L’Editoriale

di Fabio Lagonia

Prometeo, come tutti i miti dell’antichità, ha ancora qualcosa da insegnarci. Nella rappresentazione decisamente originale che Giorgio Lupattelli ne fa in copertina troviamo i caratteri determinanti del linguaggio di questo artista, il quale osserva il mondo attraverso il filtro dell’universo mediale (tv, cinema, musica, web) ponendo attenzione alle relazioni tra corpi e impatto tecnologico, alla molteplicità dei linguaggi, all’eliminazione di barriere tra livelli, all’incrocio tra arte e scienza. Nel mito, Prometeo ruba il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e così aprirli alla conoscenza. Un fatto che se da un lato incarna il lodevole spirito umano di iniziativa, dall’altro esprime l’ambizione a sfidare il divino; anzi, a mettersi sullo stesso piano, col rischio di farsi egli stesso creatore di verità. Un’interpretazione ancipite valida ancora oggi laddove l’uomo, nelle “magnifiche sorti e progressive”, inciampa ogni qualvolta cancelli il limite etico ed estetico.

Tutto questo può essere un modo per considerare  ciò che siamo, che siamo stati e che saremo; e allargare la riflessione in ambiti i più diversi, stimolati dai taccuini di viaggio di Fabrizio Citton, dai graffiti preistorici delle grotte di Lascaux, dal primo antibiotico scoperto da Fleming, da un viaggio oltre gli stereotipi nel quartiere di Scampia. Senza dimenticare l’epica impresa dannunziana di Fiume, la “città di Vita”, di cui questo mese ricorre il centenario: un’esperienza, quest’ultima, fondata sul sogno, sulla bellezza, sulla follia, sulla poesia. Un esperimento rivoluzionario in cui il Vate desiderava che il popolo italiano tornasse “a far parte di se stesso”.

 

 

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