Il greco di Bianco e le malvasie del Mediterraneo

di Giulia Cosenza – sommelier

Il leggendario vitigno della Locride, da cui nasce l’omonimo vino dolce, appartiene ad un genotipo comune di malvasie diffuse nel Mediterraneo 

Un antico procedimento vitivinicolo descritto ne Le Opere e i giorni del poeta greco Esiodo nel VII sec. a.C. sopravvive ancora oggi nella produzione del Greco di Bianco DOC, quel vino dolce calabrese che nasce dal vitigno omonimo, resistito a secoli di storia.

La tradizione vuole che abbia origine da un tralcio di vite portato dai coloni greci sbarcati nell’VIII secolo a.C. presso Capo Zefirio (oggi identificato in Capo Bruzzano – RC). Approfondite ricerche genetiche ed ampelografiche hanno classificato il vitigno greco di Bianco come una malvasia.

Precedentemente ritenute cultivar distinte, le malvasie delle Lipari, di Sardegna (di Bosa e di Cagliari), il greco di Bianco (o di Gerace), la malvasia di Sitges (Spagna), la malvasia di Ragusa (malvasia dubrovačka, oggi Croazia), quella candida di Madeira (Portogallo) e di Tenerife (Canarie), hanno invece mostrato un profilo molecolare identico. Un genotipo comune con fenotipi diversi: arrivato dalla Grecia in questi luoghi, ha incrociato altre varietà e incontrato ambienti diversi creando mutazioni in alcuni geni, mentre il DNA è rimasto uguale. Come sostiene il prof. Attilio Scienza dell’Università degli Studi di Milano, la coltivazione di queste malvasie del Mediterraneo è ancora oggi localizzata in prossimità del mare; ciò dimostra che i loro vini erano per le caratteristiche compositive adatti a lunghi viaggi ed oggetto di intensi commerci.

Non è dato sapere da quale specifica regione mediterranea siano partite, né quale sia stata la cronologia delle loro tappe in Occidente, ma come dimostrano alcune sequenze del DNA, sembra che questo vitigno non sia arrivato in Spagna dalla Grecia, ma dalla Magna Grecia e quindi forse dalla Calabria.

I vini prodotti da queste malvasie del Mediterraneo, ubicati a molti chilometri di distanza fra loro, sono unici e rari, ognuno con le sue peculiarità: hanno una potenza evocativa enorme, sono legati a miti e leggende che attraversano un arco di tempo di oltre tremila anni di storia dell’uomo; accompagnano il meraviglioso viaggio della domesticazione della vite da est a ovest e il delizioso Greco di Bianco ne è quasi sicuramente la maggiore dimostrazione.

 

 

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