9/11/89 la caduta del Muro di Berlino

paola vignati 1

*di Paola Vignati*

Il 9 novembre 1989 crolla il muro di Berlino, il simbolo per eccellenza della Guerra Fredda, sono passati oltre trent’anni da un evento che ha segnato la travagliata storia del Novecento. La storia del muro inizia dopo la distruzione della città, nel 1945, ad opera dell’Armata Rossa, la Germania divisa in quattro zone di occupazione: americana, inglese, francese e russa. Per quarantacinque anni queste potenze si divideranno il paese. Lo stesso accade a Berlino, divisa in Est ed Ovest. Berlino Ovest è una picco- la enclave occidentale nella rossa Germania Est la DDR, la Repubblica Democratica Tedesca. Krusciov, il segretario del Pcus, prima della costruzione del muro, consapevole della delicata situazione, parlando della città tedesca disse: “Berlino è come i testicoli dell’Occidente. Quando voglio far strillare l’Ovest, schiaccio Berlino”. Fino al 1961, anno della costruzione del muro, 3,5 milioni di abitanti della DDR avevano lasciato la Repubblica democratica tedesca per trasferirsi all’Ovest. Circa il 20% del totale della popolazione. Partiva l’élite del Paese: professionisti, insegnanti, intellettuali. Un vero e proprio esodo che minacciava il sistema del blocco comunista. Passare il confine era molto semplice, bastava prendere la metropolitana o una linea di superficie, che da Est conduceva a Ovest. Ogni giorno migliaia di berlinesi dell’Est raggiungevano l’Ovest per lavoro o per andare in visita dai parenti, era ovviamente proibito trasferirsi in modo permanente, ma non era difficile farlo. Durante i primi anni della divisione della città erano state separate le linee elettriche, ma non l’acquedotto e i mezzi di trasporto.

muro di berlino 2

IL 13 AGOSTO 1961 La situazione cambia la notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, quando Ulbricht, il segretario del partito comunista della Ddr, con l’Operazione Rosa, guidata da Honecker e approvata da Krusciov, dà l’ordine di chiudere il confine, con effetto immediato, tra le due Berlino. Quarantamila uomini erigono, in una sola notte, un muro d’acciaio o, meglio, di filo spinato lungo centocinquacinque chilometri. Trecento le tonnellate di filo spinato utilizzate, una quantità spropositata, che la Ddr aveva reperito, in gran segreto, nelle settimane precedenti anche all’Ovest. Alle sei della mattina del 13 agosto 1961 il lavoro poteva dirsi concluso. Diecimila uomini e i carri armati sovietici pattugliavano il confine, la metropolitana era stata chiusa. La milizia dei lavoratori, un corpo paramilitare su base volontaria, presidiava anch’essa il confine, il suo scopo era trasmettere l’idea che il popolo fosse favorevole alla decisione. Quella mattina quando i berlinesi dell’Est scesero per strada, si trovarono l’esercito e soprattutto la milizia dei lavoratori armata che pattugliava il confine, con le armi non tanto rivolte verso il minaccioso Ovest quanto verso i cittadini della Ddr, per paura che fuggissero. Molti lo fecero proprio quel giorno, circa ottocento persone, ma nessuno fece loro del male, le armi della milizia non erano cariche proprio per evitare incidenti di quel tipo.

berlin wall

IL BALUARDO DI PROTEZIONE ANTIFASCISTA

Il baluardo di protezione antifascista, così com’era era chiamato il muro nella Repubblica Democratica, continuamente perfezionato e difeso, dividerà Berlino e il mondo per ventotto anni. Ogni tentativo di evasione riuscito o meno lo rendeva sempre più invalicabile. La manutenzione e il mantenimento del muro rappresentavano per l’Est e la sua precaria economia una spesa esorbitante. Si stima che, a partire dagli anni Ottanta, la cifra approssimativa fosse quasi un miliardo di euro attuali all’anno. Inoltre il muro era costantemente illuminato a giorno, questo comporta- va continui razionamenti della fornitura di energia elettrica ai cittadini di Berlino Est soprattutto nei mesi invernali.

HANNO DETTO SUL MURO

“Non ho nessuna intenzione di costruire un muro”. Walter Ulbricht, Capo di Stato della Germania Est, 15 giugno 1961. “Chi non rispetta il confine dovrà assaporare le pallottole”. Heinz Hoffmann, Ministro della difesa della Ddr, Agosto 1963. “La libertà ha molte difficoltà e la democrazia non è perfetta, ma non abbiamo mai dovuto costruire un muro per tenere dentro la nostra gente e impedire loro di lasciarci. Tutti gli uomini liberi, ovunque essi vivano, sono cittadini di Berlino e, quindi, come uomo libero, sono orgoglioso delle parole Ich bin bin Berliner (sono un berlinese)” J.F. Kennedy, Presidente degli Stati, Uniti 26 giugno 1963. “Mister Gorbacev abbatta questo muro!” Ronald Regan, Presiden- te degli Stati Uniti, 12 giugno 1987. “Il muro rimarrà cinquanta e anche cento anni” Eric Honecker. leader della Ddr, 19 gennaio 1989. IL 9 NOVEMBRE 1989 Il 7 ottobre 1989 la Repubblica Democratica Tedesca festeggiava il suo quarantesimo compleanno, l’ultimo. Nel mentre si moltiplicavano per Belino Est le manifestazioni che chiedevano riforme e libertà. Nello stesso mese Honecker, il leader della Ddr, si era dimesso, sostituito da Egon Krenz che aveva deciso di concedere ai cittadini dell’Est permessi per viaggiare all’Ovest. Il 9 novembre 1989, durante una conferenza stampa, si era diffusa la notizia che tutti i berlinesi dell’Est potevano attraversare il confine e raggiungere Berlino Ovest. I tedeschi si precipitarono ai punti di confine e le guardie non poterono fare nulla se non aprire i varchi. Il muro era caduto senza sparare un solo colpo di pistola.

torretta di guardia

QUEL CHE RESTA DEL MURO

A Berlino è possibile visitare quel che resta del muro attraverso un vero e proprio percorso nella storia, partendo dalla Porta di Brandeburgo simbolo per eccellenza della Berlino divisa, della Guerra Fredda, è ora la rappresentazione dell’unità della città. Ancora il Checkpoint Charlie, oggi una trappola per turisti con finti soldati americani, ma durante la Guerra Fredda era un punto di passaggio del confine molto famoso, riservato agli stranieri e ai diplomatici che potevano transitare nelle due Berlino. Era stato il terzo varco aperto dagli americani, da questo deriva il suo nome: Charlie è la terza lettera dell’alfabeto fonetico della Nato. Proprio al Checkpoint Charlie, nell’ottobre 1961, pochi mesi dopo la costruzione del muro, i carri armati russi e americani si fronteggiarono direttamente e andarono molto vicini ad innescare la tanto temuta Terza Guerra Mondiale.

POTSDAMER PLATZ

Potsdamer Platz era il cuore di Berlino prima di essere distrutta durante laSeconda Guerra Mondiale. Negli anni della Guerra Fredda la superficie di 62mila metri quadrati era diventata inaccessibile a causa del Muro. Oggi è una piazza vitale con una doppia fila di ciottoli ad indicare il perimetro del muro; inoltre alcune piccole porzioni sono state conservate ed integrate con pannelli esplicativi. Molto vicino alla piazza è possibile vedere una delle trecento originarie torrette di guardia del muro.

GEDENKSTÄTTE BERLINER MAUER è il sito commemorativo sul Muro di Berlino che lo descrive in ogni suo aspetto, infatti, ingenuamente, quando si immagina il Muro di Berlino si pensa ad un semplice muro divisorio, ma non era così.

gedenskstatte berlino

LA STRUTTURA DEL MURO

Il primo muro interno, dalla parte di Berlino Est era alto circa tre metri, poteva essere in cemento o in rete metallica elettrificata; numerosi sensori di rilevamento erano collegati alle torrette di guardia, oppure attivavano un’arma automatica. Una volta superato questo primo ostacolo si entrava nella zona della morte con una rete alta circa due metri, rinforzata con del filo spinato, c’erano quindi i feroci pastori tedeschi legati a cavi d’acciaio per controllare il perimetro molto vasto. Il terreno era ricoperto di sabbia che veniva regolarmente rastrellata per individuare le impronte; se invece erano presenti delle superfici erbose al di sotto potevano esserci chiodi o mine. Solo alla fine c’era il muro vero e proprio alto quattro metri, con un cilindro in cemento nella parte finale per rendere impossibile l’ancoraggio. Una volta superato non si era ancora in salvo: il terreno circostante apparteneva ancora a Berlino Est per cui le guardie potevano sparare sui fuggitivi. La vera frontiera era costituita dai molteplici pannelli che indicavano i vari settori.

LA COMPRAVENDITA DEI PRIGIONIERI POLITICI

Chi provava a fuggire veniva subito preso e finiva in carcere. Nel corso di quei ventotto lunghi anni, la Ddr aveva trovato il mondo di lucrare sul muro attraverso la vendita dei prigionieri politici. Una delle principali fonti di guadagno della Repubblica Democratica che otteneva il duplice risultato di svuotare le prigioni e ridurre il suo deficit. Si stima che tra il 1963 e il 1990 la Germania Ovest abbia pagato due miliardi di euro alla Ddr in cambio di 32.000 prigionieri. Tuttavia ci furono molteplici tentativi di fuga riusciti: i più spettacolari con cavi sospesi, mongolfiere, aerei ultra leggeri, attraverso tunnel scavati nel sottosuolo, ma anche grazie alle stazioni della metro fantasma (le stazioni abbandonate che collegavano le due Berlino). Ancora, a bordo dei treni che attraversavano legalmente il confine, a nuoto nella Sprea. Si calcola che siano morte circa centocinquanta persone nel tentativo di attraversare il muro ma oltre cinquemila ci siano riuscite.

east side gallery

EAST SIDE GALLERY

Se a Berlino EST il Muro era grigio, tetro ed inavvicinabile a Berlino Ovest era spesso coperto di graffiti. Dopo la sua caduta, è stato in larga parte smantellato. La scelta di conservarne un lungo tratto, circa 1300 metri, parallelo alla Sprea, ha dato origine alla East Side Gallery, il muro trasformato in galleria di murales. Moltissimi gli artisti impegnati nella vasta opera, i dipinti realizzati, carichi di ottimismo e fiducia nel futuro, sono un mix di simboli politici, racconto del passato e visioni futuristiche. Il dipinto più noto è Mio dio aiutami a sopravvivere a questo amore nefasto, ritrae Brezhnev, il leader dell’URSS, e Honecker, il leader della Ddr, che si baciano sulle labbra ad occhi chiusi. Il murales non è frutto di fantasia, ma la copia di una foto scattata nel 1979. Quel tipo di bacio, nei Paesi comunisti, era segno di grande rispetto. Nel 2009 il dipinto e l’intera galleria sono stati restaurati. A fine lavori una nuova minaccia ha messo in pericolo l’intero muro: un gruppo immobiliare, guidato da un ex informatore della Stasi, voleva abbatterne una porzione per avere un accesso diretto al fiume. Le numerose proteste di massa sono riuscite ad impedire un simile scempio.

DIE MAUER PANORAMA è un’opera monumentale, o meglio un panorama a 360 gradi dell’artista Yafegar Asisi. Dal 2012, questa installazione alta quindici metri e larga sessanta, rappresenta e descrive, attraverso l’immagine di una desolata sera invernale, la Berlino Est degli anni ’80. Lo spettatore è in piedi su una passerella situata a Berlino Ovest con vista sulla zona della morte e sulla Ddr. La visita immersiva è di grande impatto, si viene catturati dall’atmosfera cupa e triste che avvolge Berlino Est, inoltre si comprende chiaramente l’impatto del muro sulla vita dei berlinesi.

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