L’affaire Polanski

di Margherita Bordino – giornalista e critica cinematografica

Al cinema arriva “L’ufficiale e la spia”

A luglio 2019 Alberto Barbera, direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia, ha annunciato in conferenza stampa la presenza in Concorso del nuovo film di Roman Polanski. “J’accuse”, in Italia “L’ufficiale e la spia”, ha dato subito qualche “soddisfazione” alla stampa suscitando attorno a se una piccola discussione. La presidente di giuria Lucrecia Martel si è apertamente schierata non favorevole alla presenza del regista alla Mostra. «Ammetto che la presenza del film di Polanski e le notizie sul suo passato mi hanno messo un po’ a disagio» – ha confessato la regista argentina -. «Ho cercato di documentarmi e ho trovato delle dichiarazioni in cui la vittima di Polanski diceva di ritenere il caso chiuso. Io non mi posso mettere al di sopra delle questioni giudiziarie e sono solidale con la vittima. Ho deciso che non parteciperò al gala per il film di Polanski perché io sono impegnata al fianco delle donne vittime di violenza in Argentina».

Facciamo un passo indietro! Chi è Roman Polanski? È un uomo che è stato accusato almeno quattro volte di stupro. L’accusa più eclatante risale al 1977 quando il regista ha incontrato la tredicenne Samantha Gailey. Quello che doveva essere uno shooting fotografico sarebbe finito con l’essere un incontro hot e non consenziente. I genitori di Samantha Gailey hanno scoperto l’accaduto origliando una telefonata, e Polanski è stato arrestato il giorno successivo. È stato in carcere 42 giorni, poi è fuggito in Europa. Non è mai tornato negli Stati Uniti. Da quel momento l’uomo Roman Polanski è marchiato, anche perché negli anni sono venuti fuori altri attacchi del genere da parte di altre donne. Polanski ha vissuto prevalentemente in Francia, dove è sposato con l’attrice Emmanuelle Seigner e non ha mai viaggiato in paesi che potevano estradarlo negli Stati Uniti. Anche per questo motivo il regista non è potuto essere alla Mostra del Cinema di Venezia per presentare e accompagnare il suo “L’ufficiale e la spia”.

Roman Polanski non è solo l’uomo che ha commesso alcuni errori, è anche l’autore cinematografico che meglio sa, nel contemporaneo, raccontare la storia di ieri. Premio Oscar con “Il pianista”, ha conquistato il pubblico con “La caduta degli angeli”, “Rosemary’s Baby” e “Oliver Twist”. Nefasti, tragici, inquietanti i suoi film sono un caposaldo della cinematografia mondiale. E ora arriviamo al suo ultimo lavoro, “L’ufficiale e la spia” – distribuito al cinema da 01Distribution – che dopo lo scompiglio iniziale ha regalato al regista il Leone d’Argento – Gran Premio della Giuria. Il film, dedicato all’affaire Dreyfus, è inevitabilmente quasi una similitudine della sua vicenda personale. Lo stesso Polanski, in un’intervista rilasciata all’amico e scrittore Pascal Bruckner (l’autore di “Luna di fiele”, da cui ha tratto un film) dice: «La storia di un uomo accusato ingiustamente è sempre affasciante ma è anche molto attuale, visto il risorgere di tendenze antisemite. Un altro caso è possibile. Ci sono tutti gli ingredienti perché accada: accuse false, pessimi procedimenti legali, giudizi corrotti, e soprattutto i social media che accusano e condannano senza un processo regolare».

Dopo queste sue parole è inevitabile domandarsi: Polanski si sente quindi come Dreyfus? L’affaire Dreyfus è il maggior conflitto politico e sociale della Terza Repubblica scoppiato in Francia sul finire dell’Ottocento. Un conflitto che ha diviso il Paese a seguito dell’accusa di tradimento con la Germania mossa al capitano di origine ebraica Alfred Dreyfus, il quale si scoprì in seguito essere innocente. Il vero responsabile era difatti il colonnello Ferdinand Walsin Esterhazy. “L’ufficiale e la spia” di Polanski altro non è che un dipinto perfetto di quel periodo storico, di quei giorni, di quel clima politico ostile, violento e insicuro. Un film dalla narrazione esemplare: diretto, semplice, pulito. Un racconto dall’impatto classico e una visione elegante per una storia tanto vecchia quanto attuale. La storia di un’ingiustizia riproposta in un momento storico azzeccatissimo. L’affaire Polanski insegna che è meglio scindere l’uomo dalla sua arte, perché l’arte, e in questo caso il cinema, non ha alcuna colpa. Alla Mostra del Cinema di Venezia 2019, e ora in sala, l’arte di Polanski ha prevalso sull’uomo e catturato tutta l’attenzione!

 

 

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