Insegniamo l’ottimismo

L’influenza dei nostri valori di riferimento si avverte nella vita di tutti i giorni?

di Bruno Pisani

Assumiamo un atteggiamento positivo verso le persone e le vicende della realtà quotidiana. Asteniamoci dalle critiche e dai pettegolezzi, dimentichiamo i torti subiti e ricordiamo con il cuore. Questo atteggiamento infonde nei nostri ragazzi autostima e fiducia nel prossimo. Attenzione ai pettegolezzi ed  alle critiche rivolte ai parenti ed  agli amici in ambito familiare: è diventata questa una pratica comune ed a cui ci siamo pericolosamente abituati. Abbandoniamo questa modalità relazionale ed arricchiamo le nostre conversazioni di ottimismo. Ciò sarà possibile quanto più cureremo la nostra crescita spirituale.Se insistessimo solo sul benessere della persona, cercando di evitare gli scontri, i disagi e le sofferenze, avremmo una vita aggiustata che non riuscirebbe a dare un senso al dolore ed alle rinunce. La forza è nell’integrazione tra corpo e spirito e quindi bisogna avere un’ottima conoscenza di quest’ultimo.

La conoscenza della psicologia non può sostituire quella della spiritualità, ma è necessario un loro dialogo alla luce dell’esperienza personale e dei valori di riferimento di ognuno di noi, per una migliore realizzazione della persona.

Molti studi scientifici testimoniano che le persone che hanno forti valori spirituali di riferimento sono meno soggetti ad episodi depressivi rispetto a chi cura poco questo aspetto esistenziale. Un ottimismo quindi non solo di facciata, ma che proviene dal nostro profondo, perché frutto di convinzioni radicate,che ci sono state trasmesse e che hanno costituito la nostra bussola educativa. Educhiamo perciò i nostri figli al valore delle tradizioni spiegandone bene il significato che esse contengono.Riuniamoci insieme nelle feste, facciamo i nostri selfie e le nostre foto per poter un giorno riguardare e ricordare con tenerezza questi momenti. Senza tradizioni non abbiamo gli elementi per capire il presente, decidere di agire al meglio per il nostro futuro. Si capisce così l’importanza delle testimonianze da trasmettere alle future generazioni, che insieme a volti atteggiati al sorriso ed alla serenità, saranno importanti risorse educative.

Molti giovani sono pesantemente influenzati dall’espressione del volto del genitore o dell’insegnante. Uno sguardo accigliato viene percepito come malevolenza, oppure uno sguardo assente come non curanza ed uno sguardo insistente come minaccioso. Quindi un invito a non tenere sempre un’espressione seriosa perché in famiglia non serve. Un volto sorridente, unito a capacità di ascolto e di aggancio dello sguardo dell’altro, costituiscono la giusta maniera con cui approcciarsi ai figli. Infine una breve considerazione sulla solidarietà, espressione pratica dell’accoglienza e della condivisione. Insegniamo ai figli che è giusto che ogni famiglia abbia di che mangiare e di che vestire, e che mettere a disposizione un po’ delle nostre risorse per aiutare chi si trova in situazioni di difficoltà è un dovere morale. Un piccolo gesto di rinuncia fatto dall’intero gruppo familiare a favore dei poveri della nostra città non potrà che indurre alla riflessione ed alla consapevolezza di quanto si possiede.

Far crescere la famiglia con la mentalità del volontariato, ossia del dono gratuito a favore dei più deboli, fa distogliere lo sguardo dai problemi personali, ingigantiti dall’egoismo imperante del mondo odierno, per porlo sulle necessità dell’altro che sta vicino a me. Educhiamo i figli a sostituire la competizione con la solidarietà, ossia aprirsi ad una mentalità che guarda la società come una casa comune. Essere solidali non come espressione del sentirsi buoni ma come cultura che mira ad evitare gli squilibri tra gli individui in un’ottica di bene comune come momento primario della mia  promozione umana.

 

 

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