Pechino

Una delle tante facce della Cina

di Margherita Bordino

Rumore, caos e memoria imperiale. Sembra di essere nei quartieri spagnoli di Napoli e invece siamo a Pechino. Così affascinante e contraddittoria, caotica e tranquilla al tempo stesso. Tra gli oltre 21.000.000 di abitanti e le migliaia di turisti provenienti dal Paese è impossibile riconoscere o individuare altri occidentali. Pechino è un altro mondo. È un mondo inatteso, forse troppo confuso con la realtà nipponica. Pechino è solo uno delle tante facce della Cina, del Paese più avanzato al mondo, per alcune cose, e più arretrato, per delle altre. La Città Proibita, Piazza Tienanmen, il Palazzo d’Estate, il Tempio del Cielo, la Grande Muraglia. Per potere godere di questi luoghi, della loro storia e della loro grande attualità sono necessari almeno quattro o cinque giorni. Piazza Tienanmen è la piazza più grande della città, letteralmente vuol dire porta della Pace Celeste. Costruita nel 1417 e rinnovata nel 1651 all’inizio della dinastia Qing, è considerata uno dei luoghi simbolo della nazione cinese. Piazza Tienanmen è il centro politico della Cina, in cui si percepisce bene l’ordine richiesto dal regime, meglio noto coma la Repubblica popolare cinese. Alla fine della piazza si trova la Città Proibita, palazzo imperiale delle dinastie Ming e Qing. Per quasi 500 anni, è stata abitazione degli imperatori e delle loro famiglie, ma anche centro cerimoniale e politico del governo. Costruita tra il 1406 e il 1420, il complesso è composto di 980 edifici divisi in 8.707 camere e copre 720.000 metri quadrati che ne fa il più grande palazzo del mondo. La Città Proibita è simbolo della sontuosa architettura tradizionale cinese ed ha influenzato gli sviluppi culturali e architettonici dell’Asia orientale. Altro complesso architettonico simile ma con una pianta del tutto differente è il Palazzo d’Estate. Letteralmente “giardino dell’armonia educata” è oggi un parco frequentatissimo. È dominato dalla collina della longevità e dal lago Kunming. Nei 70.000 metri quadrati in cui è costruito il complesso di edifici si trova una notevole varietà di palazzi, giardini ed altre strutture architettoniche. La sua costruzione è iniziata nel 1750 con l’imperatore Qianlong. I cinesi sono stati, in passato, un popolo molto devoto e credente. Oggi diviso tra taoisti e atei, in particolare i giovani. A Pechino c’è una quantità impressionante di templi, ma tra tutti ad avere un’imponente storicità e bellezza è il Tempio del Cielo. Un complesso di edifici culturali taoisti che si trova nella parte meridionale della capitale, nel distretto di Xuanwu. Il tempio era usato per il culto officiato dall’imperatore al “Cielo” (Tian), la divinità principale della religione tradizionale cinese, il quale teneva cerimonie di sacrificio per invocare la tempestività di vento e pioggia e la pace sotto il cielo. Tutto intorno agli edifici che costituiscono il Tempio del Cielo c’è un giardino a cui accedono quotidianamente diversi pensionati. È questo per loro un luogo di pace dove ritrovarsi, giocare a carte e fare attività fisica. Pechino è la città che non ti aspetti anche dal punto di vista sociale. La povertà è evidente, si tocca con mano, ma il cibo non manca a nessuno. Il lavoro è tanto, con ritmi ben insistenti e seppur per i giovani è difficile farsi un futuro a causa dei prezzi assurdi delle case, la pensione in alcuni casi arriva molto presto: tra i 50 e i 65 anni, in base al mestiere. Per vivere appieno la città e sentirsi un pechinese bisogna trascorrere qualche ora negli Hutong: sono strade strette o vicoli, formati da file di siheyuan, le tradizionali abitazioni a corte. Molti quartieri sono formati dall’unione di più siheyuan tra di loro, quindi dall’unione di più hutong. Di recente alcuni hutong sono stati protetti per preservare questo aspetto della storia e della cultura cinese. Qui si respira la cultura cinese, quella del popolo, della terra, degli odori e dei sapori della cucina, che non è così malvagia.

Spostandoci dal cuore della città percorrendo la via sacra, non si può andare via da Pechino se non si è saliti sulla Grande Muraglia, una delle sette meraviglie del mondo. Badaling è il sito in cui sorge il tratto più visitato della muraglia, circa 80 chilometri a nordovest dalla città. La porzione del muro che corre all’interno dell’area fu edificata durante la dinastia Ming, assieme ad un avamposto militare, a dimostrazione dell’importanza strategica della zona. La porzione della muraglia di Badaling ha subìto pesanti restauri e, ad oggi, molti tratti della muraglia sono chiusi e vietati ai visitatori. Visitando Pechino e la zona limitrofa si scopre un popolo pacifico per il quale felicità e lunga vita sono i motti quotidiani. Superstizioso, maleducato, invadente? Tutt’altro. Da Pechino partendo poi per il resto della Cina si scopre un popolo devoto alla vita prima di tutto, alla crescita personale, accogliente e per alcuni versi inevitabilmente sui generis. D’altronde, Paese che vai tradizioni che trovi!

   

 

 

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