La bionda di cemento – Michael Connelly

di Elia Banelli

Per definizione, il thriller si distingue dai generi letterali del giallo e del noir. Il giallo classico di solito vede il detective come protagonista, nel ruolo di risolutore ufficiale del delitto, ponendo al centro la ricerca scientifica e le indagini legate alla scoperta del proverbiale assassino; mentre il noir si caratterizza per connotati più “politici”, quindi sensibile alle dinamiche intrinseche della società. La regola base del thriller “americano” è invece puntare soprattutto sull’azione, su una narrazione ritmata e l’utilizzo di un linguaggio diretto e asciutto, senza eccessivi virtuosismi letterali. La città in cui è ambientata la storia funge per lo più da mero sfondo decorativo, una sorta di non-luogo, se fosse Tokyo o Reggio Calabria avrebbe poca importanza. Il serial killer – e di conseguenza i personaggi “malvagi” – si collocano al centro della trama, quasi al pari del detective che gli dà la caccia. Spesso le vicende sono caratterizzateda uno sfondo “cupo”, sanguinario, ai limiti della violenza pura e della suspense al fulmicotone.

Michael Connelly riesce in parte a sovvertire i canoni tradizionali del genere. I suoi libri sono sì “thriller all’americana” ma nello stesso tempo il poliziotto, o in questo caso il detective, assumono un ruolo decisivo nel portare a termine le indagini e ristabilire “l’equilibrio” a seguito di un delitto o un atto deplorevole. Inoltre, la metropoli in cui sono ambientati i suoi romanzi, la lucente e oscura Los Angeles, si distingue e fa emergere le sue peculiarità, dai quartieri ai palazzi, dai tramonti sull’oceano agli sterminati e trafficati nastri di cemento di highways e infidi sottopassaggi.

“La bionda di cemento” non è certo una nuova uscita letteraria. La prima edizione del romanzo, il terzo della serie con protagonista il celebre detective della Polizia di Los Angeles, Harry Bosch, risale al 1994. Un motivo in più, per chi purtroppo se l’è perso, di recuperare. Se non altro perché questo libro – insieme ai successivi “La città delle ossa” e “Il cerchio del lupo”- ha ispirato la brillante serie tv dedicata all’intramontabile Harry Bosch, disponibile su Amazon Prime Video.

Senza entrare troppo nei meandri della storia – per quello potete leggere la trama e soprattutto sfogliare il romanzo – si può affermare che Michael Connelly riesce nella difficile impresa di coniugare sapientemente i tre generi letterari di cui sopra, riuscendo a non stancare il lettore, anche se bisogna mettere in conto un minimo di interesse per il poliziesco giudiziario e i tempi un po’ dilatati di un normale processo all’interno di un’affollata aula di tribunale, a cui è riservato uno spazio rilevante. Per il resto non mancano i personaggi femminili con il loro carico di fascino, determinazione e sensualità e descrizioni fisiche da antologia  (“Gli lanciò un’occhiata feroce. Aveva occhi scuri come mogano bruciato”; “Spremette qualche goccia di collirio negli occhi e si avvicinò allo specchio per osservarli. Ancora cerchiati di rosso per la mancanza di sonno, l’iride scura come ghiaccio sull’asfalto”). Immancabili sono le riflessioni sulla vita e le trame oscure che circondano gli esseri umani (“La speranza era la linfa del cuore. Senza quella non c’era nulla, solo oscurità”; “Bosch sentiva che doveva continuare a muoversi, per riuscire a pensare. Era l’unico modo per impedirsi di affondare nell’orrore che andava addensandosi nella sua mente”; “Quella sgradevole sensazione che insorgeva all’avvicinarsi dell’ignoto (…) Era la paura che schiudeva i suoi petali come una rosa nera in fondo al suo stomaco”).

Inevitabili infine i tormenti esistenziali del detective che non riesce, o in fondo non vuole, conciliare la vita da sbirro di strada con una normale relazione sentimentale, la quale necessita dell’elemento discriminante e opportuno della “presenza”, mai così messa a rischio dall’incedere di eterni pericoli e casi irrisolti. (“Quella situazione di stallo faceva comodo: gli consentiva di rimandare ogni decisione sul futuro della relazione”; “E lui voleva evitare ancora per un po’ di sprofondare nel luogo buio della solitudine”).

Manca qualcosa? Ah sì, il “Fabbricante di bambole”, ovvero l’assassino che riemerge dal passato di Bosch, lo scoprirete solo nelle ultime pagine. Per i più bravi e avveduti, anche a metà della storia.

 

 

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