Henry Dunant

Dalla tragedia delle guerre l’ispirazione che portò alla nascita della Croce Rossa

di Federico Rossetti

Da poco è cessata la sanguinosa battaglia di Solferino, durante la seconda guerra di indipendenza italiana: è la sera del 24 giugno 1859 quando, sul campo, tra austriaci da una parte e franco-piemontesi dall’altra, restano 9000 morti e oltre 40000 feriti. A questa terrificante scena assiste, quasi per caso, un uomo d’affari e umanista svizzero. Il suo nome è Henry Dunant, giunto sul posto per incontrare Napoleone III a cui deve chiedere fondi e concessioni per aprire un’attività agricola in Algeria. Ma l’orrore che si presenta davanti ai suoi occhi lo distoglie da tutto e lo costringe a soffermarsi sulla sofferenza di quei soldati. Da subito gli è chiara l’idea e l’intenzione che bisogna soccorrere tutti, senza operare distinzioni, senza guardare la divisa, oltre ogni bandiera e nazionalità. È Dunant stesso a mettersi all’opera e così facendo trascina centinaia di volenterosi provenienti dai paesi del circondario, allestendo ricoveri temporanei spesso localizzati in chiese e scuole. Il suo principio-base, che poi sarà declinato in un suo libro, Un ricordo di Solferino,  pubblicato nel 1862, è che i feriti di guerra devono essere curati anche dai nemici, perché  «… malgrado le fatiche che hanno sopportato malgrado le notti insonni, essi non riposano e, nella loro sventura implorano il soccorso dei medici e si rotolano disperati nelle convulsioni che termineranno con il tetano e la morte». In queste pagine illustra i dettagli più macabri perché lo scopo che si prefigge è quello di mettere in risalto la sofferenza generata dalle guerre e l’indifferenza rispetto a morti e feriti. Ma soprattutto intende denunciare in modo forte la mancanza di soccorsi.

Non c’è dubbio che egli si sia mosso ispirato dalla sua formazione familiare, incentrata sulla filantropia e i valori cristiani, ma anche dall’esperienza vissuta su quel campo di battaglia dove rimane particolarmente colpito dall’abbandono dei feriti e dei morenti, e dove ha modo di apprezzare le donne di Castiglione delle Stiviere, le quali, coraggiosamente, improvvisano le prime cure ai soldati. È in questo scenario che l’imprenditore svizzero matura l’idea di andare oltre, di strutturare il sistema dei soccorsi per come poi si sarebbe concretizzato nella Croce Rossa. Per amor di verità occorre sottolineare che già una decina d’anni prima questi concetti di fraternità furono affermati da un medico italiano, Ferdinando Palasciano. Ma Dunant probabilmente fu più incisivo. Il suo libro non resta indifferente e scuote le coscienze di tutta Europa al punto d’avere indotto la convocazione della conferenza  di Ginevra nel 1863. Da quell’incontro internazionale scaturisce l’istituzione della Croce Rossa che assume l’emblema che tutti conosciamo:  la croce rossa (a significare il ferito, il sangue) su fondo bianco (colore della neutralità).  Il documento di Ginevra viene controfirmato nel 1864 da sedici stati. Il primo elemento sancito è la neutralità del personale e delle strutture dediti al soccorso. Il diritto umanitario internazionale da questo momento trova fondamenta solide su cui appoggiarsi. Ma paradossalmente Dunant paga in prima persona la sua dedizione alla causa umanitaria: abbandona infatti tutti i suoi interessi imprenditoriali e ciò lo spingerà ad indebitarsi fortemente. Viene addirittura espulso dalla sua creatura, la Croce Rossa. Dopodiché per circa vent’anni “scompare” dal mondo; vive in una pensione di Heiden e sarà un reporter svizzero a ritrovarlo e a riportarne in auge la storia. Così gli vengono giustamente riconosciuti i suoi meriti e anche qualche sussidio, che però rifiuta. Sopravvive inizialmente grazie all’aiuto di una facoltosa vedova, Madame Kastner, e dopo la morte di lei grazie ad una piccola rendita disposta da Maria Feodorowna, imperatrice di Russia. Nel 1901 gli viene riconosciuto il premio Nobel per la Pace, che devolve quasi interamente in beneficenza. Morì nove anni dopo, in quella stanzetta d’albergo, e in povertà. Nel frattempo la sua creatura è cresciuta enormemente: nell’assetto organizzativo mondiale attuale sono infatti centonovanta le società nazionali iscritte, facenti parte del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. La sede è sempre Ginevra. L’imponenza raggiunta da questa galassia umanitaria ci porta a concludere e a riflettere su un dato: la seminagione di Henry Dunant ha prodotto certamente buoni frutti e lasciato un solco importante nell’umanitarismo.

 

La Croce Rossa Italiana viene fondata il 15 giugno 1864 a Milano, due mesi prima della Convenzione di Ginevra, grazie all’impegno del medico Cesare Castiglioni sotto la cui direzione iniziano le attività dell’organizzazione e nascono progressivamente nuovi comitati. Nel 1872 la sede nazionale si trasferisce a Roma, costituendosi il comitato centrale. Oggi questo importante organismo ha ampliato le sue competenze ponendosi degli obiettivi strategici in diverse aree di attività, dalla protezione della salute all’inclusione sociale, dalla risposta ad emergenze e disastri alla cooperazione internazionale. Dal gennaio 2016 ha cambiato personalità giuridica trasformandosi in associazione di promozione sociale di diritto privato. Il presidente in carica è Francesco Rocca, primo italiano ad essere anche a capo della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.

In occasione della Giornata mondiale della Croce Rossa, che si celebra l’8 maggio, quest’anno l’Associazione ha diffuso una miniserie di video storici intitolata “Una storia d’amore, una storia di umanità”, con l’obiettivo di ricostruire il percorso che ha condotto il Movimento Internazionale a quello che è e rappresenta oggi nel mondo. I video sono reperibile nella landing page dedicata all’8 maggio sul sito www.cri.it oppure sul canale youtube Croce Rossa Italiana.

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