Il racconto delle pandemie nei diari della Storia

di Bianca Sestini*

 

A Pieve Santo Stefano un prezioso Archivio custodisce memorie passate e presenti. Istantanee in presa diretta condivise e “capaci di far sentire il Paese meno solo”

 

Un paese dentro il paese, su carta. Oggi l’Archivio dei diari di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo, ospita più di 8.000 storie. Le prime hanno preso casa qui quasi quarant’anni fa, in risposta all’invito che il giornalista e scrittore Saverio Tutino fece pubblicare su alcuni giornali nel 1984. L’Italia aveva bisogno di una “banca della memoria”, un luogo che servisse a custodire e grazie a cui rimettere in circolo il patrimonio autobiografico di un popolo.

I diari, le memorie e gli epistolari depositati a Pieve e resi fruibili dalla collettività hanno generato nuova ricchezza. Dalle collaborazioni scientifiche ai convegni, passando per saggi, collane, antologie, manoscritti originali fino alla ricerca che ispira spettacoli teatrali e film, l’Archivio brulica di attività durante tutto il corso dell’anno. Il Premio Pieve Saverio Tutino funziona da calamita per testi inediti. Gli scritti in concorso vengono selezionati da un’apposita commissione di lettura; fra gli otto finalisti una giuria nazionale sceglie il vincitore, a cui spettano una somma di denaro e la pubblicazione del diario, o della memoria. Nei documenti che trovano posto sugli scaffali dell’Archivio c’è il “fruscio degli altri” di cui parlava Tutino. Il Piccolo museo del diario lo racchiude in quattro stanze tramite un percorso multisensoriale e interattivo fatto di suoni, fotografie, video, installazioni.

Poi è arrivato il Covid-19. Sospesa ogni attività aperta al pubblico, le connessioni invisibili fra le storie e i lettori/ascoltatori hanno rischiato l’esilio in uno sterile, deprimente limbo. Inevitabile che in quel periodo l’Archivio dei diari abbia trasferito tutta la sua comunicazione online. L’attore Mario Perrotta ha contribuito a questo sforzo con un “Manuale di sopravvivenza”: sul canale YouTube dell’ente una serie di filmati propone la sua lettura recitata delle memorie di Vincenzo Rabito, protagonista indiscusso del Piccolo museo e autore di un vero e proprio caso editoriale. Rai Radio 3 ne ha trasmetto in diretta un’antologia, diventata più tardi un podcast.

Con “Italiani in quarantena. Diari dall’isolamento” l’Archivio ha messo il Paese allo specchio. Dal 21 marzo al 17 maggio, ogni tre giorni, sono stati condivisi su Facebook estratti di testi autobiografici (spesso inediti) su altre “solitudini forzate” del passato. “Stiamo ricevendo una grande quantità di diari che parlano di quarantena”, spiega Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio. “Frequento questa realtà con vari ruoli dal 1992, è la prima volta che un fatto così dirompente viene raccontato in presa diretta”.

Natalia Cangi, direttrice dell’Archivio

A monte della selezione di testimonianze conservate a Pieve Santo Stefano e confluite nella rubrica social della primavera 2020, c’è una ricerca tramite parole chiave che spaventano: tifo, colera, spagnola. “Il tema delle pandemie ha imperversato a livello autobiografico dai primi dell’Ottocento”, commenta Cangi. “C’è la dimensione individuale ma anche lo sguardo sulla collettività, ci ritrovo tanti avvertimenti. I contesti storici sono diversi, la scienza di cui beneficiamo oggi è un dono straordinario che non ha aiutato chi ha vissuto un’epidemia prima di noi. Però quelle persone ci restituiscono dei pezzetti di vita che sono molto simili ai nostri. I contenuti sono stati seguitissimi, ci hanno chiamato davvero in tanti per poter usufruire dei documenti che abbiamo pubblicato. Riportarli alla luce ha fatto sentire le persone meno sole. Forse abbiamo anche incoraggiato la mole di scritti autobiografici che ci stanno arrivando”.

L’Archivio dei diari, contenitore di memoria condivisa di gente comune, è anche un “osservatorio costante sul presente, aggiunge la direttrice. “Si è parlato di Io ipertrofico, ho letto moltissime critiche sulla tendenza a scrivere immediatamente su un fatto che avrebbe bisogno di essere analizzato e capito. Oggi raccogliamo l’istantanea, verrà il momento in cui le persone ripercorreranno questi giorni in una forma più meditata, ma esserci è importante. Penso che tenere insieme il racconto del passato e quello del presente sia la sfida più affascinante che siamo chiamati ad affrontare ogni giorno”.

Foto: Luigi Burroni per Archivio Diaristico Nazionale

 

*  Bianca Sestini, toscana, 28 anni, appassionata di fotografia, escursioni, storie di gente. «Bologna mi ha dato la laurea
in Legge, Roma il praticantato giornalistico alla Luiss. Argomenti preferiti: scienza, viaggi, economia e società».

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