Le grotte di Lascaux, un museo preistorico

di Federico Rossetti

Lo spettacolo inverosimile e fantastico che improvvisamente si aprì dinanzi agli occhi di quattro increduli ragazzini nel  pomeriggio del 12 settembre 1940 è tuttora, dopo 79 anni, motivo di stupore. Uno stupore che a noi arriva in diretta dalla preistoria. I quattro amici, Marcel Ravidat, Jacques Marsat, Georges Agnel e Simon Coencas, pare stessero giocando nei paraggi boscosi di Montignac, nella Francia sud-occidentale, quando – costretti ad inseguire il loro cane che si era allontanato addentrandosi in un cunicolo – si ritrovano all’interno di cavità profonde e misteriose. Qualche giorno dopo, esattamente il 17 settembre, le autorità ritengono necessario creare un grande buco nel terreno per consentire una migliore esplorazione del sito. È così che vengono scoperte le grotte di Lascaux, universalmente riconosciute come la “Cappella Sistina della preistoria” – definizione azzeccatissima che si deve all’abate Breuil, professore del Collège de France e grande esperto d’arte parietale  – a motivo delle tante immagini artistiche lì trovate sulle pareti.  Buoi, vacche, bisonti, cavalli, cervi, orsi, un rinoceronte, un liocorno e anche un cacciatore con armi e trappole varie: queste le raffigurazioni, perfettamente riconoscibili, magnificamente colorate, incredibilmente conservate dopo 17.000 anni! Una magnificenza così sorprendente da lasciare senza fiato chiunque – allora come negli anni successivi – abbia avuto la grande fortuna di visitare queste “sale museali” così antiche. Si tratta infatti di oltre 600 dipinti policromi e graffiti, testimoni perentori di un’alta maestria. La sala più grande misura 30 metri per 10 e 7 di altezza, ed è quella in cui sono affrescati gli animali giganteschi. Dopo poco più di un ventennio da questa scoperta, nel 1963 è stato necessario sospendere le visite pubbliche a causa delle minacce alla buona conservazione del patrimonio cagionate dall’aria, dalla luce, dai gas e dai batteri. Quelle opere si erano mantenute intatte per così tanti millenni proprio grazie all’ombra e all’aria rarefatta, mentre gli improvvisi e massicci flussi turistici rappresentavano un serio pericolo. Ma per non privare il mondo di tanta bellezza nel 1983 si è optato per la realizzazione, a 200 metri di distanza, di Lascaux II, un sito-fotocopia – quanto meno di una sezione delle grotte, la “Sala dei Tori” – al fine di accogliere i visitatori, contenti anche soltanto di ammirare le “copie” di quei disegni. Nel 2017 si compie un passo in avanti: viene realizzato a Montignac il Lascaux IV, l’avveniristico Centro Internazionale di Arte Rupestre, che offre un’esperienza formativa coinvolgente riproducendo perfettamente le grotte originali. All’interno del Museo l’atmosfera è umida e buia, i suoni ovattati, la temperatura di sedici gradi, le luci riproducono lo sfarfallio delle lampade a grasso animale fatte nel Paleolitico. Un viaggio nel tempo e nell’arte curato nei minimi particolari.

 

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