Riscoprendo Pompei. Lo scavo della Regio V

Tra gli ultimi ritrovamenti: uno scrigno, l’affresco dei gladiatori e un’iscrizione

di Alessandra Randazzo 

Pompei, grazie alle nuove scoperte archeologiche, si presenta al grande pubblico come uno scrigno prezioso, capace di emozionare e suscitare entusiasmo nonostante quasi due secoli dalla scoperta. Dopo Maiuri, la ricerca nel sito vesuviano aveva interessato solo porzioni limitate di terreno, con saggi d’indagine e una stratigrafia spesso limitata. Ma i dati emersi da marzo 2018, cioè da quando hanno preso avvio i lavori di messa in sicurezza dei fronti di scavo comprendenti la Regio V, hanno permesso di conoscere e approfondire il quotidiano di Pompei grazie a numerose scoperte eccezionali. La zona interessata dall’intervento d’indagine si estende su una superficie di oltre 1.000 mq, il cosiddetto cuneo, posto tra la Casa delle Nozze d’Argento e la Casa di Marco Lucrezio Frontone. I dati sono sorprendenti. Domus, vicoli, affreschi dai vivaci colori, oggetti del quotidiano e anche diverse vittime dell’eruzione del 79 d.C., come le tessere di un puzzle, raccontano uno spaccato ricco e diverso da quello fino ad ora venuto alla luce da quando nel 1748 iniziarono i primi scavi ad opera dei Borbone. In questi 22 ettari di terreno, ancora da indagare, si sta contribuendo ad arricchire la conoscenza di una città che già da tempo si pensava nota e che, grazie al contributo di numerosi esperti nel campo della conservazione e del restauro, oltre che di archeologi, antropologi e vulcanologi, porterà l’indagine ad essere coadiuvata dalle più moderne tecnologie capaci di interpretare i dati con sempre più precisione e dettaglio.

Seguendo le orme di un antico pompeiano e percorrendo vicoli e strade, il viaggio alla scoperta della Regio V ci mostra le prime attività commerciali. Un thermopolio, infatti, si affaccia con il suo bel bancone affrescato su un tratto di strada tra il vicolo delle Nozze d’Argento e il vicolo dei Balconi, anch’esso portato interamente alla luce solo di recente. La bottega, che in antico doveva servire bevande calde e fredde ma anche pasti frugali, possedeva una piccola insegna pubblicitaria, da richiamo per gli avventori che dopo le stancanti attività lavorative volevano consumare velocemente qualche pietanza. Per quanto strutture come queste siano ben note a Pompei – di fatto se ne rilevano un’ottantina – il rinnovarsi della scoperta, accompagnata dagli oggetti di uso comune come anfore contenti liquidi o vasellame ad uso domestico, continuano a trasmettere emozioni intense che riportano a quegli istanti tragici dell’eruzione ma che, nonostante tutto, ci hanno permesso di conoscere a fondo la civiltà romana. Ma il viaggio lungo le strade continua e le abitazioni, con le loro forme allungate, abbracciano vicoli e accolgono i curiosi passanti tra ambienti nascosti e pareti ricche di colori. Due abitazioni in particolare, la Casa di Giove e la Casa del Giardino, hanno restituito affreschi particolarmente suggestivi e numerosi oggetti di uso quotidiano negli ambienti che furono ricoperti da ceneri e lapilli. I ricchi proprietari, amanti del lusso e dell’eco dello splendore dell’antica Grecia, hanno voluto decorazioni ispirate ai grandi miti classici e particolarmente rappresentativi per il loro status sociale: Leda e il cigno, Venere e amorini, Narciso e il catasterismo di Orione, sono solo alcune delle scene che adornano interni ed esterni, segno che i proprietari godevano di un certo spessore culturale che spesso si manifestava nella scelta di determinati soggetti affrescati sulla ricca decorazione parietale o su mosaici. Dall’unione tra la moglie di Tindaro, Leda, e il Giove trasformato in Cigno, nasceranno, fuoriuscendo da uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), Clitemnestra ed Elena, futura moglie di Menelao re di Sparta e amante di Paride, causa della celebre guerra di Troia.

La rappresentazione della religio romana, con Dei itifallici protettori delle fortune economiche delle abitazioni, come il maestoso Priapo ritrovato su una parete di una casa su via del Vesuvio, o i Lari protettori della domus e serpenti agatodemoni portatori di prosperità e buon auspicio, si intrecciano in un felice connubio particolarmente rappresentativo a Pompei con la superstitio che allontana le forze negative e di probabile ascendenza orientale. Tra gli ultimi ritrovamenti, non si può non ricordare uno scrigno contente amuleti, gemme ed elementi decorativi, chissà, forse legati alla sfera femminile e al mondo della magia, appartenenti ad una delle donne della Casa del Giardino (dove la cassetta è stata ritrovata) e un affresco con una scena di combattimento  tra gladiatori. Quest’ultimo proviene da un’attività commerciale posizionata in un ambiente alle spalle dello slargo di incrocio tra il Vicolo dei Balconi e il Vicolo delle Nozze d’Argento, probabilmente un sottoscala. Al di sopra della pittura, anche l’impronta di una scala lignea, che fa ipotizzare la presenza di un secondo piano forse alloggio del proprietario o cella per l’esercizio della prostituzione. La particolare vivacità della scena, secondo alcuni poco raffinata rispetto ad altre bellezze su affresco, permette anche di identificare la tipologia di combattenti attraverso l’analisi delle loro armi. Un mirmillone e un trace, questi i gladiatori che si sfidano a duello. Il mirmillone impugna il gladium, corta spada romana e un grande scudo rettangolare (scutum), veste un elmo a tesa larga ed è dotato di visiera con pennacchi, il cimiero; l’altro, il trax, è in posizione soccombente, con elmo (galea) a tesa larga ed ampia visiera a protezione del volto, anch’esso sormontato da un alto cimiero. Quest’esercizio con molta probabilità doveva essere frequentato soprattutto da gladiatori, vista la vicinanza dalla “caserma” da dove, tra l’altro, provengono numerosissime iscrizioni graffite afferenti questo mondo. Non sappiamo l’esito dello scontro. Poteva esserci la grazia o la morte ma, contrariamente a quanto si crede, lo spettacolo dei gladiatori non era finalizzato alla morte, anche perché allenare un gladiatore doveva costare non poco ad un imprenditore.

Tra le varie scoperte nella Regio V, però, una ha sorpreso in modo particolare. Si tratta di un’iscrizione proveniente proprio dalla Casa del Giardino. Ma cosa ha suscitato l’attenzione degli studiosi? Sappiamo che si tratta di una scritta a carboncino il cui testo, in carattere corsivo e di non chiara lettura, ha visto lo studio di diversi epigrafisti e paleografi. Al momento, di leggibilità più o meno chiara è la seguente riga: XVI (ante) K (alendas) Nov (embris) che secondo i calcoli del calendario romano corrisponderebbe al 17 ottobre. Proprio questa data, che molti riportano come prova che l’eruzione avvenne in autunno e non il 24 agosto come invece riporta la tradizione delle trascrizioni medievali di Plinio il Giovane, ha creato non poche polemiche perché se da un lato il testo ancora da tradurre rimane oggetto di interpretazioni evanescenti come il materiale con cui è stata apposta, il carbone, la datazione autunnale, per chi conosce la storia di Pompei, non sembra assolutamente una novità. Proprio la studiosa e direttrice degli scavi di Pompei, Greta Stefani, grazie alla comparazione dei testi antichi e delle fonti archeologiche derivate da lunghe indagini non solo a Pompei, sostiene che è plausibile pensare ad una possibile eruzione del Vesuvio proprio nel periodo autunnale.

Come più volte accennato dal Direttore Massimo Osanna, il cantiere della Regio V diviene uno scavo nello scavo, perché oltre alla stratigrafia antica, è interessante studiare anche il modus operandi degli scavatori borbonici che, seppur con enormi danni alle strutture, hanno lasciato tracce interessanti dei loro lavori. A Pompei viene finalmente restituita la sua immagine più stringente, non solo quella di una città il cui tempo si è fermato, ma di una città sempre in movimento con un grande pubblico internazionale pronta a visitarla. Pompei è viva e dopo secoli continua ancora a raccontarci la sua straordinaria storia, senza sensazionalismi e misteri irrisolvibili ma attraverso il piacere e il dovere della divulgazione che finalmente esce dall’accademia per informare tutti sulle bellezze che la nostra Italia deve e dovrà difendere, tutelare, preservare e valorizzare oggi e domani.

 

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