Milano inaspettata: una passeggiata tra gli splendori celati del capoluogo lombardo

di Sheila Gritti e Teresa Occhionorelli

Milano è una città che possiede un notevole patrimonio culturale ma lo tiene celato, in attesa di rivelarlo a quel visitatore capace di allontanarsi dalla folla e dai percorsi abituali, per avventurarsi in luoghi poco conosciuti e scoprire così un volto totalmente nuovo del capoluogo lombardo. Esiste un termine francese che descrive alla perfezione questo “vagabondare”, senza una meta precisa, per le vie di una città: il flâneur. Ed è proprio in questo modo che, un pomeriggio, ci siamo ritrovate davanti a una delle dimore più sfarzose della Milano del Settecento: Palazzo Clerici. Oggi sede dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, il palazzo, situato nel cuore della città e appartenuto alla casata dei Clerici, è il risultato di un’ostentazione della ricchezza che permettesse loro di rivaleggiare con l’intera aristocrazia milanese, ed è caratterizzato all’esterno da un’architettura semplice e austera, ma che sprigiona tutta la sua magnificenza negli ambienti interni (Foto 1: Facciata del cortile interno di Palazzo Clerici). Ad affascinare è soprattutto la spettacolare Galleria Grande che ospita una collezione di preziosi arazzi e un soffitto interamente affrescato da Giovanni Battista Tiepolo nel 1741, per il quale il conte Antonio Giorgio Clerici spese una fortuna dilapidando l’intero patrimonio. Un vero e proprio gioiello attende il visitatore che si addentra qui e alzando lo sguardo rimane estasiato dal tripudio di colori e dalla molteplicità delle storie raccontate (Foto 2: la “Galleria Grande” di Palazzo Clerici). L’affresco intitolato “La corsa del carro del Sole” raffigura al centro, come si evince dal titolo, la quadriga del Sole e tutt’intorno diversi miti e allegorie che le fanno da cornice. Si narra, tra gli altri, il mito di Proserpina rapita dal re dell’Ade, il mito di Dioniso, l’allegoria delle divinità marine e fluviali e si possono anche ammirare i quattro continenti allora conosciuti, Asia, America, Africa ed Europa, ognuno raffigurato con gli elementi che lo caratterizzano. Degna di nota è l’allegoria delle Arti, dove si può apprezzare un curioso autoritratto del Tiepolo accanto a un putto che regge una tavolozza di colori  (Foto 3: Particolare dell’affresco del Tiepolo raffigurante il carro del Sole sulla volta della “Galleria Grande”).

Durante la nostra passeggiata ci siamo imbattute in un altro luogo che merita una visita: Palazzo Bagatti Valsecchi. Oggi sede dell’omonimo museo, anch’esso è situato in centro ed è riccamente arredato con mobili e opere d’arte d’ispirazione squisitamente rinascimentale. Alla fine dell’Ottocento i due fratelli, Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi, decisero di ristrutturare la dimora di famiglia e di raccogliere pregevoli opere da inserire negli ambienti interni (Foto 4: Facciata del cortile interno di Palazzo Bagatti Valsecchi con la caratteristica loggia). Si possono ammirare le grandi sale di rappresentanza: il Salone, la Galleria delle Armi, la Galleria della Cupola e la Sala da Pranzo. Quest’ultima è un perfetto esempio di unione tra passato e presente con la ricerca di alcune comodità moderne, come ad esempio l’utilizzo del montavivande; nella stanza da bagno invece, situata negli appartamenti privati dei due fratelli anch’essi aperti al pubblico, la vasca in marmo e il lavamano in bronzo sono in realtà sanitari ad acqua corrente. Questi ambienti insieme alle camere da letto e allo studio sono completamente ornate da arredi lignei, manifatture in vetro o ceramica e da importanti dipinti di Giovanni Bellini e Bernardo Zenale (Foto 5: Particolare della Sala Bevilacqua di Palazzo Bagatti Valsecchi). Particolarmente interessante è l’incantevole biblioteca, arredata da due mappamondi, uno della volta celeste e l’altro del mondo conosciuto nel Cinquecento, da strumenti scientifici e scaffalature tutt’intorno, e incorniciata da un cielo di un blu intenso costellato di inserti dorati (Foto 6: La suggestiva biblioteca di Palazzo Bagatti Valsecchi).

Non distante da qui, a pochi passi da Porta Venezia, si potrebbe trovare un po’ di ristoro nel giardino all’inglese di Villa Belgiojoso, capolavoro del Neoclassicismo milanese, magari su una delle panchine poste tra il laghetto e il tempietto dedicato ad Amore, così da poter ammirare meglio la facciata del palazzo adornata da trenta statue di divinità greche (Foto 7: Il tempietto dell’Amore di Villa Belgiojoso). Edificata su progetto di Leopoldo Pollack tra il 1790 e il 1796 come residenza del conte Lodovico Barbiano di Belgiojoso, la Villa fu acquistata dal vicepresidente della Repubblica Italiana Melzi d’Eril per farne dono a Napoleone, nella cui occasione prese il nome di “Villa Bonaparte”. Dopo aver accolto personaggi illustri quali Camillo e Paolina Borghese, Letizia Ramolino e Eugenio di Beauharnais, rispettivamente madre e figlio adottivo di Napoleone, e successivamente anche Napoleone III, dal 1921 Villa Belgiojoso divenne sede della Galleria d’Arte Moderna e ospita opere del calibro di Hayez, Canova, Boldini, Modigliani, Fattori, Segantini, Boccioni, Balla, Cézanne, Van Gogh, Manet e Picasso. (Foto 8: “La ragazza intenta a scrivere” opera di Giovanni Spertini, custodita alla Galleria d’Arte Moderna. Foto 9: “Amore e Psiche” opera di Giovanni Maria Benzoni, custodita alla Galleria d’Arte Moderna).

All’osservatore bramoso di novità, Milano sa offrire luoghi d’interesse anche tra le piazze e le vie del centro, distanti dai classici itinerari turistici. Come ad esempio la Casa degli Omenoni, in dialetto milanese “uomini grossi”, con la sua incredibile facciata scandita proprio da otto grandi telamoni, disegnati dall’artista Leone Leoni che qui abitava (Foto 10: Facciata della Casa degli Omenoni). E infine, lì nelle vicinanze, Casa Manzoni, che sorprende il visitatore con la sua caratteristica facciata scandita da contorni rossi, è stata la dimora del celeberrimo scrittore de “I Promessi Sposi”, e ancora oggi è possibile ammirarne gli arredi, le opere d’arte, i ritratti che ripercorrono la sua vita, e soprattutto la camera da letto in cui egli morì (Foto 11: Facciata di Casa Manzoni).

Questo viaggio entusiasmante ci ha mostrato un nuovo volto di questa città capace, se ci si allontana dai soliti clichés, di schiudersi come uno scrigno ricco di testimonianze di un’epoca passata, ma ancora viva e che attende solo di essere svelata.

 

Sheila Gritti e Teresa Occhionorelli sono nate a Milano nel 1986 e si sono laureate rispettivamente in Lingue e Letterature Straniere e Mediazione Linguistica e Culturale all’Università degli Studi di Milano. Assetate di conoscenza e amanti della Storia dell’arte e dei viaggi, attraverso la pagina Facebook “Tour des Arts”, di cui sono le ideatrici e amministratrici, infondono ogni giorno curiosità e aneddoti di luoghi conosciuti e non, accompagnati dai loro scatti originali.

 

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