Un eroe borghese di Corrado Stajano: il coraggio e l’onestà di Giorgio Ambrosoli

di Daniela Rabia

“Un eroe borghese. Il caso dell’avvocato Giorgio Ambrosoli assassinato dalla mafia politica” ripercorre le tappe della vicenda di Giorgio Ambrosoli, l’avvocato milanese cui il ruolo di commissario liquidatore della sindoniana Banca Privata Italiana di Milano costò la vita. “Rigido, intransigente, moralista, incapace di sfumature e di ambiguità, con una durezza corretta soltanto dall’ironia” così ce lo presenta Corrado Stajano, autore del testo, dipingendo a grandi linee il carattere di un uomo che le circostanze hanno costretto a dover essere eroico. L’avvocato Ambrosoli è stato assassinato con tre colpi di pistola sparati al petto da William Arico in data 11 luglio 1979 sul passo carraio di casa sua. Esattamente quattro piani sotto l’angolo del soggiorno dove lavorava fino a notte alta, sul tavolo Impero, a cercare di districare le carte dei misteri di Michele Sindona. Il libro è duro, scava nelle nefandezze di un Italia che si lascia corrompere, traccia i contorni foschi di un periodo buio della vita democratica italiana, affonda come una lama negli strati sedimentati della mafia politica ma lascia spazio e respiro ai sentimenti autentici. Tra le righe si coglie la storia d’amore tra Giorgio Ambrosoli e la moglie Annalori, la nascita della loro famiglia con i tre figli Francesca, Filippo e Umberto, i rapporti di amicizia del protagonista tra cui spicca quello con Silvio Novembre, maresciallo della Guardia di Finanza, nato nella diffidenza e nello scontro e divenuto saldo e fondato sulla fiducia reciproca. “Un libro che mi ha preso alla gola – scrive Nuto Revelli – di un’efficacia e drammaticità straordinarie, che ci dà un quadro preciso di una certa Italia di oggi”. Dall’opera è stato tratto nel 1995 l’omonimo film di Michele Placido con Fabrizio Bentivoglio, Omero Antonutti, Philippine Leroy- Beaulieu e lo stesso Placido. Toccante e struggente la lettera scritta dall’avvocato alla moglie riportata nelle pagine vergate da Stajano; qui la narrazione dei fatti lascia il posto ai sentimenti puri, alle emozioni e consente al lettore di entrare a pieno nella vita raccontata e nell’intimità dei personaggi. Non è più storia recente ma poesia, non lettura ma partecipazione al vissuto. Sullo sfondo “una Milano priva di inquietudini esistenziali e culturali – precisa Stajano – che trova forza soprattutto in se stessa, che accetta il mondo com’è e inorridisce a sentir definire lo Stato come un’organizzazione che possiede il monopolio della violenza legittima in un territorio”. Un eroe borghese è un testo che non può mancare nella biblioteca delle case degli Italiani, un giallo vero che svela i misteri della politica malavitosa e sotterranea di quegli anni a  cui sono indissolubilmente legati i giorni d’oggi. La descrizione di uno spaccato di vita in cui l’onestà e il coraggio di un uomo solo risplende come un faro sull’opacità e sugli intrighi cupi di altri uomini. Un racconto, però,  anche delle speranze tradite e uccise barbaramente.

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