Trash in Italy An unusual italian landscape

di Pino Fondati

Credo di essere stato tra i primi a vedere le foto di Elisa e Andrea. Vedere? Meglio sarebbe dire leggere.

Masticare, sognare, toccare con mano la loro alterità visionaria. Una sensazione cui tutto è naturalmente curioso, intelligentemente furioso, civilmente ringhioso. Questa Italia, cosi lontana dall’immagine oleografica che conosciamo, rimanda un’amara rappresentazione dell’uomo, distratto e assorto, alla mercé di forze che non vede e, proprio per questo, non osteggia. E quando le vede è troppo tardi, perché nel frattempo per il dispiacere dei suoi occhi hanno costruito quello che con un brutto ma efficace neologismo chiamiamo “ecomostro”.

                     

Le “Lavatrici”, Genova                            21 scheletri in cemento armato, Isola dei Ciurli, Fondi, Latina   Ospedale incompiuto, Sant’Egidio alla vibrata,teramo     

 “La saracinesca di Bari”, complesso edilizio abusivo, Punta Perotti, Bari. Demolito nel 2000

                 

     Quartiere Pontecitra, Napoli                 Hotel Alimuri, Vico Equense, Napoli. Demolito nel 2009              Il villaggio di Pizzo Sella, Palermo

                                   

              Palafitta di Falerna, casa abusiva, Falerna lido, Catanzaro                        Favara, paese simbolo dell’abusivismo, Favara, Agrigento

Nell’eterna sfida tra Uomo e Antiuomo, i due fotografi mettono tra parentesi il primo per evocare il secondo, l’unico capace di distruggere se stesso e quanto di  buono è riuscito a fare. È lo stesso essere che inserisce un serpente d’asfalto dentro un’area archeologica, quasi voglia, letteralmente, mettere “pietra e bitume” sul proprio passato. Elisa e Andrea non indulgono alla nostalgia, al “com’era prima” ma con queste immagini negano con forza le strade,  i viadotti, gli edifici che attraversano una necropoli o sorgono su uno scoglio, facendosi sfregio, ferita lanciante.

                 

             Autostrada incompiuta, Gela, Caltanissetta                       Hotel Scala dei Turchi, incompiuto abusivo, Realmonte, Agrigento. Demolito nel 2013

Il discorso è chiaro, lineare e coerente, poesia in cui ogni parola (ogni immagine) è scagliata con rabbiosa grazia, abile inventiva, polemica verve. La denuncia è esplicita, seppur mediata dalla ricerca costante e appassionata del risultato artistico. E la “politica” c’è, totalmente inconsapevole, ma c’è, in questa poesia visuale che  dispensando amarezza a dosi massicce, tenta di arrivare dritta al cuore e alla coscienza per strappare un grido di dolore, un urlo solidale.

Di fronte a queste foto nasce un moto di incredulità  (com’è possibile tutto questo?), e sul volto si disegna una smorfia deformante quasi a stabilire un rapporto simbiotico con quel povero paesaggio offeso e, appunto, deformato. Scuotendoci in modo brusco dal torpore, queste immagini da vedere e rivedere, da masticare e rimasticare, da sognare e risognare, ci invitano a fare qualcosa prima che il mostro di cemento devasti anche l’ecologia della nostra anima.

               

Ex ospedale psichiatrico, Mombello, Limbiate, Monza e Brianza                    Il silos IDIT, essiccazione dei pomodori, Monteroni d’Arbia, Siena

 

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