Val di Chiana

Il Sentiero della Bonifica

di Bianca Sestini

Segui l’acqua. L’essenza del Sentiero della Bonifica è fatta da un solo, elementare comandamento. La strada che costeggia il Canale Maestro della Chiana, utilizzata in passato per la manutenzione del corso artificiale e delle sue chiuse, è diventata un percorso ciclopedonale a settembre 2008. Sessantadue chilometri di terreno sterrato lungo gli argini congiungono Arezzo e Chiusi attraverso la Val di Chiana aretina e senese. Tutto in pianura e su terra battuta, questo itinerario è la seconda fase di una rivoluzione antica. Per trovare un indizio basta frugare nel nome. Quello che oggi per la Toscana rappresenta un importante centro agricolo, rinomato per la mucca chianina, l’olio, il vino, secoli fa era una palude. Il fiume Clanis – secondo il toponimo originario –, nato come affluente indiretto del Tevere, ha visto il suo corso modificato attraverso un’opera di ingegneria idraulica imponente. I lavori di bonifica, voluti prima dai Medici e poi dagli Asburgo – Lorena, hanno fatto sì che le acque della Chiana si mischino a quelle dell’Arno, deviando il destino e la fisionomia di un territorio intero.

La storia del Sentiero della Bonifica racconta di uomini di epoche diverse capaci di plasmare la natura. Partendo dalla Chiusa dei Monaci, subito fuori Arezzo, fin dai primi chilometri le testimonianze non mancano. Pedalare seduti in sella illumina un profilo nuovo di quelli che i residenti usano come punti di riferimento del traffico in periferia. Appena superato Ponte alla Nave, l’incontro con le statue dell’Omino d’oro e della Sputaci disorienta un po’. Questi due personaggi del folklore aretino, vissuti pochi decenni fa, dimostrano che il tempo non cancella, ma stratifica, mescola. Poco più avanti, nella località di Ponti D’Arezzo, non c’è più traccia dei quattro ponticelli in muratura costruiti per superare il terreno paludoso, sostituiti da un’unica struttura in cemento armato.

Da qui in poi la campagna si fa spazio. Il rumore dei motori scema, le lucertole cominciano ad attraversare la strada. Da un lato viti e frutteti, dall’altro la Chiana ingrossata dall’acqua che si tuffa nel canale da manufatti d’immissione. Il primo stadio di immersione nella natura si interrompe piacevolmente con il Bici Grill. Questo punto ristoro è gestito da personale con disabilità supportato dagli operatori di una cooperativa sociale della zona. Ombra, cibo, bevande e ricambi per bici fanno parte dell’offerta di sosta prima di tornare sullo sterrato. A destra le coltivazioni si alternano nei campi verdi di diverse intensità che distolgono l’attenzione dall’acqua. Più si prosegue più si capisce perché questo percorso sia sconsigliato d’estate: il dislivello è leggerissimo, ma non esistono chiome sotto cui potersi riparare dal solleone. Appena superato Foiano della Chiana, si innesta sull’arteria principale il sentiero dei Principes Etruschi, un collegamento di dodici chilometri con Cortona inaugurato due anni più tardi rispetto al resto della ciclovia.

Non è facile spiegare come succede, quando ci si perde. Probabilmente dipende dal canale. Il paesaggio circostante non muta di vegetazione, è la Chiana che si trasforma. Lentamente dall’alveo basso si avvicina alle ruote, sollevandosi un po’. Si divide in due, tre canali più piccoli, poco più avanti si ingrossa di nuovo. Si restringe, si allarga, si alza e si abbassa. Il flusso è tranquillo, quasi impercettibile, e il silenzio del viaggio contribuisce all’ipnosi. Le ore scivolano insieme alle tappe. Ci sono punti più fotogenici di altri, con ruderi  di casali o costruzioni abbandonate che danno l’impressione di non trovarsi lì per caso.

Questa strada parla di un dialogo disteso tra uomini e ambiente. Un’armonia che si legge nel volo improvviso di un fagiano dal fosso come negli occhi di un gatto nascosto fra l’erba. Con i Laghi di Montepulciano e di Chiusi l’acqua ha scelto solo un’altra delle possibili forme del suo show. Mano a mano che Chiusi Scalo si avvicina, la natura cede gradualmente il passo alla civiltà. Una morbidezza di consegne troppo perfetta per essere studiata. Grazia innata di un fiume discreto.

A cavallo fra le province di Arezzo e Siena, la Val di Chiana toscana ha origine alluvionale e prende nome dall’antico Clanis (probabilmente dal latino clarus, “il fiume chiaro”). Zona molto fertile del centro Italia, l’economia locale è trainata soprattutto da agricoltura e allevamento. La storia ha lasciato tracce importanti del suo passaggio su questa terra, sede fra l’altro dell’antica civiltà etrusca. Un passato a cui la Val di Chiana è tuttora affezionatissima: eventi folkloristici e rievocazioni celebrano ogni anno le antiche tradizioni di città e paesi della vallata. I suoi centri principali sono Arezzo, Cortona, Monte San Savino, Foiano della Chiana, Sinalunga, Montepulciano, Chiusi.

 

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