Antonello da Messina. La Crocifissione di Sibiu

di Doina Ene – Storica dell’arte

La Crocifissione di Antonello da Messina, custodita a Sibiu, la sassone Hermannstadt, è stata ospitata nel Bel Paese per quasi un anno. Arrivata nel dicembre 2018 presso la Galleria Regionale di palazzo Abatellis di Palermo, in occasione della mostra “Antonello da Messina” curata da prof. Giovanni Carlo Federico Villa, vi è rimasta fino a febbraio 2019. L’opera è poi partita per la seconda tappa della stessa mostra allestita presso il Palazzo Reale di Milano e da giugno è stata nuovamente trasferita per una nuova ulteriore mostra,“Il Rinascimento visto da Sud”,allestita a Matera capitale europea della cultura 2019.

Il dipinto proviene della collezione del barone Samuel von Brukenthal (1721-1803) che dal 1765 al 1774 ricoprì, su nomina di Maria Teresa d’Austria, la carica di capo della cancelleria aulica della Transilvania a Vienna e ricevette l’alta nomina di consigliere segreto. Nello stesso anno l’imperatrice lo insignì della piccola croce dell’ordine di Santo Stefano. Infine dal 1777 e per una decina d’anni il barone occupò la carica di governatore della Transilvania, la più remota provincia dell’Impero Asburgico.

Antonello da Messina è uno dei più grandi ritrattisti del Quattrocento, capace di esprimere la sua arte utilizzando l’espressività mediterranea e l’uso sapiente della pittura a olio dei pittori fiamminghi. I primi lavori dell’artista sono connotati in particolare dell’influenza di Jan van Eyck le cui opere aveva potuto ammirare a Napoli. A partire dal 1460 entrò in contatto anche con le opere di Piero della Francesca (1420-1492) e con quelle di Giovanni Bellini (1430-1516) che determinarono in lui un breve periodo di lontananza dell’influenza fiamminga, ma presto la sua ispirazione fece ritorno allo stile originario.

Il lavoro del messinese fu dipinto probabilmente tra il 1467 e il 1469 su una tavola ricavata da un albero da frutto, probabilmente un pero, tipicamente usato nel mondo provenzale e della Catalogna. La tavola raffigura il Cristo crocefisso su una grande croce al centro tra i due ladroni. Le croci di questi ultimi sono rappresentate dall’autore come due tronchi d’albero di cui quello di destra, del cattivo ladrone, è segnalato dalla presenza del corvo che gli vola attorno. Il corpo contorto e la testa abbassata all’indietro ne completano l’effetto drammatico e ne determinano la tridimensionalità. La particolarità di questa opera sta nello sfondo di ambientazione. Infatti Antonello non propone il consueto Golgota, ma piuttosto il golfo di Messina descritto nei minimi dettagli, come se fosse una foto d’epoca; il paesaggio è inquadrato a volo d’uccello e tra gli edifici che rappresenta è stato riconosciuto il monastero basiliano di San Salvator. In primo piano è poi rappresentato anche il gruppo delle Marie dolenti, tra le quali la Vergine in disparte. Completa la scena il San Giovanni ritratto di spalle e ammantato di rosso con le mani alzate drammaticamente verso la croce.

La Crocifissione, come la maggior parte dei dipinti collezionati dal barone Brukenthal, fu acquisita durante la permanenza a Vienna dal 1759 al 1774. Non ci sono fonti documentarie al riguardo, ma probabilmente fu acquistata dal barone ad un’asta oppure la ricevette in dono dall’Imperatrice stessa in occasione del nuovo allestimento nel Belvedere Superiore di Vienna. Il barone trasferì la sua intera collezione nel 1777 da Vienna ad Hermannstadt e le opere furono poi distribuite tra le sue varie residenze. Nel palazzo Brukenthal di Sibiu l’allestimento delle varie scuole occupava tutto il secondo piano dove la scuola di pittura italiana comprendeva ben 180 opere, tra le quali poteva essere ammirata anche la preziosa Crocifissione.

Alla sua morte, secondo le disposizioni testamentarie, il barone lasciò l’intera collezione di dipinti, stampe, numismatica, minerali, antichità e la biblioteca ed il Palazzo Brukenthal ad un fedecommesso universale, e alla morte dell’ultimo discendente maschile ne sarebbe quindi entrato in possesso il Ginnasio Evangelico e la Chiesa Evangelica di Sibiu. Il 25 febbraio del 1817 l’intera collezione del barone passò da collezione privata a collezione pubblica formando così il primo museo nazionale in Romania, il Museo Nazionale Brukenthal.

Altri avvenimenti riguardarono questo capolavoro: nel 1948, con un atto di confisca, diciannove dei capolavori d’arte europea furono trasferiti al Museo Nazionale d’Arte della Romania a Bucarest, tra i quali faceva parte anche la Crocifissione. Solo nel 2005 le opere sono state infine ricondotte alla loro collocazione

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