Il cuore del Senegal fuori dalle rotte turistiche

di Stefano Lotumolo

Amo viaggiare, ritrovarmi immerso in nuove realtà e confrontarle con la mia vita. Adoro lasciar libera la mente di immedesimarsi nella quotidianità delle persone che incontro, riuscire a trovare un punto di connessione che metta in contatto le nostre anime. Ogni mio viaggio parte sempre da quello che ho dentro, dai progetti che sto portando avanti e dall’incredibile voglia di imparare, arricchire il mio bagaglio culturale ed umano. Grazie al dono della fotografia ricevuto pochi anni or sono, ho messo a disposizione di chiunque la mia arte nell’immortalare momenti unici in scatti fotografici. In molti mi chiedono come ci riesca; dal canto mio rispondo semplicemente che questa è la mia vita, la mia vocazione. Non mi ritengo assolutamente un fenomeno, ma allo stesso tempo so che il mio lavoro adesso è ancora più importante. Abbiamo paura del diverso, mentre è con la bellezza insita nella diversità che si può sognare un mondo migliore, con meno odio e più amore. Questa introduzione è necessaria per collegarmi al motivo principale del mio viaggio di dieci giorni in terra africana: per la prima volta nella mia corta carriera, ho affrontato questo viaggio per la One Love Onlus, una piccola realtà di Pistoia conosciuta qualche mese fa durante l’inaugurazione della mia tournée fotografica in tutta la penisola italiana.

Al mio arrivo in Senegal, ho trovato un simpatico ragazzone che da quel momento in poi si è occupato di me come un fratello maggiore, curandosi di ogni mia necessità e portandomi in tutti i luoghi in cui l’associazione opera ormai da dieci anni. Il giorno dopo il mio arrivo, siamo subito partiti verso la regione di Thies e ci siamo fermati a Yene Kao, un piccolo paese che si affaccia sul mare a circa 40 km da Dakar. La mattinata è stata dedicata alla visita della scuola elementare. Una volta arrivati, ho impiegato circa un’oretta per riuscire a connettermi con tutto quello che mi circondava ed una volta stabilita la connessione mi sono lasciato travolgere dall’energia dei ragazzi ed ho iniziato a scattare cercando di importunare il meno possibile lo svolgimento delle lezioni. Il risultato si può vedere in alcune di queste immagini. Ammiro sempre la voglia degli alunni di imparare, il loro entusiasmo, in questi luoghi in cui l’istruzione non è mai così scontata.

Nel pomeriggio ci siamo spostati in spiaggia. Pescatori, bambini, imbarcazioni di ritorno da ore e ore in mare. Odore di pesce, ragazze in mare vestite, spazzatura che è sempre un gran problema. Mio malgrado non mi sorprendo più.

Cammino lungo la riva ed osservo. Al tramonto mi accorgo di una folta folla, mi avvicino e mi trovo circondato da una rete incredibilmente grande, con decine di persone intente a tirarla fuori dal mare. Non credo sia un tecnica propriamente corretta ai fini ambientali, ma il risultato è chili e chili di pesce di ogni dimensione, con intere famiglie pronte a racimolare più pescato possibile. E bambini che fin dalla tenera età si comportano esattamente come gli adulti.

Il giorno seguente partiamo presto la mattina: vogliamo raggiungere il nostro villaggio il prima possibile. Adesso ci troviamo a Fissel. Come ad ogni arrivo annunciato che si rispetti, appena chiudo lo sportello mi ritrovo circondato da decine e decine di bambini felicissimi, di tutte le età, consapevole che per i prossimi giorni sarei stato il loro passatempo preferito. Decido di prendermi del tempo e di girare nei piccoli villaggi senza reflex, per non spaventarli. Voglio che si fidino di me. Niente scuola, è sabato anche in questo pezzo di mondo in cui l’elettricità per caricare ogni apparecchio si trova solamente all’ospedale. Alcune signore ci hanno invitato ad un matrimonio; la particolarità della cerimonia? Non si conosce l’orario di inizio e di fine, dicono soltanto che nei due giorni successivi ci saranno balli con tamburi e celebrazioni!

Decido di presentarci poche ore prima del tramonto, per sfruttare la luce migliore della giornata. I villaggi si trovano in prossimità di zone desertiche. La stessa signora che ci ha invitato, appena mi vede afferra il mio braccio e mi conduce nel cuore dei preparativi, in stanze in cui donne e uomini si preparano per i balli. Inizio finalmente a fotografare, a cercare la miglior luce possibile. Devo ammettere che viaggiare, fotografando situazioni in cui una Onlus ha operato per dieci anni (costruendo scuole, ospedali, organizzando adozioni a distanza e tante altre cose molto importanti), mi permette di saltare alcuni step molto importanti che nei viaggi precedenti erano stati fondamentali per connettermi con nuovi mondi. Ho già la fiducia di chi ha avuto modo di migliorare le loro condizioni di vita. Intanto mi chiedo: siamo sicuri che tutta questa ricchezza che contorna il nostro quotidiano non ci stia distogliendo da alcuni valori fondamentali?

Gli altri giorni sono passati in totale spensieratezza; peccato che la luna piena non mi abbia permesso di divertirmi con la fotografia notturna a caccia di stelle.

Ogni volta che affronto un nuovo viaggio torno arricchito, cambiato, mi ricordo che in questa vita voglio provare ad essere concretamente un piccola luce per tutte le anime che si imbatteranno nel mio lavoro. Voglio essere un input di cambiamento, soltanto un input perché ognuno sarà sempre padrone del proprio. Mettere a disposizione di chiunque voglia vedere con i propri occhi quanto il mondo sia un luogo meraviglioso e quanto spazio ci sia per vivere tutti in serena e completa armonia. Sono un sognatore, è vero; ma da quando ho iniziato a vivere nutrendomi di sogni la mia vita è totalmente cambiata. Ho meno cose materiali? Sicuramente. Sono felice? Finalmente sì.

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