La stele di Metternich

di Paolo Bondielli

Il Metropolitan Museum of Art di New York custodisce un oggetto che appartiene ad una serie di reperti tra i più singolari ed affascinanti che ci siano pervenuti dall’Antico Egitto, per altro in ottimo stato di conservazione. Si tratta di una tipologia di stele ben nota presso gli studiosi e gli appassionati di Egittologia, presente in più esemplari nelle numerose collezioni egizie sparse nel mondo e conosciuta con diversi nomi: Cippi di Horo, Stele di Horo sui coccodrilli, Stele Arpocratee.

I testi e le raffigurazioni presenti su questo tipo di stele si rifanno ad un episodio mitologico che costituisce la base della monarchia egizia e ne stabilisce la successione. Nel mito si racconta che Osiride, sovrano d’Egitto, fu ucciso e fatto a pezzi dal fratello Seth con l’intenzione di succedergli al trono, ma Iside, moglie di Osiride e dotata di poteri

magici, riuscì ad avere un figlio dal marito ormai defunto ricostruendone il corpo. Da questo momento inizia la Grande Disputa, ovvero una lotta senza esclusione di colpi tra il

legittimo erede al trono, Horo figlio di Osiride ed Iside, e Seth il fratricida. La lunga disputa termina con la vittoria di Horo e da quel momento ogni sovrano che salirà al trono ne sarà l’incarnazione vivente, mentre quello deceduto verrà associato ad Osiride, le cui vicende lo avevano trasformato da re mortale in una divinità. Arpocrate – corruzione greca di Her-pa-khered, Horo bambino – diviene così la divinità protettrice di coloro che vengono minacciati dagli stessi animali che misero in pericolo la sua giovane vita, nella speranza che le formule magiche utilizzate da Iside sortiscano il medesimo effetto benefico.

L’intero apparato di protezione prende dunque la consueta e nota forma di una stele, realizzata in vari tipi di pietra e con misure che variano da qualche centimetro – in questo caso con un foro per poter essere appesa a mo’ di collana – fino ad un metro di altezza circa, come la stele in oggetto. Nella parte anteriore è sempre rappresentato Arpocrate, in genere nudo e con la treccia dell’infanzia, che calpesta dei coccodrilli e tiene in mano animali di vario genere come scorpioni, serpenti, gazzelle e leoni che così bloccati non possono nuocere. Sopra di lui veglia il dio Bes. A seconda delle dimensioni la parte posteriore della stele è occupata interamente da vignette e testi che raccontano il mito e dove si trovano le formule per sconfiggere e tenere lontano il male, rappresentato dagli animali pericolosi e nocivi. In quelle di dimensioni maggiori era presente un bacino in grado di raccogliere l’acqua che veniva fatta appositamente scorrere sulla stele, in modo che la magia contenuta nei testi e nelle immagini si trasferisse su di essa. L’acqua così trattata veniva poi utilizzata complementarmente ai rimedi naturali, come se la sua potenza sovrannaturale potesse innescare e determinare l’efficacia del medicamento applicato.

La Stele di Metternich rappresenta uno degli esempi più rilevanti di questa tipologia di reperti, sia per le sue dimensioni che si avvicinano al metro di altezza, sia per il suo sorprendente stato di conservazione. Fu realizzata durante le fasi finali del regno dell’ultimo sovrano della trentesima ed ultima dinastia egizia, Nectanebo II (360-343 a.C.), poco prima dell’inizio della seconda dominazione persiana (343-332 a.C.), che verrà poi spazzata via a sua volta dall’arrivo in Egitto di Alessandro il Grande (332 a.C.).

Non sappiamo il motivo per cui la Stele di Metternich fu poi ritrovata ad Alessandria d’Egitto durante le opere di ristrutturazione di un convento francescano. Sappiamo però che nel 1828 il kedivè Mohamed Alì la mostrò e ne fece dono al cancelliere d’Austria, il principe di Metternich, da cui prese il nome e che la custodì per molti anni nel suo castello di Köenigswart, in Boemia. Dopo l’acquisto da parte di Jean Lombard, un antiquario di Ginevra, nel 1950 la stele entrò a far parte del Metropolitan Museum di New York che ne dispose l’acquisto per incrementare la sua cospicua sezione egizia.

La Stele di Metternich fu scolpita in un unico blocco di grovacca e misura cm 92×33 circa, compreso l’ampio zoccolo su cui si ha l’impressione che la stele sia stata semplicemente poggiata. Le cornici verticali contengono delle esortazioni pronunciate dalle due divinità che gli sono accanto. Dice Iside: “Non temere, non temere figlio mio Horus sono attorno a te come tua protezione, io tengo ogni male lontano da te e da tutti quelli che soffrono allo stesso modo”. E Thot aggiunge: “Sono venuto dal cielo sotto l’ordine di Ra per proteggerti nel tuo letto ogni giorno, e tutti quelli che soffrono alla stessa maniera”. Il resto del verso della stele è occupato da iscrizioni geroglifiche suddivise in tre sezioni che più o meno si equivalgono in dimensioni. In tutto le formule descritte sulla Stele di Metternich sono 14 e arrivano ad occupare circa 48 linee di testo presenti sulla parte verticale, sulla stele vera e propria.

Alla base delle credenze magiche degli antichi egizi vi era l’attribuzione alla parola e alle immagini di un potere simbolico. Non a caso sostanza di ogni atto magico era la formula, o per meglio dire il “pronunciamento” traducendo alla lettera i relativi segni geroglifici.

La magia nell’antichità era una realtà assai complessa che permeava la vita di tutti i giorni, perfettamente inserita nelle pieghe del culto, della medicina e persino nella gestione politica di una macchina complessa come quella della burocrazia egizia. Scudo ma anche arma da usare conto i nemici, era il luogo dove ciascun uomo poteva rifugiarsi nella speranza di poter cambiare la propria vita, evitando quegli ostacoli che ancora oggi ciascuno di noi affronta quotidianamente, parzialmente resi meno disagevoli dai progressi della scienza. La Stele di Metternich, come tutte le altre stele identificate come Arpocratee, aveva proprio questo compito.

 

Per l’articolo completo e la traduzione del testo inciso sulla Stele:

https://mediterraneoantico.it/wp-content/uploads/2018/02/MediterraneoAntico_La-Stele-Metternich_180627.pdf

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