Il 24 maggio del 1883 fu inaugurato il ponte di Brooklyn

di Federico Rossetti

Da 136 anni è un indiscusso simbolo della Grande Mela, una delle più suggestive icone della metropoli americana. Divenuto monumento e segno identitario dell’intera nazione statunitense, collega i distretti di Manhattan e Brooklyn, a New York.  Un intervento architettonico e ingegneristico ardito per quei tempi, tant’è che spesso viene definito come la prima grande opera del XX secolo pur essendo stata inaugurata nel 1883. I lavori per la costruzione del Ponte di Brooklyn, durati tredici anni, iniziarono con la posa della prima pietra avvenuta il 2 gennaio del 1870 sotto la supervisione di Washington Roebling, figlio del visionario e pioniere  progettista tedesco John Augustus Roebling, che morì sei mesi prima a causa di un’infezione da tetano conseguente ad un incidente durante un sopralluogo preliminare su uno dei moli dell’East River.

Si tratta di un ponte sospeso di 1825 metri di lunghezza, 84 di altezza e 26 di larghezza, sorretto da quattro cavi di acciaio ciascuno lungo 1090 metri e spesso 40 centimetri. Il pregio estetico è garantito dalle due magnifiche torri in pietra in stile gotico. Costò 15 milioni di dollari (più o meno 250 milioni di euro di oggi) e gli operai coinvolti nella realizzazione furono oltre 600, gran parte dei quali italiani. Fra le tante curiosità c’è da sapere innanzitutto che l’attuale e definitiva denominazione risale al 1915, in quanto inizialmente fu chiamato New York and Brooklyn Bridge. È attraversato quotidianamente da 100.000 veicoli, 4000 pedoni e 2600 biciclette: un notevole volume complessivo di traffico!

Pochi giorni dopo l’inaugurazione un tragico equivoco causò un incidente: durante il Memorial Day, che aveva portato migliaia di persone sul ponte, il tacco di una donna restò incastrato, ciò che la indusse ad urlare e a procurare il panico; la gente, credendo che il ponte stesse per collassare, iniziò a scappare disordinatamente e in quell’occasione dodici persone persero la vita, schiacciate dalla folla. Nonostante l’incidente sia stato causato da un assurdo malinteso, l’onda emotiva circa la sicurezza e la stabilità della struttura non cessò. Sicché l’anno successivo si ricorse ad un “colpo di teatro” per tranquillizzare gli animi: Jumbo, un elefante di sette tonnellate, assieme ad altri venti elefanti  di un vicino circo, passeggiarono da Brooklyn a Manhattan attraversando il ponte. Una trovata ingegnosa e molto utile per riportare tranquillità nell’opinione pubblica… e qualche spettatore in più al circo!

 

 

 

 

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