20 luglio 1969 – 20 luglio 2019 Una Luna nuova

50 anni fa l’impresa che ha cambiato la storia

di Ettore Perozzi

Il bello di quando si scrive un libro è che se ne leggono tanti altri, tutti quelli che sono rimasti nel cassetto o sul comodino per anni, oppure che ci si era sempre ripromessi di comprare. Se si parla della Luna poi non c’è che l’imbarazzo della scelta. Jules Verne, per esempio: Dalla Terra alla Luna non è affatto una scelta scontata. Quanti lo hanno letto in età adulta o non lo conoscono che attraverso le mille citazioni o nelle versioni semplificate per ragazzi? Scoprirlo nella sua interezza è davvero una sorpresa. Le intuizioni di Verne sono ben più profonde di qualche coincidenza azzeccata: la base di lancio nella Florida, l’equipaggio formato da tre uomini e la forma decisamente “a proiettile” delle capsule che avrebbero poi caratterizzato le missioni Apollo. Verne comincia già a rispondere con acume e ironia alle grandi domande sull’esplorazione del nostro satellite che, in questo periodo, grazie alla fatidica data del 20 luglio 2019, è il protagonista indiscusso che ricorda al mondo intero  il cinquantenario dello sbarco.

Perché siamo andati sulla Luna? Perché tornare, questa volta per restare? «La Terra ha il diritto e il dovere di intervenire negli affari del suo satellite!»  risponderebbe Michel Ardàn, l’esploratore francese offertosi volontario per entrare nel proiettile e venire sparato verso la Luna. È politica spaziale in embrione, quella su cui oggi si lavora alacremente per regolamentare l’accesso allo spazio circumterrestre, ormai fin troppo affollato. E che presto potrebbe interessare anche la Luna. Perché sembra proprio che questa volta ci siamo, abbiamo ricominciato davvero a ficcare il naso negli affari del nostro satellite. Se ne era avuto sentore già a inizio millennio, quando attorno alla Luna si ritrovarono a orbitare sonde provenienti dalle potenze spaziali emergenti, i paesi del sol levante: la giapponese Kaguya, l’indiana Chandrayan, la cinese Chang’e.

Qualche anno prima anche l’Europa si era unita al Club della Luna, che per lungo tempo era stato appannaggio esclusivo di Stati Uniti e dell’allora Unione Sovietica. E per smentire definitivamente qualunque teoria complottista del tipo “non-siamo-mai-stati-sulla-luna”, la sonda americana “Lunar Reconneissance Orbiter” aveva scattato delle inequivocabili fotografie dei luoghi di atterraggio delle missioni Apollo, in cui si distinguono chiaramente, ancora intonse, le orme degli astronauti e le tracce dei pneumatici del loro veicolo lunare nelle vicinanze della piattaforma del modulo di allunaggio che fungeva da base di lancio per il lungo viaggio di ritorno sulla Terra. Si trattava comunque di sonde automatiche: a quando gli astronauti? Il falso allarme dell’amministrazione Bush, che lancia il velleitario progetto di una base lunare, ha comunque il merito di riunire scienziati, medici e ingegneri a discutere sul come e sul perché tornare sul nostro satellite. Esattamente come aveva fatto Verne 150 anni prima.

In effetti, se non ci si limita a un rapido viaggio di andata e ritorno (le missioni Apollo duravano complessivamente una decina di giorni) lo scenario cambia completamente. Lo spettacolo del lento succedersi delle fasi lunari implica una semplice verità astronomica: il “giorno” lunare dura poco più di 29 giorni terrestri. Di conseguenza una base costruita sulla superficie del nostro satellite rimarrebbe immersa per almeno 14 giorni nell’oscurità. Come potrebbe una colonia lunare, per quanto piccola, procurarsi l’energia necessaria a sopravvivere alla lunga notte lunare? La dipendenza dalla Terra sarebbe totale per cui bisognerebbe provvedere a rifornirla regolarmente di aria, acqua, cibo, carburante. Per questo le ultime missioni hanno cercato – finora invano – i grandi depositi di ghiaccio che si pensa possano essersi conservati nel fondo, permanentemente in ombra, di alcuni crateri che si trovano nelle regioni polari lunari. Ma il sogno rimane e abbiamo cominciato di nuovo a sperare che, come scriveva Verne, «fra vent’anni la metà della Terra avrà visitato la Luna!».

 

 

 

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