Amsterdam, acqua e colori

di Catia Sardella

Anche se sono molto legata alla mia terra, amo viaggiare, soprattutto quando posso incontrare gente con cui condividere la mia passione: il disegno. Stavolta la meta è Amsterdam e l’occasione è fornita dal 10° Urban Sketchers Symposium tenutosi dal 24 al 27 luglio scorsi. Rotta sulla città olandese, dunque, armati di fogli e matite. Dall’aeroporto un treno ci porta alla Centraal Station di Amsterdam, nella Niewe Zijde, la parte nuova della città. Il modo migliore per visitarla è a piedi, le distanze sono ragionevoli e a me piace osservare, possedere il luogo, studiarne i particolari e sintetizzarli in piccoli sketch. Amsterdam è una città in cui la “prospettiva” è un concetto astratto. Gli edifici sono stretti, alti e uniformi, con grandi finestre e prospetti allegramente colorati. Le singole abitazioni sono personalizzate con frontoni e cornicioni dalle forme più stravaganti. Gli edifici sono “sbilenchi”, pendono, e il loro aspetto è alquanto buffo. Non esiste un punto di fuga, ma tanti quante sono le case, abbellite da graziose formelle colorate. Valeria ed io alloggiamo in Avenue Hotel sulla Spuinstraat, una strada centralissima. Il Simposio non è ancora iniziato e decidiamo di immergerci nella città. Attraversando il “gomito d’oro”, con le sfarzose dimore dei ricchi mercanti, ci ritroviamo al Bloemenmarkt, il mercato galleggiante dei fiori. Che spettacolo! Case galleggianti tra due ponticelli con una varietà infinita dei bulbi di coloratissimi fiori. Da qui raggiungiamo la zona dei musei in cui il Rijsk Museum, lo Stederlijk Museum e il Van Gogh Museum dominano. A ovest un’immensa macchia verde si offre al nostro sguardo, il Wondelpark. La curiosità prevale sulla stanchezza e ci lasciamo avvolgere dalle innumerevoli specie di piante e animali che popolano questi 45 ettari di bellezza. Un tripudio di colori, suoni, profumi e atmosfere. Distese sul prato, ci scappa uno sketch. La temperatura è alta, le fontanelle sono numerose, ma un cocktail fruttato è quello che ci vuole! Il giorno dopo si va alla Zuinderkerk, una chiesa rinascimentale con campanile a colonne sospese, orologi e cupola a cipolla, l’emblema della città. Da qui raggiungiamo la Rembranthuis, una palazzina dove Rembrant lavorò. Ci inoltriamo poi nel quartiere a luci rosse, inquietante nelle ore notturne con la sua fitta rete di vicoli stretti; per il momento è meglio goderci un Noodles di riso con gamberi e verdure e un riposino.

La mattina del giorno dopo si torna nel quartiere a luci rosse, trasformatosi, alla luce del sole, in un pittoresco luogo turistico in cui i bar si alternano ai sexy shops, i negozi di formaggi a rivendite di droghe leggere e angoli suggestivi con belle case si susseguono sui canali. Lasciamo questo vivace quartiere e attraversiamo la piazza lastricata del Nieuwmarkt, che, unita all’ultimo tratto del Gedersek, costituisce la Chinatown di Amsterdam. Una parentesi tonda orientale, inserita in una quadrata di trasgressione a sua volta dentro una graffa di una città nordica di pescatori. Accidenti che equilibrio matematico! Poco più in là svettano alcune torri che annunciano il Waag, l’edificio dove si pesavano le merci prima di venderle al Nieuwmarkt. Questa sera “drink and draw” ad Amstel con il gruppo sketchers atmosfera goliardica e matite da tutto il mondo. Anche il tramonto sul fiume Dam è splendido e un aperitivo conclude un’altra splendida giornata. La città ci offre ancora il quartiere Jordaan, nella cerchia dei canali a ovest del Singel, un labirinto di stradine strette, case a schiera e piccoli ponti. La Westerkerk, la “Chiesa Occidentale”, con il campanile più alto di Amsterdam e la facciata rinascimentale m’intriga, mi fermo e faccio uno sketch. Rimando a domani piazza Dam, adesso si cena! Raggiungiamo le vecchie mura e Il cafè de Schreierstoren ci accoglie con le sue specialità: Bitterballen en Frikadellen, formaggi con erbe aromatiche, Satay daging e Satay ayam, salsine varie, patate fritte e Heineken. L’atmosfera medioevale riemerge nel Dam, l’ex Municipio, con facciata classica ed eleganti sculture e nella Nieuwe Kerk, costruita alla fine del XIV secolo. Ci avventuriamo in alcuni stretti vicoli che seguono il corso delle antiche chiuse e raggiungiamo il trecentesco Begijnhof, un complesso che ospitava missionarie laiche votate all’assistenza dei poveri e degli ammalati. La nostra vacanza volge al termine. Ci spostiamo in una zona più moderna che costeggia il bacino portuale e raggiungiamo il NEMO, progettato dall’architetto Renzo Piano, la cui forma richiama una nave che s’inabissa e dalla cui prua si può godere di una suggestiva visuale panoramica. Lasciamo la prua della “nave” e ci dirigiamo verso la Stazione Centrale, per visitare l’OBA. Totalmente immersi nella particolare atmosfera che in ogni suo quartiere Amsterdam regala, “respiriamo” ancora una volta il luogo, ci appropriamo delle forme, dei colori e dei suoni, ci abbandoniamo alle sensazioni con la matita pronta sul foglio, sorseggiamo un dolce cocktail fruttato ed io cerco di non pensare che prima o poi dovrò andarmene.  La festa di chiusura del Simposio si svolge al BIMHUIS, splendido locale Jazz sul porto di Amsterdam.

 

 

 

 

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