Social che scegli, linguaggio che subisci.

di Massimo Lucidi

La svolta dei contenuti.

Al tempo del web, sono tanti e vari i social con cui si può comunicare. “Su Facebook scrivi…. va bene per gli adulti. Noi giovani parliamo per immagini, preferiamo Instagram”. Mi ha spiegato mio nipote mettendo l’accento sulla comunicazione visiva. E così tra Twitter che aumenta i caratteri dopo aver educato alla brevità e YouTube che fa salire in cattedra motivatori e piennellisti dell’ultima ora il panorama si arricchisce e per certi versi molto più interessante. Personalmente guardo a due fattori speculari che si riassumono in una unica espressione. Contenuti. Di qualità.

Testi. E penso ad Amazon. Immagini e penso a YouTube dove iniziano a distinguersi storie di aziende o meglio cortometraggi pieni di valore e di valori

Lo storytelling, il racconto che professionisti e imprese fanno di sé è la nuova sfida della comunicazione on line, dove nella rinnovata “televisione” digitale, sul web, tutti hanno il diritto di farsi broadcaster. Nascono nuovi canali, editori nel web di immagini e libri, di informazione di spettacolo che in una parola puntano a diffondere informazione che se di qualità diventa comunicazione. È tempo della Net-reputation, ragazzi! La forma più alta e verificabile di reputazione alla quale siamo tutti chiamati. Il linguaggio ritorna ad essere il codice comunicativo e non subisce più il peso dell’inizio del processo in cui pareva il fine. Ricordate? Dovevamo tutti creare un sito negli anni ’90. Tutti essere social in questi anni. Tutti omologarci al linguaggio per cui quel social era nato. Ma adesso col passare del tempo stiamo capendo che la vera svolta non è conformarsi ma essere se stessi. E tendere all’uso consapevole e responsabile dei social. Fare contenuti di qualità,  per distinguersi con educazione in un web delle opportunità dove impariamo a costruire un network di amicizie e relazioni improntate alla crescita di sistema.

E così la foto significativa su Instagram sarà coerente al messaggio di Twitter e al ragionamento che avremo sviluppato su Facebook, o su Linkedin. Ma senza più subirlo. Solo adattandosi al modello di linguaggio: la rivincita dei contenuti.

Siete d’accordo? E soprattutto siete pronti? In questa scorsa estate ho fatto uscire il terzo volume della trilogia dei “Quaderni social” dedicati a come e perché stare nella rete. Netreputation. Dopo Netiquette e Networking ho puntato al terzo volumetto per condensare il pensiero e il fine di costruire profili social. E devo dire che anche al Festival del Cinema di Venezia nel collaudato formato che conduco su “Cinema e web” ho ritrovato gli elementi di questo percorso. Basta  stare nei social perché così fan tutti. Per fare la vita degli altri. Per pubblicare le foto dei propri gatti… (per gli italiani, popolo di allenatori di calcio e commentatori politici siamo in rete al primo posto per foto di gatti).

Occorre trasmettere messaggi forti. Convincenti. Di valore. E magari di valori… e allora ecco che ci arriva in soccorso la tecnica del cortometraggio. Con le sue immagini di qualità e la costruzione del prodotto che si avvale e si distingue per professionalità comunicative forti. Emozionali. Cinematografiche. Senza fare fake però. La stagione del ritocco delle foto… cederà il passo agli effetti speciali anche qui. E così le Imprese comunicano la propria realtà e il proprio sogno. Da costruire nel mercato. E con il mercato. E i contenuti fanno diventare il comunicato più interessante e condiviso… rispetto a un primo sguardo.

 

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