Il vino degli antichi greci rinasce nell’isola d’Elba

Un mix di scienza, ricerca e passione

di Giorgio Trichilo

Mediterraneo: uno scrigno di segreti, tradizioni, antichi saperi che si esprimono in sapori unici e inimitabili. Questo patrimonio di cultura ha attraversato i secoli per giungere fino a noi ed essere rivalutato in tutto il suo prestigio: merito di chi in questo mare si riconosce e si sente figlio della sua storia. È il caso di Antonio Arrighi, viticoltore dell’isola d’Elba che ha deciso di produrre vino come facevano i greci 2500 anni fa, nell’isola di Chio. Qui l’uva era soggetta a uno speciale trattamento: era tenuta per qualche giorno in mare al fine di eliminare la pruina, cioè la sostanza cerosa esterna, per consentire un appassimento più veloce e riuscire a far mantenere al vino aromi e sostanze. Arrighi si è messo all’opera con la collaborazione dell’Università di Pisa, partendo da un’idea di Attilio Scienza, professore ordinario di viticoltura dell’Università di Milano. Insomma, un mix di scienza, ricerca, passione e quel pizzico di gusto per la sfida che non può mai  mancare.

«Volevamo riprodurre il vino dei greci dell’isola di Chio» racconta Antonio Arrighi. «Ho
un’esperienza nella produzione in anfora e l’Elba ha fondali bellissimi» spiega il viticoltore elbano. Ed ancora: «Abbiamo utilizzato le ceste di vimini e l’Ansonica, un’uva resistente e originaria di quelle zone, un incrocio tra due vitigni dell’isola di Chio».

L’esperimento è stato condotto attraverso una serie di passaggi: «Abbiamo messo l’uva in profondità per alcuni giorni ed è stata proprio una ricerca, una prova per capire quanto potesse resistere, – spiega Arrighi –  siamo riusciti nel nostro progetto. L’uva è stata poi messa ad appassire sulle cannucce e successivamente in anfora. La quantità di sale presente dopo 5 giorni in mare ha permesso di evitare l’uso di solfiti: il sale ha fatto da antiossidante e conservante».

La sfida è stata vinta; il viticoltore dell’isola d’Elba non nasconde la sua soddisfazione: «Quando abbiamo assaggiato il vino con il professor Attilio Scienza, l’emozione è stata veramente grande: siamo riusciti a produrre un vino identico a quello che usciva dalle cantine dell’isola di Chio, in antichità».

Questo esperimento ha un doppio valore. Prima di tutto è importante dal punto di vista culturale: «Si tratta di un esempio di archeologia sperimentale – dichiara il professor Attilio Scienza – che ci consente di ritornare alle origini, di capire perché questo vino è diventato più famoso degli altri e di dare così risposte a molti interrogativi rimasti inevasi». Si attendono, tuttavia, ricadute anche sul piano del marketing del territorio: «Stiamo lavorando – conclude Arrighi – perché l’isola d’Elba torni ad avere lo spazio che merita: nella prima metà dell’Ottocento era il principale produttore di uva della Toscana, con 5000 ettari presenti sul territorio. Il vino arrivava in Liguria e fino al sud della Francia».

 

 

 

 

 

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