Giorgio Lupattelli, professione artista.

di Michele Giovanni Prencipe e Silvia Giancotti

 

Giorgio Lupattelli nasce e lavora a Magione (Perugia); di formazione prevalentemente scientifica, è attivo anche nel campo della grafica, della scenografia e del design, ed è presente sulla scena artistica internazionale dai primi anni novanta. La minuziosa progettazione  così come i rendering tridimensionali sono elementi fondanti il  lavoro “sartoriale”  di Lupattelli.  I testi critici di G. Marziani consegnano una codifica sapiente del suo linguaggio, però a noi piace soffermarci sulla semplicità dell’uomo e sull’interesse che suscita il predetto linguaggio. Le opere di Giorgio attraggono; nelle sue  installazioni museali lo spettatore diventa parte integrante.

Descrivici come è nato il desiderio di dipingere.

Ho sempre disegnato fin da bambino, ma solo dopo avere abbandonato gli studi in architettura il desiderio di esprimermi come artista ha preso il sopravvento. Così tra la fine degli anni ‘80 e primi anni ‘90 ho iniziato a girare per gallerie. Il primo che mi ha aperto la porta è stato Luciano Inga Pinn a Milano, che mi ha affidato alle cure di Gabriele Perretta, allora caporedattore di Flash Art, che stava teorizzando il “Medialismo”. La prima personale alla Galleria Neon di Bologna, poi  ho lavorato soprattutto a Roma.

Nelle tue opere si ritrovano spesso richiami a grandi pittori del passato, Leonardo, Caravaggio, fino a Picasso Wharol e Duchamp… Quale influenza hanno avuto sul tuo lavoro?

Fin dall’inizio ho osservato il mondo attraverso il filtro dell’universo mediale (tv, cinema, musica, web); anche la storia dell’arte per me è un bacino da cui attingere. Picasso diceva: «I mediocri copiano, i geni rubano» e ogni artista è il risultato di ciò che è stato prima di lui. Sono cresciuto nel periodo del primitivismo digitale, e le radici conducono alla figurazione di taglio inglese o americano, da Andy Warhol, fino ai Jeff Koons e Damien Hirst. Ma sono italiano e i Leonardo, Michelangelo, Caravaggio sono nel mio dna. Il mio approccio al lavoro è di tipo concettuale, ma con una forte componente formale classica: in pratica per me forma e contenuto sono complementari, anche se non ho una tecnica predominante, e passo indifferentemente dal disegno, alla pittura, alla fotocomposizione digitale, al video, alla scultura, alla installazione.

Da timido internauta nel ‘90 ad esperto oggi: cosa cattura la tua attenzione per progettare un lavoro?

Non ho un metodo specifico; può succedere di incrociare casualmente un oggetto, un’immagine, un fatto che attira la mia attenzione. Poi in genere cerco informazioni nel web… quando incomincio a farmi qualche idea, inizio ad elaborare, montare, creare con photoshop, buona parte del lavoro finisce nel cestino, altro finisce in qualche cartella dalla quale posso attingere anche a distanza di anni; e infine una minima parte, adeguatamente sviluppata può diventare un lavoro.

Lo studio dell’uomo, del genio, delle sue imprese è centrale nelle tue opere Desiderio solo di ricordare o tentativo di coinvolgere lo spettatore?

Alcuni caratteri sono determinanti nel mio linguaggio: l’essere umano al centro della visione, le relazioni tra corpi e impatto tecnologico, molteplicità dei linguaggi utilizzati, sintesi espressiva dalle matrici pop, eliminazione di barriere tra livelli (alto/basso) e riferimenti culturali, incrocio tra arte e scienza, analisi del funzionamento dei corpi (organici, meccanici, digitali). In tutto questo la presenza finale dello spettatore è fondamentale a completamento del lavoro.

E Mac?

Mac, è il mio cane da 7 anni, adottato dal canile quando ne aveva 2. Nel 2011 ho avuto una recidiva di un linfoma avuto 10 anni prima, ne sono uscito piuttosto provato, qualcuno mi consigliò di prendere un cane, anche perché avevo necessità di camminare. Non amavo i cani; da allora siamo inseparabili.

Lo scultore Lupattelli dal legno al Lego

Le mie sculture sono oggetti, a volte sovradimensionati, spesso giocattoli. Mi piace l’aspetto ludico anche per sdrammatizzare nella forma molti concetti più seri. Inoltre il giocattolo che si monta e si smonta è all’origine del fare artistico creativo; io stesso da bambino giocavo prevalentemente con i lego e i chiodini. Ultimamente sto lavorando a degli oggetti specchianti molto affascinanti (acciaio inox o specchio) dalla forma però “inquietante”, come lamette, bisturi, pillole.

Eminem (esposto anche al Padiglione Italia della Biennale di Venezia del 2011), Kubrick di Odissea nello spazio, Kurt Kobain, i Pink Floyd del lato oscuro della luna, passando per le armi di Memento Mori… ma soprattutto il Marca di Catanzaro diventa esso stesso una tua opera, dipingi il maestoso wall-drawing sulla parete di ingresso, le pareti sono dipinte come scatole di farmaci. Com’ nata questa idea?

La grande mostra al MARCA di Catanzaro del 2016 ha permesso di presentare adeguatamente il mio lavoro in tutta la sua complessità. È stata un’antologica “aperta”, nel senso che ho riunito in un unico progetto il lavoro degli ultimi anni, completandolo con altri inediti. Il tutto ha costituito un’unica grande installazione composta da opere con tecniche diverse in cui il pubblico passando da una sala all’altra è stato stimolato a guardarsi allo specchio, invitandolo a riflettere sulle paure, le fobie e insicurezze, insite nell’essere umano e nella società contemporanea. Molto apprezzata la serie delle “Fobie”: dei grandi dipinti neri di animali “inquietanti”: archetipi delle nostre insicurezze quotidiane.  Il titolo “The Dark side of the Moon” citazione dello storico album dei Pink Floyd, mi è sembrato perfetto per chiudere il cerchio e rappresentare il mio vissuto personale.

E adesso Prometheus…

Prometheus è il titolo dell’ultima personale alla Galleria Triphè a cura di Maria Laura Perilli. È un progetto work in progress e rappresenta il passo successivo a quanto fatto finora. Prometeo rubò il fuoco agli dei per donarlo agli uomini e rivestirli di conoscenza: una sorta di origine della creatività umana. Ma anche in questo caso espressa nella sua duplicità, perché non sempre l’uomo progredendo è andato avanti, al punto che molte sue scelte stanno distruggendo il pianeta. Tra le tante citazioni, non poteva mancare un lavoro su Leonardo di cui quest’anno ricorre il cinquecentesimo anniversario dalla morte, e la conquista della luna di cui ricorre il cinquantesimo anniversario. Recentemente, come direttore artistico, ho riproposto alcune di queste opere nell’ambito di una manifestazione, “Congiura al Castello”, che ogni estate, tra teatro, food e arte, rievoca la congiura ai danni di Cesare Borgia del 1502 avvenuta al Castello di Magione, oggi dei Cavalieri di Malta.

Grazie Giorgio

 

 

 

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