Le voci dell’eco di Daniela Rabia: uno spaccato di un paesino perduto

di Giulia De Sensi

Lo spaccato realistico di uno sperduto paesino calabrese visto attraverso la sensibilità di un adolescente che se ne sente soffocato, ma che finisce per fare del suo essere avulso un’arma e una ricchezza: su questa traccia si muove il romanzo di Daniela Rabia ”Le voci dell’eco” (Carratelli editore). Un libro che vive di una scrittura veloce e nitida, che sa tracciare schizzi convincenti di personaggi dalle bassezze o dalle virtù assolutamente comuni, ma che risultano spesso quasi surreali nella loro tipicità tragicomica. Sono figure che ci lasciano comprendere senza tanti preamboli i perché del disagio del protagonista, il giovane Goy. Goy che ascolta quotidianamente le voci dei suoi compaesani ma, saggiamente, da lontano: dall’alto della rupe che sovrasta il paese, quella che lui chiama ”il monte Eco” appunto. Quel luogo, come una sorta di orecchio di Dionisio, amplifica curiosamente le loro voci. E dal colmo del suo osservatorio personale Goy li analizza uno per uno, a volte per gruppo, nei loro spesso tristi agglomerati familiari, come se fossero delle strane costellazioni terrene. Ma proprio come un piccolo astronomo finisce per appassionarsi e per desiderare di scendere a vedere da vicino a quello che è l’oggetto del suo studio: per capire, per conoscere davvero. E anche per sapere se poi realmente non si nasconda qualcosa di buono anche nella dura, asfissiante realtà di un piccolo paese – che tuttavia i sogni aiutano a rendere meno impossibile. E per concludere che forse la scelta migliore è restare, per provare ad affrontare ciò che prima ci si accontentava di guardare, saggiamente, solo da lontano.

Daniela Rabia dà voce in questo libro ad un disagio comune a tantissimi di coloro che restano in una terra indubbiamente difficile,  e quasi certamente anche al proprio. E regala una speranza di redenzione e di riscatto personale, visto che anche da queste parti nascono persone che, come il giovane Goy, hanno la sensibilità e il bisogno viscerale di osservare, di capire e di capirsi. E magari anche di realizzarsi intimamente, nonostante tutto.

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