L’italofonia nel Mediterraneo

di Massimiliano Fabbri

L’area dell’italofonia designa l’insieme dei paesi e delle persone che parlano l’italiano come lingua materna o lingua ufficiale o come seconda lingua. L’italiano fa i suoi esordi nel XIII secolo sino ad arrivare ai nostri giorni con notevoli evoluzioni. Con quale diffusione? I confini naturali linguistici erano nel Nizzardo sino al 1860, da allora territorio francese: in Costa Azzurra si sentiva soprattutto parlare italiano, poi la politica parigina non permise più di avere giornali in lingua italiana perché questa fu abolita immediatamente con il passaggio di quella terra alla Repubblica francese. E pensare che proprio a Nizza, nel 1807, ebbe i natali Giuseppe Garibaldi!

Passiamo in Svizzera: lontana dal Mediterraneo, i locutori di lingua italiana nel Canton Vallese sono, secondo l’ultimo censimento, il 3,8% della popolazione. Quanti di essi sono autoctoni? Meno della metà; la loro presenza è radicata nei flussi migratori degli anni ’50 del secolo scorso. Diverso il discorso per il Canton Ticino e per il Canton Grigioni che pullula di italiani autoctoni da almeno seicento anni. Nei dintorni dei laghi di Lugano e Maggiore abitano oltre trecentomila persone e l’italiano è la lingua ufficiale dal 1803; così come ad est nel confinante Canton Grigioni, dove la popolazione è di quasi duecentomila anime, il nostro idioma è ufficiale in coabitazione col tedesco e del romancio. I parlanti di lingua italiana sono solo il 12% e quasi tutti situati nella Valposchiavo.

Lasciamo la terra elvetica per dirigersi sulla costa istriana, oggi in piccola parte slovena e tutto il resto croata. Sino al 1947 le città costiere erano in gran maggioranza di lingua italiana, precisamente di dialetto “veneto de mar”, meglio conosciuto come l’istroveneto. La lingua italiana, dunque, è sempre stata egemone in questa terra, specialmente sulla costa dove i censimenti del 1900, 1910 e 1921 confermavano che l’italofonia regnava sulle città di mare della penisola istriana. Stessa sorte per le isole del Quarnaro e Quarnarolo dove i pescatori di questi aricipelaghi erano quasi sempre tutti italofoni, perché avvezzi a navigare per mare come da tradizione assunta dalla Serenissima. Parlando invece della città di Fiume, città oggi croata, capitale della cultura europea nel 2020, dobbiamo evidenziare che la maggioranza ha sempre parlato italiano sin dai tempi antecedenti all’annessione al regno d’Italia avvenuta nel 1924. Fiume, da sempre multiculturale – qui convivevano italiani, croati, sloveni, ungheresi, tedeschi, rumeni – è legata all’impresa di Gabriele d’Annunzio il quale ebbe un ruolo importante nel difenderne l’identità italiana. Oggi conta centotrentamila residenti ma purtroppo – per le note drammatiche vicende dell’era titina – solo il 2% si è espressamente dichiarato italofono. Continuando a sud nel nostro viaggio sulle sponde del Mediterraneo, troviamo la regione della Dalmazia dove sino a cent’anni fa l’italofonia aveva un suo importante ruolo amministrativo e politico. In Dalmazia, fucina di personaggi sublimi come Niccolò Tommaseo, Antonio Bajamonti e il papa Giovanni IV, i parlanti di lingua italiana subirono due esodi importanti: uno nel 1921 e l’altro nel 1947, ma tentarono sempre di difendere la loro italianità. Esiste un proverbio in Corsica che esprime una verità che ben si adatta all’emorragia dalmata: Persa a lingua, persu u populu. Per gli appassionati di lingue c’è anche da dire che la lingua autoctona dalmata sparì del tutto dalla regione alla fine del 1800. Ancora più a sud non dimentichiamo la popolazione costiera dell’Albania che parla e comprende l’italiano molto bene. Navigando e uscendo dal mare Adriatico, approdiamo a Sud sull’isola di Malta, lontana linguisticamente da noi ma non troppo, e vicina alla nostra penisola per tanto altro. Qui il numero di italofoni dichiaratisi tali nell’ultimo censimento è di ben ottomila locutori, ovvero il 2% della popolazione censita, ma la percentuale di chi comprende la nostra lingua sale addirittura all’83%, evidenziando altresì che fino al 1934 l’italiano era lingua co-ufficiale.

Eccoci approdati infine sull’isola della Corsica, dove la lingua italiana è stata abolita per legge nel 1859 dall’amministrazione francese. La lingua còrsa è da considerarsi uno dei dialetti più puri d’Italia:  ad oggi, degli oltre trecentomila abitanti della regione, solo una piccola parte è in grado di parlare correttamente il còrso, il quale si divide in oltramontano e cismontano, ossia due varianti dello stesso idioma.

 

 

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