“L’atlante delle mafie” un’opera capace di creare il profumo della libertà

di Daniela Rabia

Un atlante in cinque volumi per raccontare le mafie sotto il profilo storico, economico, sociale e culturale. È questo il lavoro di spessore in cui si sono cimentati Enzo Ciconte, scrittore, docente e politico italiano, già deputato della Repubblica Italiana, Isaia Sales, saggista e politico italiano e Francesco Forgione, politico italiano, presidente della Commissione parlamentare Antimafia dal 2006 al 2008. Un’opera imponente che ripercorre la nascita leggendaria delle mafie ad opera dei tre cavalieri della Garduña spagnola Osso, Matrosso e Carcagnosso e il loro radicarsi in maniera pervasiva in tutta Italia, in Europa, nel mondo. Lo studio della storia italiana non può prescindere dall’analisi di questo fenomeno che s’intreccia con essa facendone parte integrante. Scorrono nelle migliaia di pagine i nomi dei principali boss mafiosi, vengono svelati e ricostruiti i riti segreti delle associazioni, si dipanano i fili dei rapporti costruitisi nel tempo con il potere politico e la massoneria. «Non ci sarebbe mai stata una ‘ndrangheta in Calabria così forte e potente senza la complicità dei politici corrotti e dei professionisti della massoneria deviata. Non esiste mafia senza questi appoggi»,  ricordano gli autori, sottolineando che «così si espresse in un processo che lo coinvolgeva il boss della ‘ndrangheta Giacomo Lauro». E lo stesso principio vale per la mafia siciliana e per la camorra campana.

Gli autori descrivono fatti, episodi, circostanze che hanno segnato la vita preunitaria, unitaria e postunitaria della penisola italiana, trovando un filo conduttore nella violenza adoperata dalle organizzazioni sulle fasce di popolazione sottoposte. Viene introdotto il concetto di “modello mafioso” riproducibile ovunque per le sue ben precise caratteristiche. Viene attenzionato, tra l’altro il ruolo delle donne nelle organizzazioni e il suo evolversi negli anni, il complesso rapporto con la Chiesa, la strategia della tensione che ha macchiato la storia del Paese, rimanendo in parte oscura. Che «Il potere mafioso gode dell’accettazione culturale delle classi dirigenti e della rassegnazione delle classi sottostanti» è cosa acclarata; il dato riprovevole è che «la politica è più forte delle mafie, non c’è alcun dubbio, ma questa forza non è mai stata usata fino in fondo contro di esse». “L’atlante delle mafie”, Rubbettino editore, rappresenta un’opera indispensabile per chi si voglia approcciare alla conoscenza del fenomeno mafioso, fornendo strumenti utili per l’approfondimento dei molteplici aspetti coinvolti. Se, come scriveva Paolo Borsellino, «la lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità», certamente testi come l’Atlante entrano a pieno titolo nella formazione delle coscienze individuali e collettive e contribuiscono a far nascere quel movimento culturale capace di cogliere quel profumo della libertà e di ricrearlo.

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