Un mondo di musica in 33 giri

di Maria Camilla Pavone

Per le giovani generazioni abituate a consumare  musica con iTunes e Spotify attraverso un click, mediante lo streaming video o  audio, già sigle come CD suonano vetuste. Ma c’è stato un tempo in cui ascoltare un classico, la colonna sonora di un film, una band o un cantautore, corrispondeva alla celebrazione di un rito al centro del quale stava lui: il giradischi, quel magico piatto rotante in grado di sprigionare suoni ed emozioni. In principio fu il grammofono, su cui si posizionavano i 78 giri, evoluzione del cosiddetto “disco fonografico”, inventati entrambi dal tedesco Emile Berliner. Lo sviluppo di massa si ebbe con il 33 giri, nato il 21 giugno 1948 a New York: lo presentò la Columbia Records al Waldorf-Astoria Hotel. Questo nuovo formato di disco in vinile ebbe un successo strepitoso e mutò profondamente il mercato musicale e le abitudini di consumo. Infatti il long playing, o LP, certamente uno degli acronimi più usati per decenni, consentiva la possibilità di incidere brani su entrambe le facciate del disco – indicate come Lato A e Lato B –, ognuna delle quali garantiva circa venticinque minuti di musica. Con tutta evidenza, la migliore fruibilità, le caratteristiche di qualità e resistenza del nuovo formato più leggero e moderno,  soppiantarono il 78 giri. Un anno dopo – siamo dunque nel 1949 – arriva anche la versione ridotta: il 45 giri, con le sue due canzoni e le famose copertine oggi divenute oggetto da collezione al pari del fratello maggiore. Anche i prezzi diventano più accessibili. Alla fine degli anni Settanta i vinili raggiungono un successo strepitoso e forse inatteso con vendite stratosferiche. L’evoluzione tecnologica porta ulteriori novità e verso la fine degli anni Ottanta arriva un nuovo supporto: è il CD, ossia il compact disc: cambia il materiale (policarbonato), cambia la dimensione (12 centimetri di diametro contro i 30 del long playing), e aumenta la capienza che la tecnologia digitale può offrire. È un’altra rivoluzione. Che fa definitivamente tabula rasa del vinile. O forse no. Infatti si può affermare che il 33 giri non sia mai morto ma si sia trasformato in un prodotto di nicchia, per estimatori e appassionati. Oggi pare vivere una seconda vita se è vero che il vinile viene nuovamente richiesto e prodotto, con incrementi notevoli. Nel 2018, negli Stati Uniti, sono state vendute quasi 17 milioni di copie fra 33 e 45 giri, mentre in Italia rappresenta ormai il 10% del mercato discografico. Pare che ormai siano oltre venti milioni, nel mondo, gli appassionati di “dischi neri” che acquistano almeno un vinile.

 

 

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