Le imprevedibili ascese e vertiginose asimmetrie di ZAHA HADID

* di Apollonia Nanni*

 

I grandi cambiamenti portano sempre la ridefinizione di perimetri e attività e la riscrittura di nuovi processi, e “capitano” incontri capaci di evidenziare sorprendenti significati, nuove geometrie. “Voli imprevedibili e ascese velocissime. Traiettorie impercettibili codici di geometria esistenziale. Giochi di aperture alari”. Recitava così un famoso testo di Franco Battiato, da poco scomparso. Questi versi ci invitano a riflettere su quanti voli imprevedibili è soggetta la nostra esistenza, tra atterraggi di fortuna e ascese velocissime. Animata da passione implacabile, bulimica per tutto ciò che è Arte, ho sempre uno sguardo curioso, meravigliato e trasversale sul mondo. Mentre sento lo sciabordio dell’acqua che s’infrange sugli scogli, mi accingo a scrivere raccontando un personaggio straordinario che mi ha conquistata con le sue costruzioni enigmatiche, una donna di carattere, testarda tenace, imprevedibile, geniale! Una attenta introspezione, sarà la mia chiave d’accesso, per interpretare una personalità così complessa ma affascinante. Chi non l’ha mai conosciuta, si stupirà leggendo alcuni tratti identificativi del suo essere una donna speciale. La sua poliedricità la porta ad esprimersi attraverso diverse discipline. Intorno a me un fragoroso silenzio necessario per “visualizzare” le fantasmagoriche architetture di una mente visionaria. In punta di penna “entro” nelle sue stanze. Zaha Hadid per oltre 35 anni ha concepito progetti grandiosi in tutto il mondo e rivoluzionato il modo di concepire l’urbanistica. “La cosa interessante nel vedere questi progetti finiti è che c’è sempre qualcosa che non t’aspetti, imprevedibile”.

Le donne si sono sempre adoperate a costruire case, e con l’evoluzione dei tempi: edifici, città moderne, strabilianti architetture, hanno preso forma, contribuendo alla loro civiltà, frutto delle loro infinite visioni, spesso non ricevendo alcun merito per il loro operato, in nome di antichi pregiudizi, sfatati dal genio femminile anche nell’architettura. Forse perché l’architettura è ritenuta, a torto, “mestiere da uomini”? Talento, visione, competenza e un pizzico di follia, ed ecco una ARCHISTAR fra le più geniali menti dell’architettura del nostro tempo: Zaha Hadid è stata un’architetta e designer irachena naturalizzata britannica. Difficile sintetizzare il suo stile, edifici che sfidano le leggi di gravità. Nasce a Bagdad nel 1950 in una famiglia agiata, il padre è un imprenditore edile e politico, la madre un’artista. L’Iraq ricca di fascino dal passato prezioso, culla delle più antiche civiltà babilonesi e assire della storia, dove è molto sentito il sentimento religioso che verte sul rispetto delle tradizioni culturali, la vede ancora bambina girare per Musei e gallerie d’Arte con i suoi genitori. “Mamma, voglio disegnare le stanze e i mobili pe la casa della zia”, a soli 7 anni manifestava la sua tendenza per l’architettura. La cosa più difficile, scrive Nietzsche, è diventare quello che sei. Ognuno di noi nasce con un destino tracciato. Definizione espressa nell’incipit de: “Il Codice dell’anima” di James Hillman, saggio sul daimon, quella vocazione che accompagna l’individuo al concepimento del proprio destino: “Ecco quello che devo fare, quello che devo avere. Ecco chi sono”. “Sono sempre stata interessata al concetto di frammentazione e all’idea di astrazione ed esplosione, de-costruendo le idee della ripetitività e della produzione di massa”. Il suo un “pensiero libero”, volo creativo indipendente, Rem Koolhaas, dapprima suo professore, in seguito fedele amico e collega, l’ha definito: “Una combinazione di bellezza e forza”. Zaha studia matematica all’ Accademia di Beirut. Nel 1972 si trasferisce a Londra per completare gli studi alla Architectural Association. Insegnerà in prestigiosi istituti e diverse Università americane come Harvard e Yale. Nel 1979 fonda a Londra il suo studio di architettura: Zaha Hadid Architects.

Un team composto da 240 architetti, designer, menti illuminate. Uno dei principi fondamentali nel suo lavoro è sin dall’inizio l’innovazione. Influenzata dall’avanguardia russa, prediligeva Malevic e quel suo “quadrato nero” che ha fatto storia! Sperimentava in ogni disciplina, applicando ai suoi progetti “frammenti avanguardisti”. Innumerevoli le incarichi da ogni parte del mondo. Il miliardario russo Doronin le commissionò un incredibile edificio, una dimora astronave che ricorda un oggetto volante, per la fidanzata di allora Naomi Campbell. Il genio di Hadid è sparso per il mondo, anche grazie al successo di tale imponente architettura. Forme flessuose e molteplicità prospettiche, azzardi futuristici. Uno stato d’animo di un mondo parallelo, direi obliquo. Visitare, entrare in una delle sue costruzioni mirabolanti procura una sensazione labirintica, come camminare in un cretto di Burri, o trovarsi in un dipinto capovolto di Baselitz! I tre lavori più rappresentativi della sua carriera: la Vitra Fire Station di Weil am Rhein, in Germania, dapprima destinato a essere una Caserma dei Pompieri, poi adibito a Museo di Arte Contemporanea, design e progettazione di mobili. VITRA ospita opere dei maggiori architetti, tra cui quelle di Zaha, meta negli anni ‘90 di uno dei tanti tour affettivi e di lavoro insieme al mio compagno di vita e Arte, l’Artista Alessandro Mazzitelli. Esperienza indimenticabile! Il Rosenthal Center for Contemporary Art di Cincinnati e il Maxxi di Roma, il polo delle Arti contemporanee che ha proiettato la Città eterna nel futuro. Ha partecipato a ben 22 Biennali di Architettura di Venezia. Singolare l’installazione The Arum Shell, presentata nel 2012 insieme a Patrick Scumacher, architetto che dalla morte della Hadid, nel 2016, è a capo dello Zaha Hadid Architects, oggi uno degli studi di architettura più affermati al mondo. Sarà proprio tale studio, grazie al Piano per i Grandi attrattori culturali e ai fondi stanziati dal Governo italiano, a curare la realizzazione del Museo del Mare di Reggio Calabria, con una imponente opera della geniale Hadid, risalente ad un concorso di progettazione del lontano 2007, come ha recentemente ufficializzato il sindaco Giuseppe Falcomatà, con l’ambizioso e comprensibile intento di “far diventare tale Centro la meta turistica più importante della Calabria”. Lo stile di Hadid lo riconosci subito: opere curvilinee, plastiche estroflesse in cui si intrecciano materiali come vetro, acciaio, lastre di titanio e plastica, ispirazione tratta dalla natura, unico referente di un Artista, in cui domina anche l’influenza di una certa cultura araba che si espande anche nel design e nella moda. Famose le sue collezioni di scarpe, borse e gioielli create per i marchi più famosi: Lacoste, Louis Vuitton e Swarovski. Con le sue forme impossibili ha costruito e abbellitolo skilyane di mezzo pianeta. La chiamavano “l’inventore degli 89 gradi”. Niente era mai 90 gradi. Aveva una visione spettacolare. Prima donna a vincere i tre principali riconoscimenti del modo dell’architettura: il Pritzker Prize, lo Stirling Prize e la Medaglia d’oro del Royal Institute of British Architects. Inevitabile suscitare le invidie e stroncature di molti. Stroncata da un infarto nel mese di marzo 2016, a soli 65 anni in Florida, rimarrà nella storia. Hadid non ha mai costruito, per paradosso, una famiglia. Viveva in un appartamento ascetico vicino al suo ufficio di Londra, con mobili all’avanguardia disegnati da lei, ma privo di cucina. Sono convinta che la dedizione al suo lavoro e i tanti riconoscimenti l’abbiano ricompensata e saziata oltremodo. Era madre e amante delle sue creazioni. L’arte ti ruba tutto, ti denuda, ti rende “astemia” ai luoghi comuni, ma diventi un “alcolizzato” dell’Arte e necessiti dissetarti quotidianamente alla fonte di questo irrinunciabile e immaginifico miracoloso elisir!

 

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