IT.A.CÀ 2019, il festival nazionale sulla “restanza”

Un evento che aiuta a scoprire luoghi e culture

di Mario Verre

Premiato dall‘Organizzazione Mondiale del turismo dell’ONU per l‘eccellenza e l’innovazione nel turismo, IT.A.CÀ, il primo ed unico festival in Italia sul turismo responsabile, invita a scoprire luoghi e culture attraverso itinerari a piedi e a pedali, workshop, seminari, laboratori, mostre d’arte, concerti, documentari, presentazioni di libri e degustazioni, per lanciare una concezione  di turismo etico e rispettoso dei territori. IT.A.CÀ, progetto di portata nazionale, giunto all’XI edizione, si configura peraltro come una manifestazione itinerante che, assumendo la città di Bologna come luogo di partenza (24 maggio 2019) sta toccando diverse realtà tra cui Rimini e le sue Valli, il Salento, il Gran Sasso, Brescia, Ravenna, il Trentino, Reggio Emilia, Parma, Pavia, il Monferrato, Napoli e il Levante Ligure.

IT.A.CÀ dal 21 giugno al 7  luglio interessa anche la Calabria: grazie agli sforzi profusi dalla Comunità Cooperativa Scherìa e dal suo presidente, l’archeologo Ricardo Stocco, il paese di Tiriolo, collocato a pochi chilometri da Catanzaro e in una posizione centrale tra il Mar Jonio e il Mar Tirreno, assume il coordinamento della manifestazione a livello regionale  mettendo in rete altre significative realtà locali quali – oltre al capoluogo regionale – il  Reventino, Taverna, Sersale, San Floro, Soverato, Badolato e la Riviera e Borghi degli Angeli. Tutto questo consente di realizzare una fitta e multiforme serie di eventi che avranno luogo lungo un percorso che dal massiccio montuoso del Reventino arriva fino al borgo medievale di Badolato.

Il tema di questa edizione è incentrato attorno al concetto di “restanza”, intesa non come inerzia e passiva rassegnazione, ma come scelta di vita consapevole, presidio attivo del territorio volto alla cura dei luoghi intesi come beni comuni. La “restanza” implica un costante impegno finalizzato ad un cambiamento che parta dalla comunità locale, dalle sue tradizioni e risorse, per giungere ad uno sviluppo innovativo e sostenibile come nuova modalità di riscoperta e convivialità.

La questione della “restanza” è stata in particolare approfonditamente analizzata dall’antropologo Vito Teti, ordinario  all’Università della Calabria, dove ha fondato e dirige il “Centro di Antropologie e Letterature del Mediterraneo”  presso il dipartimento di Filologia. Teti, che presenterà al pubblico Pietre di pane. Un’ antropologia del restare il 21 giugno a Tiriolo (CZ), scrive nel suddetto volume: «Restare non è un fatto di pigrizia, di debolezza: dev’essere considerato un fatto di coraggio. Una volta c’era il sacrificio dell’emigrante e adesso c’è il sacrificio di chi resta. Una novità rispetto al passato, perché una volta si partiva per necessità ma c’era anche una tendenza a fuggire da un ambiente considerato ostile, chiuso, senza opportunità. Oggi i giovani sentono che possano esserci opportunità nuove, altri modelli e stili di vita, e che questi luoghi possono essere vivibili. È finito il mito dell’altrove come paradiso. L’etica della restanza è vista anche come una scommessa, una disponibilità a mettersi in gioco».

 

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