La Malura di Cataldo Perri è il trionfo della vita sulla morte

di Daniela Rabia

Che cos’è la Malura? La controra, quel momento negativo che segna per sempre l’esistenza delle persone. Cataldo Perri, medico per mangiare e musicista per vivere, come lui stesso ama definirsi, la mette al centro del suo primo romanzo, edito Rubbettino. Un’opera sul dolore certamente, quello che giunge inaspettato e stronca le vite umane ma al contempo le mette alla prova insegnando che  «la vita è sempre pronta a sorprenderci nel male ma anche nel bene” e che “muore solo chi spreca la propria vita, del proprio esistere non va sprecato nemmeno il tempo del dolore». Angiulì, Rocco, Mastru Currà, Cocorì, ‘Mmaculata, suor Matilde, Don Gaetano e tanti altri personaggi di carta si fanno di carne ed escono dalle pagine intense del testo per far compagnia ai lettori che non possono non innamorarsi dei luoghi, dei sentimenti autentici, delle trame che s’intrecciano, dei sapori veraci, dei suoni delle chitarre acustiche vissute e dei piani armonici, della capacità di sperare oltre la sventura. Se Il fuoco è la prova dell’oro, la sventura quella dell’uomo forte come affermava Seneca, le donne e gli uomini  tratteggiati dalla penna dell’autore di Cariati sono tutti decisamente forti, oltre ogni ragionevole immaginazione. E la loro forza fa sì che questo sia il romanzo della vita che vince sulla morte. Hanno perso tanti affetti e in maniera tragica Angiulì e Rocco, i due giovani colpiti dalla malura, ma il loro amore è capace di avere l’ultima parola sulle beffe del destino «e la nascita dei due gemellini erano da considerarsi proprio conseguenza e frutto di quelle vite spezzate in giovane età». Saranno le nuove vite coi loro sorrisi a porre fine alla malura e ad interrompere una catena di dolore e di lacrime salate. È la salsedine del mare dello Jonio che impregna le righe del romanzo; protagonista assoluto il mare di Itarica con i suoi colori e le sue profondità depositarie d’amore evocate in una vecchia canzone marinara: Si vena di maiu lu pisciu traffinu sbatta la cura in cerca d’amuri. Lu trova natannu  ndu mari cchiù funnu, l’amuri è la perla cchiù rara du munnu. Se nel corso dell’esistenza umana non si può sfuggire al proprio destino si può scegliere però come affrontarlo preparandosi a godere della gioia che riempie i solchi scavati dal dolore perché «la vita regala sprazzi di felicità inaspettati e quando accade ci troviamo quasi impreparati per goderli in tutta la loro pienezza».

Cataldo Perri ci consegna questo messaggio intimo e potente col suo, col nostro “Malura”:  «a volte il punto più estremo del dolore lambisce un piccolo solco di felicità, come il punto estremo della notte lambisce il primo timido chiarore dell’alba». E noi ne facciamo tesoro arricchiti da una lettura che è al contempo musica e poesia e che in ogni rigo ci sembra accompagnata dalle corde della sua chitarra acustica. Una chitarra che ci culla ancora dopo che a malincuore abbiamo girato l’ultima pagina di questo indimenticabile romanzo.

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