Paesaggi, arte e storia in Costa Azzurra

di Lucia Baccini

Non ero mai stata in Costa Azzurra, posso dire però che avevo molte volte desiderato di andarci. Perciò tutte le cose che ho visto durante la mia vacanza fra Mentone e Frejus, in un lungo tratto di costa ricco di attrattive paesaggistiche, artistiche e storiche, hanno lasciato un’impronta che resterà per sempre nella mia memoria.

La deliziosa Antibes con il sorprendente Museo Picasso dentro il Castello Grimaldi affacciato sul mare, Cannes e la Croisette, la piacevolezza di piccoli antichi centri come Saint Paul de Vence, Grasse, Biot, Menton e molte altre cose ancora. Fra le attrazioni più insolite, la Villa Thérylos di Beaulieu-sur-Mer, con la quale l’eccentrico studioso Théodore Reinach intese realizzare, in piena Belle Époque la ricostruzione di un palazzo della Grecia antica. E poi Nizza, della quale ho potuto ammirare gli eccezionali musei, gli intriganti quartieri, e sopra ogni cosa, la magnifica luce che nelle mattine d’estate fa brillare la superficie del mare, un vero spettacolo da godere mentre si passeggia sulla Promenade des Anglais.

A seguire, la Villa Ephrussi de Rotschild, situata poco lontano dalla esclusiva Cap Ferrat. Circondata da splendidi giardini, resta legata al nome di Béatrice Ephrussi de Rothschild, che la fece costruire agli inizi del Novecento e la completò dotandola di arredi e oggetti d’arte di qualità straordinaria. La villa non sorprende né per le sue dimensioni né per la sua architettura, definibile come un’eclettica riproposizione di una villa del Rinascimento italiano, con reminiscenze un po’ venete un po’ fiorentine, e con l’aggiunta di motivi ispirati all’architettura gotica. Mi hanno conquistata soprattutto i giardini, bellissimi e ricchi di inventiva nella loro suddivisione in aree distinte ciascuna con un proprio tema, e gli interni, che sfoggiano arredi e decorazioni degni di una residenza regale.
E soprattutto, non si può restare indifferenti agli scorci che si possono ammirare tanto dalla villa quanto dai giardini, con la vista delle due baie splendenti di azzurro situate su ciascun lato del piccolo promontorio sul quale si trova il complesso, proteso nel mar Mediterraneo come la prua di una nave da fiaba.

Fra le cose che non potrò dimenticare c’è infine la piccola Cappella del Rosario di Vence.

Progettata e costruita fra il 1948 e il 1951 il suo apparato decorativo fu interamente ideato da Henri Matisse. Fu una sua ex assistente nonché modella, successivamente divenuta suora, a coinvolgerlo in questo progetto: Monique Bourgeois, poi suor Jacques-Marie, legata a Matisse da una sincera amicizia. Dal punto di vista architettonico si tratta di uno spazio estremamente semplice, mentre si rimane colpiti dai magnifici colori e dalle forme essenziali e tuttavia così espressive delle vetrate, chiaramente derivate dagli esperimenti di Matisse noti come papiers gouachés découpés (carta dipinta a tempera ritagliata), in ampia parte visibili nel museo Matisse di Nizza. Per me è stato sconvolgente trovare tanta gioia di vivere espressa con modernissima semplicità di linee e purezza di colori in un artista che in quegli anni, a causa delle proprie condizioni di salute, si trovava per lo più confinato in un appartamento dell’Hotel Regina, presso Cimiez nei sobborghi di Nizza, spesso immobilizzato a letto o su una sedia a rotelle e costretto a farsi aiutare dalle sue assistenti. Eppure nella cappella di Vence, così come in altri suoi lavori di quegli anni, non c’è traccia di pessimismo: solo linee e colori felici, come se all’avvicinarsi della fine, Matisse avesse sentito il proprio amore per la vita, il sole e i colori gioiosi del mondo non spegnersi, ma anzi moltiplicarsi fino ad esplodere in una festa di figure danzanti e colorate.

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