinia e di Cerveteri sono attualmente quelle che più di tutte offrono testimonianze in gran quantità, in un contesto paesaggistico suggestivo e ancora intatto.

Tarquinia, splendida cittadina tra il mare e la campagna che diede a Roma ben tre re, oggi custodisce un magnifico palazzo nobiliare, Palazzo Vitelleschi, sede di un museo ricchissimo e suggestive chiese dove, tra tutte, la romanica Santa Maria in Castello regala un’attrattiva e un fascino assoluti. Poco fuori dell’abitato si trova la rinomata necropoli di Monterozzi, patrimonio UNESCO. Qui in una campagna apparentemente priva di particolari presenze, possiamo invece scoprire un gran numero di tombe a camera ancora interamente decorate grazie al fatto che furono ricavate in un banco di macco che ha consentito ai pigmenti di resistere per quasi tre millenni. Ecco quindi che si presentano a noi scene mitologiche, demoni, ricchi simposi, scene di danza, musicisti e animali esotici, pantere e leonesse. Ogni discesa dalla superficie alla camera ipogea è un viaggio nel tempo, dalla luce abbagliante dell’aperta campagna all’oscurità di questi sepolcri che però nulla hanno di triste e che anzi rappresentano la gioia di vivere di molti secoli orsono. Socchiudendo gli occhi ci sentiamo trasportati in un’epoca remota e mitica: questo è il regalo che riceviamo visitandole.

Sul pianoro antistante la necropoli è poi visibile la struttura dell’Ara della Regina che è quello che rimane del basamento di un grande tempio probabilmente dedicato a Diana e dal quale provengono gli splendidi Cavalli Alati fittili esposti in Palazzo Vitelleschi.

Verso sud, in direzione Roma che dista solo 40 chilometri, dopo aver superato Santa Severa e l’antica Pirgy porto etrusco di Tarquinia, si raggiunge Cerveteri. Qui ci attende un’altra grandiosa necropoli, quella della Banditaccia, anch’essa sito UNESCO, con tombe a tumulo e a camera. Sono stimate in circa 20.000, ma quelle visitabili sono naturalmente solo alcune decine. Questi sepolcreti risalgono al VII sec. a.C. e sono rimasti in funzione sino al I d.C.

La caratteristica peculiare della Banditaccia è quella di mostrarci le sepolture realizzate a imitazione delle case dei vivi, mentre l’apparato decorativo è scomparso dato che in questa zona la pietra è tufacea. Solo nel caso della celebre tomba ipogea cosiddetta dei Rilievi è ancora possibile ammirare gli stucchi colorati che illustrano quello che doveva essere il corredo di attrezzi e utensili disponibile in una abitazione etrusca.

Camminare tra i grandi tumuli ornati dalla peculiare vegetazione a cipressi, i grandi pini marittimi e la campagna circostante ci estrania da tutto, consentendoci un’immersione completa nella pace e nella bellezza delle architetture in armonia con la natura. Nei settori organizzati invece con le tombe a dado si ha l’illusione di trovarsi nelle vie di un’antica città etrusca.

Lasciata a malincuore la necropoli, non si può tralasciare di visitare il piccolo museo cittadino dove tra i vari reperti esposti possiamo ammirare il famigerato vaso di Eufronio, al centro di una lunga vicenda di furti e restituzioni, e l’urna degli Sposi.

Come ultima, ma non meno affascinante meta, troviamo Vulci in territorio toscano e quindi tornando indietro verso nord e superata Tarquinia. Organizzata lungo il fiume Fiora, le cui acque scendono dal Monte Amiata, dell’antica città non rimangono che le rovine del periodo etrusco e della successiva occupazione romana. L’antica porta fortificata, le mura, un basolato, la villa romana con ipogeo, un mitreo, sacelli, templi, abitazioni. Anche qui e forse più che altrove la natura custodisce incontaminata la storia di questa sfortunata città che per ultima tra tutte cadde tragicamente preda dei Romani nel 280 a.C.

Il parco naturale in cui si trova oggi comprende oltre al fiume anche il Castello dell’Abbadia, una fortificazione del XII sec., e il ponte in pietra romano sul Fiora detto dell’Arcobaleno o del Diavolo. All’interno è possibile visitare un piccolo ma moderno museo che espone un gruppo marmoreo di Mitra proveniente dagli scavi della città e che rivaleggia per bellezza con quello più famoso custodito nel museo di Tarquinia. Sempre nelle vicinanze sono presenti molte necropoli con tombe famose come la tomba François i cui affreschi, strappati e oggi celati nella Villa Torlonia a Roma, narrano l’importante vicenda di Mastarna alias Servio Tullio nota già all’epoca dell’imperatore Claudio.

In direzione est verso Viterbo, si trova Tuscania, incantevole località dal fascino medioevale, ricca di chiese in stile romanico e romanico-gotico come Santa Maria della Rosa. Da Tuscania lo sguardo può vagare verso l’orizzonte alla ricerca di nuovi paesaggi ed altri tesori da scoprire.

Verso Sovana con la sua magnifica cattedrale Romanica e la necropoli Città del Tufo che ospita la famosa tomba Il debranda ritenuta una tra le più importanti, le Vie Cave, l’oratorio rupestre di San Sebastiano, e poi Sorano e Pitigliano e via su per la Val d’Orcia in una terra che non ha mai fine e che attende i visitatori per offrire ancora arte, storia, natura e bellezza.

 

*  Storica dell’arte e guida turistica, è nata a Costanza, in Romania. Si è laureata all’Università di Bergamo in Scienze della Comunicazione e successivamente in Progettazione e gestione dei sistemi turistici. All’Università Statale di Milano ha conseguito la laurea in Storia e Critica dell’Arte. Attualmente è specializzanda in Beni Storico Artistici sempre presso l’Ateneo milanese.

 

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