Atomo, t’amo o non t’amo?

di Lory Cocconcelli

 

Cambiamenti climatici: l’energia nucleare è la soluzione?

Conciliare logiche di mercato a necessità ambientali sarà la sfida del futuro. Il fabbisogno energetico è in costante fase di crescita e i cambiamenti climatici dovuti al riscaldamento globale si fanno sempre più pressanti. Qualcuno sostiene che l’energia nucleare possa rappresentare una soluzione. Come ogni opzione, anche questa presenta aspetti positivi e aspetti negativi. Vediamoli entrambi.

I Pro dell’energia nucleare. Non producendo gas serra, se si escludono gli isotopi residui, l’energia nucleare è a bassissimo impatto ambientale, inoltre la quantità che se ne ricava da un nucleo atomico è molto superiore a quella ottenibile da qualunque altra reazione chimica. Altro aspetto a favore dell’insediamento di centrali nucleari è la riduzione della dipendenza energetica delle economie che importano petrolio, gas e carbone, ovvero combustibili fossili altamente inquinanti.

I contro dell’energia nucleare. Le centrali nucleari non possono essere considerate intrinsecamente sicure, pertanto sono soggette a malfunzionamenti (anche dovuti all’errore umano) che si traducono in incidenti, i cui effetti, su vasta scala, si perpetrano per lunghissimo tempo. Tutti ricordiamo quelli di Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima, occorsi rispettivamente nel 1979, nel 1986 e nel 2001. Ce ne sono stati altri, però, meno noti e talvolta celati, le cui conseguenze hanno gravato pesantemente sia sulle popolazioni colpite che sull’ambiente. Fukushima, a distanza di diciotto anni, continua a destare preoccupazione: è recente la notizia che l’acqua contaminata della centrale potrebbe essere sversata nell’oceano Pacifico, per mancanza di spazio nelle strutture di stoccaggio, con gravi ripercussioni sull’ecosistema marino e sulla salute delle future generazioni. Altro punto a sfavore sono i costi sociali – un impegno finanziario così ingente da incidere sulla politica economica di uno Stato – che sommano la costruzione dell’impianto, la messa in sicurezza, il suo smantellamento a fine ciclo vitale, a costi militari non indifferenti per la prevenzione di atti terroristici. Infine le scorie radioattive, o meglio il loro stoccaggio, costituiscono un nodo cruciale: poiché la radioattività permane per migliaia di anni, queste devono essere stipate in siti geologicamente stabili, protetti da strutture schermanti.

Opinioni a confronto. Tra i sostenitori del nucleare come risposta al riscaldamento globale, troviamo l’imprenditore statunitense Bill Gates. Il co-fondatore di Microsoft ha infatti finanziato una startup, TerraPower, per la progettazione e la ricerca di nuovi reattori, sostenendo che gli incidenti possano essere evitati attraverso l’innovazione degli impianti. Ma c’è chi non la pensa come lui, caldeggiando invece le rinnovabili, più competitive a livello di costi e soprattutto prive di rischi catastrofici.  Secondo il Nobel Carlo Rubbia, le centrali nucleari, così come sono oggi, sono obsolete. In effetti si parla di impianti costruiti a partire dagli anni ’70 e ’80, la cui vita media era stata pensata intorno ai 30-40 anni. Rubbia ha messo a punto una soluzione alternativa per gli impianti a venire: impiegando il torio anziché l’uranio, si produrrebbero scorie con radioattività di soli 30 anni, si riuscirebbe a produrre più energia e si adotterebbe una tecnologia inutilizzabile al comparto militare, dato non trascurabile. Nonostante la rilevanza di questi vantaggi, soltanto Cina, Canada e India stanno prendendo inconsiderazione l’idea di Rubbia, che richiederà comunque qualche decennio perché venga realizzata e che non azzererà il rischio di incidenti.

Gli impianti nucleari civili. Cerchiamo di capire, senza troppi tecnicismi, in cosa consiste l’energia nucleare e come viene prodotta. Stiamo parlando di un tipo di energia liberata durante la trasformazione dell’atomo, per questo altrimenti detta “atomica”. Le tecnologie che ne rendono possibile lo sfruttamento sono due: la fissione (attualmente utilizzata) e la fusione (ancora in fase sperimentale). Durante la fissione vengono prodotte scorie nucleari, ovvero rifiuti indistruttibili, almeno secondo la conoscenza scientifica attuale, che, data la loro pericolosità, devono essere stoccati in sicurezza in appositi depositi di superficie o sotterranei. Pare che la fusione nucleare, attualmente oggetto di studio, sia in grado di ridurre la produzione di radioattività, sebbene la strada sia ancora in salita.

Il nucleare nel mondo.Stati Uniti, Francia, Cina e Russia sono i Paesi che hanno puntato maggiormente sull’energia nucleare. Il numero di reattori nel mondo si attesta intorno alle 448 unità, una minoranza delle quali non è attiva. Il nucleare fornisce circa l’11% dell’energia elettrica globale. Oggi l’impianto di nuovi reattori è concentrato in poche nazioni come Cina, India, Emirati Arabi e Russia, alcune delle quali hanno iniziato a esportare la loro tecnologia, e questo vale soprattutto per Mosca e Pechino. L’Unione Europea spende circa 400 miliardi di euro all’anno per comprare più della metà dell’energia che consuma. Una parte di questa deriva dal nucleare.  In Europa le produzioni di energia nucleare sono le seguenti: la Francia, con i suoi 58 reattori, produce oltre tre quarti del proprio fabbisogno energetico; Belgio 50%, Finlandia 33%, Spagna 21%, Svezia 40%, Svizzera 33%, Gran Bretagna 19%, Germania 12%, Paesi Bassi 3%, Armenia, Bulgaria e Repubblica Ceca intorno al 33%, Ungheria 50%, Romania 18%, Russia 18%, Slovacchia 54%, Slovenia 39%, Ucraina 55%.  L’Italia è tra i maggiori importatori di energia elettrica, parte della quale proviene dal nucleare.

Conclusione. L’energia nucleare è una forma di energia pulita; secondo uno studio dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica, carbone, petrolio, biocarburanti e gas naturale – in base a un calcolo sul numero di morti per miliardo di KWh di energia prodotta – mietono molte più vittime. Pur essendo un’opzione energetica come le altre, vanno considerati i cambiamenti climatici che precludono il pieno funzionamento degli impianti. Altro fattore che sarebbe bene considerare, oltre all’eventualità di un incidente, è l’ingente movimentazione di denaro che deriva dalla gestione di tali impianti, compreso lo smaltimento delle scorie radioattive. Uno smaltimento particolarmente redditizio, appetibile per organizzazioni mafiose e imprenditoria collusa, che ha trovato purtroppo riscontro nell’affondamento di rifiuti radioattivi al largo delle coste (anche italiane) e di alcuni paesi del terzo mondo. Da sottolineare che l’Italia – che disse no al nucleare con il referendum del 1987 – sta ancora mettendo mano allo stoccaggio di quelli generati dalle 4 centrali dismesse più di trent’anni fa: a oggi non abbiamo ancora un Deposito Nazionale, come imporrebbe invece la normativa internazionale.

Se il nucleare, con l’attuale tecnologia, presenta rischi e incertezze, non resta che guardare, con dovuta cautela, a quello di nuova generazione. La fusione prospetta maggiori vantaggi come la riduzione del tempo di radioattività delle scorie, una produzione di gas di scarico non radioattive, un ridimensionamento di eventuali incidenti. Ma se è vero, come scrisse Federico De Roberto, che “il progresso è la sintesi di tutta la storia umana”, è altrettanto vero che questo è stato costellato di errori; pertanto, per un’opzione come quella del nucleare, occorrerà particolare avvedutezza.

 

 

 

 

 

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