Dal jazz al rap: l’improvvisazione musicale tra ieri e oggi

di Mattia Vitale

L’improvvisazione è sempre stata una componente fondamentale all’interno del mondo musicale, se non la strada più “naturale” per toccare le corde emozionali degli ascoltatori. Improvvisare non vuol dire, però, procedere senza metodo o conoscenza. Difatti, sin dai canti gregoriani (ai quali si fa risalire la tecnica improvvisativa), passando per i preludi e le fughe classiche, per il jazz e il rock progressivo, l’improvvisazione ha camminato a braccetto con lo studio teorico. Ciò si è verificato in particolar modo con l’avvento del XVII secolo, che ha dettato regole sempre più ferree sulla prassi compositiva. La creazione musicale e la sua esecuzione sono diventati man mano due momenti nettamente distinti. Solamente attraverso la nascita del jazz l’improvvisazione musicale ha riacquisito un ruolo centrale, riscuotendo, tra l’altro, grande successo. Il lustro dato dal jazz alla tecnica improvvisativa ha fatto sì che venissero studiati e concettualizzati i metodi processuali, in maniera tale da attribuire a questa forma musicale una meritata dignità.

Si possono distinguere fra i vari stili tre grandi macroclassi: armonica, tematica e modale. In sostanza, senza addentrarci nel linguaggio tecnico, la prima si basa sulla modifica della progressione degli accordi del brano, la seconda agisce sullo sviluppo melodico del brano e nella terza la preminenza viene data alle scale. Esiste perfino un quarto stile, il free jazz, che si distacca completamente da ogni struttura melodica, armonica e ritmica. Il risalto è dato all’estro creativo del musicista, che può sorprendere in totale libertà.

Non pochi sono stati i maestri dell’improvvisazione, ad esempio il contemporaneo John Daversa, premiato ai Grammy Awards 2019 per la migliore interpretazione jazz solista, o gli intramontabili Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald, padrona dello scat, ossia l’imitazione di strumenti musicali con la voce. L’eco dell’estemporaneità jazzistica si riverbera fino al nuovo millennio, anche grazie alla pubblicità fatta dalla radio e dal cinema. In Italia è opportuno ricordare, ad esempio, il film La leggenda del pianista sull’oceano, diretto da Giuseppe Tornatore nel 1998.

Oggigiorno, un nuovo tipo di improvvisazione sta coinvolgendo a macchia d’olio il pubblico giovanile: si tratta del freestyle, una sottocultura del rap/hip-pop. Il freestyle, nel rap, consiste nell’improvvisare rime, assonanze, consonanze e giochi di parole mentre, in sottofondo, viene riprodotta una base musicale (beat); qualora il beat non ci dovesse essere, l’interpretazione è detta “a cappella”. Solitamente le sfide in freestyle avvengono fra due rappers, ma è normale assistere anche a “battle” 2 contro 2 e a squadre. La notorietà del freestyle deriva principalmente dal successo riscosso in America, in cui uno dei precursori di questa disciplina, Eminem, è stato anche il protagonista di un film incentrato su questa tematica, “8 mile”, del 2002.

In Italia l’affermazione del freestyle è avvenuta progressivamente a partire dal 2004, anno in cui si è svolto il “2theBeat”, un evento musicale hip-pop che ha attirato circa 2500 persone. Il “2theBeat”, con cadenza annuale come tutte le più importanti manifestazioni di freestyle, ha avuto solamente tre edizioni, a differenza del “Tecniche perfette”, nato nel 2003 e ancora in corso, che ha acquistato, però, fama soprattutto negli ultimi anni. Il definitivo trionfo del freestyle si deve al programma televisivo “MTV spit”, andato in onda sul canale MTV dal 2012 al 2014.

Attualmente la cultura del freestyle è promossa da rappers affermati e con grande seguito sui social network, come Shade e Nitro. Quest’ultimo, ad esempio, condurrà nel 2019 la terza edizione di un contest di freestyle da lui creato, il “Mic Tyson”, che vanta la partecipazione dei più abili freestyler su scala nazionale. Tra questi, uno dei più amati, è sicuramente il genovese Blnkay. La sua bacheca dei trofei conta una vittoria al sopramenzionato “Tecniche perfette”, edizione 2018, una alla “Ya know the name”, una al “Mic Scrauso” (una versione rudimentale e “street” del “Mic Tyson”), e due allo “Urban Jam” di Vittoria, in Sicilia (una individuale e una nel 2 vs 2 in coppia con l’amico Shame). La sua carriera da freestyler ha inizio dopo aver scoperto la disciplina grazie al già citato “8 mile”.  Nei primi anni si è allenato nella sua città natia insieme ad un altro freestyler, Moreno, che successivamente ha raggiunto grande fama grazie alla partecipazione al talent show “Amici”. Nel 2014, dopo la partecipazione a “MTV spit”, decide di lasciare il suo lavoro da commesso per dedicarsi completamente al freestyle. Scelta che si sta dimostrando essere, sinora, a tutti gli effetti azzeccata… per averne una prova basti guardare le sue eccezionali battle su YouTube.

 

Https://www.facebook.com/mediterraneodintorni/
Condividi