Apollonia

Registrare immagini e sensazioni e tradurle in colore e forme

di Barbara Rotundo

Apollonia nasce a Catanzaro nel 1960, gli anni famigerati dell’emigrazione di massa al Nord ed in molti casi anche all’estero, a cercar fortuna. Lei stessa figlia, suo malgrado, di quella emigrazione che marca la sua infanzia e la vita futura. Sin da piccola predilige leggere, trovando conforto nei libri, una sorta di compagnia che la traghetta in un mondo fantastico. Crescendo sente accrescere in sé una sorta di inquietudine che la spinge a cercare nell’arte una sua personale espressione. Dapprima si dedica allo studio del canto e della musica, poi compie gli studi universitari in giurisprudenza a Salerno, alternando allo studio le frequentazioni di corsi di recitazione con il maestro Diotiaiuti. Ma ben presto sente che la sua indole artistica è proiettata su diverse espressioni: la sua strada cambia direzione, e determina le sue autentiche inclinazioni artistiche quando conosce l’artista Alessandro Mazzitelli , che dopo pochi anni diventerà suo marito. L’incontro fatale per la vita e per l’arte lega a doppio filo la coppia, che condivide ancora oggi la passione e l’impegno per l’arte. Simile alla meditazione del mistico, la forma artistica appare come un mezzo per superare l’insufficienza del linguaggio nell’esprimere pensieri e spirito. Dipinge da oltre quarant’anni. Sedotta dall’arte in tutte le sue sfaccettature, i vari linguaggi, pittura e scrittura,  per questa artista sono complementari e inscindibili. Spesso un suo lavoro nasce da un’urgenza creativa, non programmata. Un mattino ci si sveglia con delle immagini dentro, un mixage di emozioni che traduce in pittura, fotografia, scrittura o altro. A volte si avvale di immagini di riviste illustrate, che reinterpreta su supporti vari, una sorta di transporter attraverso la pittura e le varie tecniche, tele, tavole, cartoncino , cartone, o manipolo con tecniche varie a seconda della esigenza, spalmandole sulla superficie; ecco nascere originali bassorilievi e ironici “personaggi” come la “signorina PIN” realizzata con gommapiuma e altri materiali di riuso.  Apollonia ritiene che dipingere sia un atto rivoluzionario dopotutto, e nonostante le tante espressioni d’arte cosiddette “contemporanee”, la pittura resiste alle tante paccottiglie che circolano sovente nel campo dell’arte, oggi ridottasi ad una accozzaglia di improbabili “opere d’arte”, ready-made.  Molte persone vogliono fare arte come se fosse un algoritmo. Spesso nei suoi dipinti infrange i canoni di bellezza cui siamo abituati in questa società dell’apparire: essere belli ad ogni costo. Ecco allora nascere volti che esprimono una sorta di trasfigurazione della realtà, facce, volti corpi che nascono da intensi cromatismi e vibranti pennellate. Resistendo alle tentazioni multimediali, che seppur la affascinano, predilige la fisicità della pittura. In un’epoca in cui prevale la tecnologia, reinventa un mondo popolato da immagini “altre”, frutto di una ricerca dentro il suo mondo. Da molto tempo realizza volti che ridono intrisi di forti cromatismi ed intensa espressività , e ne ha fatto un manifesto come antidoto alle negatività che la vita comporta; ritiene che ognuno dovrebbe vivere nel proprio ambiente con un “volto sorridente” che incuta forza e serenità. Segnaliamo, su questa scia, la sua opera raffigurante il volto di una donna che sorride, La Vittoria, un inno alla positività.

Apollonia non si cristallizza su un unico genere espressivo, ma il suo stile è riconoscibile pur nella diversità dei linguaggi artistici che mette in campo. Dalle prime opere informali degli anni Ottanta è passata da opere astratto-geometriche a quelle più squisitamente realistiche. Interessante il ciclo delle figure espressioniste realizzate anche in quegli anni: tele di grandi dimensioni raffiguranti volti di donna di forte impatto cromatico ed espressivo, oggi facenti parte di collezioni private in Italia e all’estero. «Non mi classifico in uno stile prettamente figurativo, il mio potrebbe apparire eclettismo, invece è un esercizio continuo per non accasarmi mai in un ambito definito e protetto, proprio nel modo di agire ereditato dal mio maestro Alessandro Mazzitelli, io registro le immagini le sensazioni e poi le traduco. In fondo l’artista non è forse un traduttore della realtà? Ciò che al di sopra di tutto mi rende fiera è di aver “avvicinato” all’arte una foltissima schiera di persone, dapprima poco avvezze, oggi appassionati collezionisti, che negli anni attraverso la mia didattica impartita in modo capillare, le mie opere i miei scritti, li ho fatti innamorare dell’arte. Una sorta di “iniziazione”, recentemente ho “trasformato” in appassionati collezionisti una giovane coppia che mai si era accostata all’arte. Adesso sono così “innamorati” dell’arte che non ne possono più fare a meno a tal punto di avere rinunciato ad una vacanza per acquisire opere d’arte e viverle nel loro ambiente, perché a loro detta, ricevono sensazioni atemporali rigeneranti e “viaggiano”. Non ha del miracoloso? Non è fantastico?  Per amare l’arte la cultura ci vogliono persone che te la facciano amare. Perciò, fra le altre cose, ho anche in serbo di varare una rivista d’arte contemporanea ed in futuro prossimo pubblicare un mio libro che ho in gestazione da tempo».

L’arte, in fondo, è un’azione mentale e prende forma da un’intuizione visionaria, da un gesto. Stravolge la vita, la trasforma, e tuttavia – ci dice in conclusione Apollonia – «senza non potrei vivere».

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