Il muro di Berlino

di Egidio Chiarella

Trent’anni fa l’epocale caduta

Nove novembre 1989. Una data impressa tra le pagine più positive della storia recente. Un giorno, un mese ed un anno che ci ricordano la caduta del muro di Berlino, piantato dai russi nel cuore del vecchio continente agli inizi degli anni Sessanta. Il 13 agosto del 1961 le frontiere tra Germania est e Germania ovest furono definitivamente serrate. Una chiusura che durerà 28 anni, 1961 – 1989, tra assurdità sociali, istituzionali e contrapposizioni all’interno della guerra fredda tra americani, russi e loro alleati europei. Non più bombe, ma le armi della politica, della economia e della propaganda, spesso in quel periodo strumenti artefatti e dannosi. Persino due grandi cantautori, uno italiano Lucio Dalla e l’altro inglese, David Bowie, rispettivamente nel 1977 e nel 1980, ispirati dal muro della vergogna composero sul posto due canzoni di grande successo, Heroes e Futura. I due brani raccontano in modo diverso di un amore disperato tra un uomo e una donna, separati da quella barriera artificialeche spaccava in due il cuore della Germania. Berlino est capitale della Repubblica democratica tedesca e Berlino ovest capitale della Repubblica federale tedesca.Semplici melodie che sanno però mostrare anche il vero volto sociale e politico di una comunità spaccata in due nel mezzo di una pesante guerra fredda.

Perché il muro? I sovietici lo avevano messo in piedi, lungo circa 140 Km e alto 3,60 metri, per isolare la zona est di Berlino da quella ovest della stessa città. Nascevano così due blocchi: il controllo orientale da una parte e quello occidentale dall’altra. È stato un modo per frenare l’esodo dei cittadini, circa tre milioni, dalla Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est) verso la Repubblica Federale Tedesca (Germania Ovest), attratti da una vita più libera e di qualità all’ombra di un solido boom economico. Il muro non impedì tuttavia a molti cittadini di tentare di superarlo in situazioni difficili e sotto un attento controllo militare. Pochi riuscirono nell’impresa; molti invece furono rispediti indietro con risolutezza e sotto la minaccia delle armi. L’esodo fu però bloccato e con esso si colpirono in pieno i diritti  dell’uomo, quali la libera circolazione e le scelte personali di vita. Per i varchi sotto controllo furono creati otto posti di blocco, conosciuti come checkc-points. Il più noto è il Charlie, che fu di fatto l’unico punto di accesso degli stranieri a Berlino Est. Da qui accedevano alla zona sovietica i vari diplomatici americani, britannici, francesi, compresi i tanti turisti provenienti da ogni parte del mondo. Restavano in piedi di fatto le divisioni che accompagnarono la seconda guerra mondiale: il blocco sovietico ad est e il blocco statunitense ad ovest. Con le conferenze di Yalta e Potsdam (1945), al termine delle azioni belliche, la Germania sconfitta era stata divisa in quattro zone di occupazione, divise tra Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna ed Unione Sovietica. Le prime tre zone daranno vita alla Germania federale; la quarta farà nascere la Repubblica democratica tedesca. Il tentativo in diverse occasioni di occidentalizzare la parte sovietica di Berlino non ebbe allora successo. Tra il 1961 e il 1989 cambiarono comunque diverse cose. Il blocco sovietico ad un certo punto iniziò il suo declino fino alla caduta definitiva del 1991. Nella Germania est il leader del partito comunista Erich Honecker si era dimesso. La piazza ritornava ad essere luogo di protesta per i cittadini. Dissensi che spinsero il governo della Repubblica democratica ad annunciare a sorpresa che era possibile riprendere gli spostamenti verso la Germania ovest. Il nove novembre migliaia di cittadini armati di piccone, sia da est che da ovest del muro, si erano recati davanti al “BarlinerMauer” ad attendere l’ordine di demolizione. Dopo ore di confusione qualcuno, ad oggi non identificato diede l’ordine di aprire le frontiere. Vi seguì il più grande festeggiamento che la storia abbia mai conosciuto. Ognuno portò con sé un pezzetto di muro per non dimenticare. Quel giorno non cadeva solo un muro, ma l’arroganza di un potere che può fare e disfare i destini delle persone. Dopo circa un anno, il 3 ottobre 1990, la Germania ritornò unita nei suoi confini naturali con il nome di Repubblica federale tedesca. Il resto è storia dei nostri giorni.

 

La East Side Gallery è una parte del muro originale, oggi trasformata in un luogo turistico, fortemente simbolico e artistico. Infatti, lungo i suoi 1300 metri, vi sono state dipinte – da circa 100 artisti provenienti da tutto il mondo – immagini che rimandano al concetto di libertà, unione e fraternità. Fra i più famosi di questi disegni spiccano: il bacio tra Erik Honeeker e Leonid Breznev, la Trabant che sfonda il muro, e quello della marea umana che l’attraversa. La East Side Gallery si trova lungo Mühlenstrasse.

 

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